Corea del Nord lancia tre missili a corto raggio.

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La Corea del Nord ha effettuato quest’oggi il lancio di tre razzi a corto raggio in direzione del Mar dell’Est, in un’apparente dimostrazione di forza contro l’annuale esercitazione militare congiunta Corea del Sud-Stati Uniti in corso in questi giorni. Il Cheong Wa Dae (l’Ufficio della Presidenza della Repubblica) e la Difesa sudcoreana hanno affermato che il Nord ha lanciato “diversi” missili con un avanzato sistema a razzo multiplo e che hanno volato per circa 250Km. Il Comando per il Pacifico degli Stati Uniti ha dichiarato che dei tre missili, il primo e il terzo hanno percorso circa 250 chilometri in direzione nord-orientale, mentre il secondo sarebbe esploso subito dopo il lancio.

Il test non ha destato particolari timori in quanto piuttosto prevedibile. Ogni anno, infatti, la Corea del Nord effettua dei test missilistici o delle esercitazioni militari in risposta alle esercitazioni svolte dal Sud con gli Stati Uniti (Ulchi Freedom Guardian). Dopo il lancio dei missili, il Presidente sudcoreano Moon Jae-in ha convocato una riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale per analizzare il lancio, la disponibilità militare e la situazione generale di sicurezza del paese.

La guerra dimenticata.

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di Emiliano Pennisi – Il 27 luglio 1953 nel villaggio coreano di Panmunjeom, a ridosso del 38° parallelo, il generale nordcoreano Nam Il e quello americano, William Harrison Jr. firmarono l’armistizio che sospese la Guerra di Corea, uno dei conflitti più drammatici del XX secolo.

“La guerra dimenticata”, iniziata nell’estate del 1950, durò circa tre anni e quando si giunse alla tregua i morti erano più di tre milioni, molte famiglie furono separate fino ancora a oggi, mentre Seul e Pyeongyang vennero quasi distrutte. Il villaggio di Panmunjeom non esiste più, cancellato dalla guerra. Al suo posto, un chilometro più a sud, si trova la Joint Security Area, l’unico luogo lungo tutta la Zona Smilitarizzata (DMZ), in cui i soldati del Sud e del Nord si fronteggiano a pochi passi di distanza, in un silenzio fermo nel tempo, sorvegliando giorno e notte la Military Demarcation Line, il confine vero e proprio. Un confine de facto.

Le due Coree rimangono tecnicamente in guerra, in 64 anni non è stato firmato alcun trattato di pace. La vita dei coreani dipende ancora dall’armistizio del 27 luglio 1953, e fintanto che non ci sarà una vera pace nella penisola, la Guerra di Corea non potrà dirsi ufficialmente conclusa.

Emiliano Pennisi, di Roma, vive a Seoul da 11 anni, dove insegna lingua e cultura italiana alla Sogang University.

“La Corea del Sud non ha bisogno del permesso USA per parlare con il Nord”.

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“La ripresa del dialogo con la Corea del Nord potrebbe essere perseguita in stretta collaborazione e consultazione con gli Stati Uniti, ma la Corea del Sud non deve essere autorizzata dagli Stati Uniti per farlo”, ha dichiarato oggi Kwun Hyuk-ki, portavoce del Cheong Wa Dae, l’Ufficio della Presidenza della Repubblica della Corea del Sud.

La nota ufficiale arriva in risposta a una domanda posta da un giornalista americano in una recente intervista con il Presidente sudcoreano Moon Jae-in, in cui l’intervistatore dell’emittente statunitense CBS ha dichiarato che non era chiaro se il Presidente americano Donald Trump “potesse permetterealla sua controparte sudcoreana di negoziare autonomamente con i nordcoreani.

La dichiarazione dell’Ufficio presidenziale arriva dopo giorni di intense polemiche scatenatesi sui social media sudcoreani, e a due giorni dall’incontro bilaterale previsto tra Trump e Moon a Washington.

Nuovo test missilistico della Corea del Nord.

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A pochi giorni dall’insediamento del nuovo Presidente sudcoreano, la Corea del Nord ha effettuato un nuovo test balistico con il lancio di un missile caduto nel Mar dell’Est tra penisola coreana e Giappone. Secondo fonti militari di Seoul il lancio avrebbe avuto una gittata di circa 700 Km, ben superiore ai precedenti test.

Il portavoce dell’Amministrazione Trump ha immediatamente affermato che questa “ultima provocazione” deve indurre “tutti i paesi a rafforzare le sanzioni”. La Corea del Nord “è stata una palese minaccia troppo a lungo”, e gli Stati Uniti promettono di essere al fianco di Corea del Sud e Giappone “di fronte alla seria minaccia”, ha assicurato Washington, mentre l’Unione Europea parla di “minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale”.

“Siamo contrari alle violazioni delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu messe in atto dalla Corea del Nord”, ha comunicato il Governo cinese, lanciando un nuovo appello alla “moderazione” a tutte le parti in causa. Anche il neoeletto Presidente sudcoreano, Moon Jae-In, ha definito il primo test dopo la sua investitura “una grave minaccia alla sicurezza regionale e una chiara violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”. Moon, che dopo la sua vittoria si era detto pronto ad andare a Pyongyang se ci dovessero essere le condizioni giuste, ha chiesto alla Corea del Nord di cambiare atteggiamento.

Moon, messaggio a Trump: nessun intervento militare senza consenso della Corea del Sud.

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Il candidato del Partito Democratico alle prossime elezioni presidenziali sudcoreane del 9 maggio 2017, Moon Jae-in (nella foto), ha toccato oggi un tema di fondamentale importanza per la politica estera e di sicurezza sudcoreana: i rapporti con la Corea del Nord.

In un’intervista rilasciata questa mattina al quotidiano sudcoreano “Korea Herald”, il candidato democratico ha affermato che è sua intenzione parlare direttamente con il leader nordcoreano Kim Jong-un, se eletto. Moon ha sostanzialmente accusato le precedenti amministrazioni conservatrici di aver ridotto la Corea del Sud ad una semplice spettatrice rispetto alla questione nordcoreana.

Moon si è anche dichiarato sicuro di poter gestire la situazione in collaborazione con il Presidente americano Trump, ma si è detto preoccupato per l’approccio unilaterale dimostrato da quest’ultimo nei confronti di Pyongyang, in particolare per quanto riguarda un eventuale intervento militare. Su questo punto, il candidato democratico è stato molto chiaro: nessuna iniziativa militare senza il consenso della Corea del Sud.

Moon ha inoltre confermato l’intenzione di riaprire il distretto industriale di Kaesong, chiuso nel 2016 dall’amministrazione Park a seguito dei reiterati test missilistici e nucleari nordcoreani.

Nuove sanzioni UE contro la Corea del Nord.

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L’Unione Europea ha imposto oggi nuove sanzioni alla Corea del Nord come diretta conseguenza dei test nucleari e missilistici condotti dal paese e in esecuzione della risoluzione ONU di novembre 2016.

La decisione ha introdotto ulteriori restrizioni al commercio di materie prime quali carbone e ferro, oltre al divieto di importazione dalla Corea del Nord di nickel, argento, rame e zinco. Sarà inoltre vietato vendere alla Corea del Nord elicotteri e navi e sono stati introdotti più stringenti controlli nel settore dei trasporti e delle finanza. Le missioni diplomatiche della Corea del Nord e i diplomatici stessi potranno essere intestatari di un solo conto corrente bancario in tutto il territorio UE.

Il provvedimento UE obbliga i paesi membri a interrompere tutte le attività di collaborazione in ambito tecnico-scientifico (ad eccezione di quelle più propriamente di tipo medico-sanitario) e comunque attinenti a discipline che potrebbero essere utili a Pyongyang per lo sviluppo dei suoi programmi nucleari e missilistici.

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Corea del Nord e sanzioni ONU.

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La Corea del Nord continua a evadere le sanzioni internazionali attraverso una fitta rete di organizzazioni e società costituite all’estero che riescono ad accedere al sistema bancario internazionale e dunque ad effettuare regolari scambi commerciali. E’ quanto emerge da recenti report del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

La Corea del Nord è attualmente soggetta a pesanti sanzioni dell’ONU che dovrebbero impedire l’accesso da parte del regime di Pyongyang a merci e beni utili ai programmi nucleari, chimici e missilistici del paese.

Nonostante l’embargo cui è soggetta, la Corea del Nord aggira le barriere attraverso l’utilizzo di strumenti di pagamento non tracciabili quali il contante e l’oro, oltre che a costituire direttamente all’estero società grazie a intermediari stranieri. Attraverso le attività commerciali di queste imprese, il regime garantisce a se stesso importanti flussi di cassa e approvvigionamento di contante utile per importare nel paese merci vietate.

E’ emblematico il caso dei grossi quantitativi di forniture militari bloccati, negli scorsi mesi, prima della loro consegna nei porti dell’Eritrea. E’ la seconda volta in un anno che viene identificato e interdetto un carico con questa destinazione. Nel caso specifico, le apparecchiature militari erano state fabbricate da un’azienda con sede in Malaysia denominata Glocom e soggetta a diretto controllo del 정찰총국 “Reconnaissance General Bureau”, l’agenzia di intelligence nordcoreana. Ciò dimostra, tra l’altro, quanto sia ramificata la presenza dei servizi nordcoreani in Malaysia, paese in questi giorni presente su tutta la stampa internazionale per l’omicidio di Kim Jong Nam, ucciso con una dose letale di gas nervino presso l’aeroporto di Kuala Lumpur.

E’ il Pukguksong 2 l’ultimo missile testato dalla Corea del Nord

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All’indomani dell’ultimo test balistico la Corea del Nord, attraverso l’Agenzia di stampa ufficiale KCNA, ha comunicato di aver effettuato con successo il lancio del Pukguksong 2, l’evoluzione tecnica del Pukguksong 1, un missile testato nello scorso mese di agosto. Secondo quanto affermato dall’Agenzia, il razzo sarebbe capace di trasportare una testata nucleare.

Nell’infografica qui sotto a cura del Korea Herald i dettagli dei due missili.

 

Nuova provocazione della Corea del Nord.

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La Corea del Nord ha effettuato questa notte (23:55 in Italia, ore 7:55 locale) un nuovo test missilistico all’esito del quale un razzo terra aria di medio raggio si è inabissato nelle acque tra la penisola coreana e il Giappone. I tempi fanno supporre che debba trattarsi di un test sulla nuova amministrazione americana più che di un test balistico. La notizia è giunta al Presidente Trump proprio mentre era a cena con il primo ministro giapponese Shinzo Abe.

Il missile è stato lanciato dalla base di Banghyon, raggiungendo l’altitudine di 550 km e la distanza di 500 km per poi precipitare nel Mar dell’Est. Il Rodong, questo il nome del missile lanciato, ha una gittata di circa 1.500 km ed è in grado di colpire Corea del Sud e Giappone. Non è ancora chiaro se il missile lanciato sia una versione aggiornata dei precedenti Rondong lanciati nel corso degli ultimi anni.