Moon Jae-in nuovo Presidente.

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Dopo mesi di vuoto di potere la Corea del Sud ha finalmente un nuovo presidente. Non sono ancora disponibili i risultati ufficiali definitivi ma, secondo le più recenti proiezioni, il candidato del Partito Democratico si attesterebbe al 41,4%, staccando di circa venti punti percentuali i due maggiori avversari, il conservatore Hong Joon-pyo, fermo al 23% circa, e il centrista Ahn Cheol-soo al 22% circa. Importanti anche i dati sull’affluenza, che raggiunge il 77,2%.

Stando alle promesse elettorali, una presidenza Moon potrebbe rappresentare una importante inversione di rotta nell’atteggiamento verso la Corea del Nord. Quanto al sistema antimissilistico americano THAAD, che tante frizioni ha causato negli ultimi mesi tra Corea del Sud e Cina, il neopresidente si è dichiarato più volte “infelice” per la scelta di installare questa infrastruttura militare su suolo coreano ma, secondo alcuni analisti, Moon non disconoscerà la decisione della precedente amministrazione Park.

Chi è Moon Jae-in?

Figlio di rifugiati nordcoreani, Moon Jae-in è stato attivista per i diritti umani e per la democrazia negli anni ’70 e ’80 (motivo per cui ha avuto esperienza delle patrie galere). Durante la Presidenza di Rho Moo-hyun ha ricoperto l’importante ruolo di “Chief of Staff”.

Moon, messaggio a Trump: nessun intervento militare senza consenso della Corea del Sud.

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Il candidato del Partito Democratico alle prossime elezioni presidenziali sudcoreane del 9 maggio 2017, Moon Jae-in (nella foto), ha toccato oggi un tema di fondamentale importanza per la politica estera e di sicurezza sudcoreana: i rapporti con la Corea del Nord.

In un’intervista rilasciata questa mattina al quotidiano sudcoreano “Korea Herald”, il candidato democratico ha affermato che è sua intenzione parlare direttamente con il leader nordcoreano Kim Jong-un, se eletto. Moon ha sostanzialmente accusato le precedenti amministrazioni conservatrici di aver ridotto la Corea del Sud ad una semplice spettatrice rispetto alla questione nordcoreana.

Moon si è anche dichiarato sicuro di poter gestire la situazione in collaborazione con il Presidente americano Trump, ma si è detto preoccupato per l’approccio unilaterale dimostrato da quest’ultimo nei confronti di Pyongyang, in particolare per quanto riguarda un eventuale intervento militare. Su questo punto, il candidato democratico è stato molto chiaro: nessuna iniziativa militare senza il consenso della Corea del Sud.

Moon ha inoltre confermato l’intenzione di riaprire il distretto industriale di Kaesong, chiuso nel 2016 dall’amministrazione Park a seguito dei reiterati test missilistici e nucleari nordcoreani.

Destituita la Presidente Park.

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La Corte Costituzionale della Corea del Sud ha deliberato questa mattina all’unanimità la destituzione della Presidente Park Geu-hye. La decisione porta a termine la procedura di impeachment avviata nei mesi scorsi in conseguenza di gravissimi episodi di corruzione nei quali sono risultati coinvolti sia la Presidente che i vertici di importanti multinazionali sudcoreane quali la Samsung.

La ormai ex Presidente Park entra, a suo modo, nella storia coreana, essendo il primo presidente destituito dalla carica nell’era della Corea democratica. Le leggi sudcoreane prevedono che le prossime elezioni presidenziali debbano tenersi entro 60 giorni e quindi entro il 9 maggio. Al momento, e fino alla proclamazione del prossimo Presidente, la carica continuerà ad essere assunta dal primo ministro Hwang Kyo-ahn, già incaricato dopo l’avvio della procedura di impeachment il 9 dicembre 2016.

I capi di imputazione a carico della Park erano ben 13 tra cui corruzione, abuso di potere, violazione della libertà di stampa e, soprattutto, aver permesso alla confidente e amica di lungo corso Choi Sun-sil l’accesso a informazioni molto riservate poi utilizzate per ricattare importanti aziende del paese.

La formale e definitiva destituzione della Park pone finalmente fine ad un vuoto di potere in un momento molto delicato per l’economia, la sicurezza e le relazioni internazionali del paese. Proprio nelle ultime settimane sembra crescere la tensione nei rapporti economici e politici con la Cina a seguito della decisione (della Park stessa quando al potere) di installare nel paese il sistema antimissilistico amercano THAAD.

THAAD: prime ritorsioni da Pechino.

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Il governo cinese ha vietato alle agenzie turistiche e ai tour operator presenti nel paese di commercializzare pacchetti viaggio con destinazione la Corea del Sud. Si tratta della prima ritorsione avviata dalla Cina a seguito della decisione del governo di Seoul di installare nel paese il sistema antimissile americano THAAD (Terminal High Altitude Area Defense). Secondo fonti cinesi, la China National Tourism Administration (CNTA), su ordine delle autorità centrali, avrebbe convocato per giovedì prossimo un meeting a Pechino con le maggiori compagnie di viaggio, nel corso del quale saranno resi noti maggiori dettagli del provvedimento in questione. Al meeting dovrebbe partecipare anche il maggiore tour operator sudcoreano Hana Tour.

La mossa di Pechino potrebbe avere pesanti ripercussioni sull’economia e sul settore turistico in Corea del Sud, non soltanto per alberghi e ristoranti ma anche per il retail e in particolare per il settore cosmetico, generalmente molto gradito ai turisti cinesi.

Le autorità di Pechino hanno inoltre avviato una pesante operazione di ispezioni e verifiche nei confronti della Lotte, principale azienda sudcoreana del settore retail con forti interessi in Cina, dove possiede circa 120 centri commerciali. Agli occhi del governo cinese la Lotte è colpevole di aver autorizzato l’installazione del sistema THAAD su terreni di sua proprietà.

 

Corea del Nord e sanzioni ONU.

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La Corea del Nord continua a evadere le sanzioni internazionali attraverso una fitta rete di organizzazioni e società costituite all’estero che riescono ad accedere al sistema bancario internazionale e dunque ad effettuare regolari scambi commerciali. E’ quanto emerge da recenti report del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

La Corea del Nord è attualmente soggetta a pesanti sanzioni dell’ONU che dovrebbero impedire l’accesso da parte del regime di Pyongyang a merci e beni utili ai programmi nucleari, chimici e missilistici del paese.

Nonostante l’embargo cui è soggetta, la Corea del Nord aggira le barriere attraverso l’utilizzo di strumenti di pagamento non tracciabili quali il contante e l’oro, oltre che a costituire direttamente all’estero società grazie a intermediari stranieri. Attraverso le attività commerciali di queste imprese, il regime garantisce a se stesso importanti flussi di cassa e approvvigionamento di contante utile per importare nel paese merci vietate.

E’ emblematico il caso dei grossi quantitativi di forniture militari bloccati, negli scorsi mesi, prima della loro consegna nei porti dell’Eritrea. E’ la seconda volta in un anno che viene identificato e interdetto un carico con questa destinazione. Nel caso specifico, le apparecchiature militari erano state fabbricate da un’azienda con sede in Malaysia denominata Glocom e soggetta a diretto controllo del 정찰총국 “Reconnaissance General Bureau”, l’agenzia di intelligence nordcoreana. Ciò dimostra, tra l’altro, quanto sia ramificata la presenza dei servizi nordcoreani in Malaysia, paese in questi giorni presente su tutta la stampa internazionale per l’omicidio di Kim Jong Nam, ucciso con una dose letale di gas nervino presso l’aeroporto di Kuala Lumpur.

Ultim’ora: in stato di arresto vicepresidente Samsung.

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E’ in stato di arresto il vicepresidente della multinazionale sudcoreana Samsung, Lee Jae-yong, accusato di corruzione nell’ambito dello stesso scandalo che ha portato alla richiesta di impeachment della Presidente della Repubblica Park Geung-hye. Nello specifico, Lee Jae-yong è accusato di aver “donato” ingenti somme di denaro a delle organizzazioni non-profit direttamente collegate a Choi Soon-sil, amica di lunga data e consigliera della Presidente Park, in cambio di favori da parte del governo. Le notizie dell’ultim’ora complicano ulteriormente la posizione della Presidente Park che si avvia inesorabilmente verso l’avvio dell’impeachment, probabilmente nel mese di marzo, procedura che potrebbe portare alla sua destituzione.

 

La piazza chiede a gran voce le dimissioni della Park.

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Nella più vasta manifestazione antigovernativa degli ultimi decenni, circa un milione di sudcoreani (260.000 secondo le forze dell’ordine) si sono riversati nelle strade centrali di Seoul chiedendo a gran voce le dimissioni della Presidente Park, coinvolta in uno scandalo che sembra accrescere la gravità delle sua azioni giorno dopo giorno.

Ricordiamo che, nelle ultime settimane, si è avuta conferma che Choi Soon-sil, amica di lunga data della Presidente Park, avrebbe avuto un ruolo di primissimo piano nelle decisioni politiche della Presidente, senza tuttavia ricoprire alcun incarico ufficiale di governo. Informazioni e documenti riservati, sono stati “maneggiati” da Choi Soon-sil e dai suoi accoliti, i quali avrebbero accresciuto in questo modo la loro influenza (e i loro portafogli) nel mondo del business. Dalle indiscrezioni rese pubbliche dalla stampa emerge il ritratto di una Presidente burattino nelle mani di un ristretto numero di persone che hanno fatto il “bello e il cattivo tempo” nel paese.

Circa 25.000 poliziotti sono stati schierati ma, al momento, non si registrano scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.