Corea del Sud: terapia economica d’attacco per combattere gli effetti Covid.

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Nella giornata di oggi, 22 aprile, il Presidente sudcoreano Moon Jae-In ha annunciato un’energica azione di politica economica per far fronte alla crisi economico-sociale innescata dall’emergenza sanitaria del nuovo coronavirus. Seppur colpita labilmente dall’epidemia, anche la Corea del Sud deve affrontare problemi come l’aumento della disoccupazione, specie giovanile, e una crescita economica al ribasso in molti settori manifatturieri e commerciali. La manovra straordinaria prevede un pacchetto equivalente a circa 70 miliardi di Euro da destinare alle industrie maggiormente colpite dalla pandemia. Tra i settori considerati strategici, e dunque maggiormente supportati, la logistica marittima, la cantieristica, l’aviazione, la raffinazione di petrolio e l’automotive.

La manovra è necessaria e urgente: le esportazioni sudcoreane hanno registrato una contrazione del 27% su base annua nelle sole prime tre settimane di aprile. L’economia sudcoreana è storicamente trainata dalle esportazioni e, pertanto, la crisi profonda che ha colpito i suoi principali partners e clienti internazionali non può che influire negativamente sulla sua bilancia commerciale.
A conferma di ciò: la Cina, principale partner commerciale, ha ridotto gli acquisti dalla Corea del Sud del 17%, e gli Stati Uniti del 17,5%. Le spedizioni verso i paesi dell’Unione Europea sono calate del 32,6%.

Sul fronte della politica monetaria, la Bank of Korea ha, al momento, confermato il tasso di riferimento al minimo storico dello 0,75% questo mese, ma ha già comunicato che valuterà se correggere i tassi a seconda dell’andamento della pandemia, del suo impatto sull’economia domestica e sui mercati finanziari internazionali.

Inoltre, anche la Corea del Sud ha deciso di ricorrere al cosiddetto “helicopter money”, tramite stanziamenti diretti di denaro liquido in favore delle famiglie. Gli stanziamenti avverranno sotto forma di “fondi emergenziali per la mitigazione dei disastri”, ed andranno alla quasi totalità dei nuclei familiari, fatta eccezione per i redditi più elevati. Nello specifico, il piano prevede lo stanziamento di un milione di won (circa 820 dollari) per i nuclei familiari di quattro persone dal reddito lordo pari o inferiore al 70% della media nazionale.

Il mercato della cosmetica coreana.

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Nel 2019, l’industria cosmetica coreana si è collocata al nono posto nel mercato globale per volume di vendite. Le dimensioni del mercato sono attualmente superiori a quelle di Italia o Russia, e paragonabili a quelle della Francia. La notevole crescita economica della Cina e la diffusione mondiale del K-pop, dal 2010, hanno aiutato l’industria coreana del settore a fare un grande salto in avanti, sino a diventare una delle principali fonti di reddito da esportazioni.

Insieme al volume delle vendite, la quota di mercato ha continuato a crescere costantemente. Dopo l’ingresso nel mercato cinese, i marchi di cosmetica coreani hanno assistito a un importante aumento delle esportazioni dal 2010, ampliando le reti di vendita territoriali anche nel Sud-est asiatico, in Giappone, negli Stati Uniti e nei paesi dell’Unione Europea. I prodotti culturali e di entertainment coreani – K-pop, drama, cinema – che sono cresciuti per anni, ora attirano i giovani fan anche nelle regioni non asiatiche. Le esportazioni di cosmetici e prodotti per la cura della bellezza nel 2018 sono state pari a 6,28 miliardi di dollari, un triplice salto in un periodo di cinque anni a partire dal 2014, rendendo Seoul uno dei quattro principali esportatori di cosmetici nel mercato globale. Le cifre riportate sono addirittura superiori a quelle dell’Italia o del Giappone, da tempo considerate i simboli del business della bellezza in tutto il mondo. Le recenti vendite all’esportazione della Corea sono aumentate del 34,7% negli ultimi cinque anni, mostrando un forte tasso di crescita tra tutti i principali esportatori.

La tabella qui sopra è rappresentativa dell’attuale posizione e valore della cosmetica coreana nel mondo.

Corea del Nord: a Seoul scetticismo su indiscrezioni relative a stato di salute Kim Jong-un.

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Secondo l’americana CNN il leader nordcoreano Kim Jong-Un sarebbe in gravi condizioni di salute, tuttavia da Seoul sembrano arrivare notizie opposte. 

Seul, 21 apr 06:18 – (Agenzia Nova) – Un funzionario governativo della Corea del Sud citato dal quotidiano “Korea Herald” ha espresso scetticismo in merito alle indiscrezioni diffuse dall’emittente televisiva Usa “Cnn”, secondo cui il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, verserebbe in gravi condizioni a seguito di un intervento di chirurgia cardiovascolare. Il funzionario descritto dal quotidiano sudcoreano come “a conoscenza delle questioni nordcoreane”, ha dichiarato che a Seul non risulta “alcunché di particolare” riguardo le condizioni di salute del leader nordcoreano, la cui ultima apparizione pubblica risale all’ultima riunione del Politburo del Partito del lavoro nordcoreano, lo scorso 11 aprile. Il ministero dell’Unificazione sudcoreano ha rifiutato di commentare ufficialmente le indiscrezioni.

Gli Stati Uniti stanno verificando informazioni d’intelligence secondo cui il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, verserebbe in condizioni critiche, dopo essersi sottoposto ad una delicata operazione chirurgica. Lo ha riferito nella giornata di ieri l’emittente televisiva statunitense “Cnn”, citando funzionari anonimi con “conoscenza diretta” della questione. Le speculazioni in merito alle condizioni di salute del leader nordcoreano si erano moltiplicate dallo scorso 15 aprile, quando Kim aveva apparentemente disertato l’annuale visita al Palazzo del Sole di Kumsusan, il mausoleo dedicato a Kim Il-Sung, fondatore della Repubblica Popolare Democratica di Corea e nonno dell’attuale leader nordcoreano. Dalla sua ascesa al potere, nel 2011, Kim Jong-un non aveva mai mancato di visitare il mausoleo per l’anniversario della nascita del nonno, che coincide anche con parate militari su larga scala ed altri eventi culturali e sportivi. Secondo le indiscrezioni pubblicate da “Daily NK”, quotidiano online con sede in Corea del Sud, e specializzato nelle notizie riguardanti il regime nordcoreano, Kim sarebbe stato sottoposto il 12 aprile scorso ad una operazione cardiovascolare, resasi necessaria a causa “del fumo eccessivo, dell’obesità e del sovraffaticamento da lavoro” del leader nordcoreano.

Sulle tracce di un ricordo: il Memoriale del 19 aprile.

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Di Emiliano Pennisi – Quella mattina avevo appuntamento con un prete coreano. Da qualche tempo ci conoscevamo e una volta alla settimana lo incontravo per bere un caffè e per fare quattro chiacchiere. Lui aveva trascorso alcuni anni a Roma per studio e non voleva dimenticare l’italiano.
Come le altre volte sarei dovuto arrivare a casa sua alle dieci, nella zona di Suyu-dong, una tranquilla periferia nella parte nord orientale di Seul con una bella vista su alcune delle montagne che circondano la città.
Appena il tempo di bussare alla sua porta e il mio amico mi disse di aver bisogno di un po’ d’aria fresca e mi propose di fare una passeggiata in un parco poco lontano. Avremmo fatto la nostra chiacchierata camminando.
Accettai volentieri, la giornata era molto bella nonostante il freddo.
Lungo la strada padre Kim mi spiegò che quello di cui parlava non era un parco come gli altri, anche se gli abitanti della zona ci andavano per fare sport o per godere di una bella giornata di sole.
Entrammo, ma a prima vista mi parve proprio di essere in una delle tante e belle aree verdi di Seul.
La neve caduta abbondante nei giorni precedenti copriva ancora i bei viali alberati e persone di mezza età erano concentrate nella loro ginnastica mattutina.
Proseguendo il cammino però, il paesaggio divenne sempre più ampio fin quando giungemmo in un grande spazio aperto dominato da una costruzione molto alta che aveva tutta l’aria di essere un monumento ai caduti.
Tante lapidi allineate in file ordinatissime e avvolte in un silenzio irreale facevano da cornice ad altrettante tombe con fotografie in un bianco e nero sbiadito dal tempo che rivelavano volti di giovani ragazzi.
“Chi è sepolto qui?”, chiesi al prete dopo qualche esitazione.
“Gli studenti e i professori morti durante i moti del 19 Aprile. Ne hai sentito parlare?”, mi rispose a voce bassa, come per non disturbare il loro riposo.
Avevo sentito parlare di quella storia, forse avevo anche letto qualcosa al riguardo, ma non me n’ero mai occupato molto fino a oggi.
Così una semplice passeggiata in una mattina d’inverno mi ha aperto le porte del ricordo di una delle pagine più drammatiche della Corea del Sud dopo la Guerra del 1950-1953.
Mentre camminavamo in silenzio tra le tombe ricoperte di neve, mi sembrava quasi di sentire le voci di quei ragazzi e dei loro professori che il 19 Aprile 1960 manifestarono a Seul contro il vecchio presidente Yi Seungman. L’anziano uomo politico era accusato di aver vinto le elezioni del 15 Aprile con dei brogli e così un ampio movimento di protesta composto appunto da giovani e da professori universitari si diresse verso il palazzo presidenziale. L’esercito ebbe ordine di sparare e in quel giorno oltre cento persone morirono nelle strade di Seul.
L’eco di quella giornata risuonò di nuovo nella mia mente quando entrammo in un edificio in stile antico che ospitava centinaia di grandi fotografie, l’ultimo ricordo rimasto delle vittime di cui si era ritrovato il nome e di quelle rimaste anonime. Dinanzi ad un altare con molti bastoncini di incenso accendemmo anche i nostri e restammo lì in raccoglimento prima di riprendere la via di casa.
Prima di uscire però, ci fermammo a dare un’occhiata al Museo del 19 aprile, piccolo, ma molto ben organizzato come accade spesso con i musei coreani. Attraverso molti video, alcuni documenti dell’epoca, e ricostruzioni di vita quotidiana davvero realistiche, il visitatore può calarsi negli avvenimenti e avere così un’idea precisa di ciò che accadde durante quei giorni di primavera di tanti anni fa.
Un luogo da visitare, a mio parere, il Memoriale del 19 aprile, se si ha un po’ di tempo in più quando si è in vacanza a Seul. Ma anche un luogo da scoprire o da riscoprire per uno straniero che vivendo qui voglia conoscere una delle pagine forse meno note della storia coreana recente.

* Emiliano Pennisi, di Roma, vive a Seoul da 14 anni, dove insegna lingua e cultura italiana alla Sogang University.

La Corea del Nord viola le sanzioni ONU con l’aiuto della Cina. Lo affermerebbe un gruppo di esperti delle Nazioni Unite.

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Secondo diverse agenzie di stampa e quotidiani internazionali tra cui France Presse, The Guardian e Reuters, il “Panel of Experts” del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniti, dedicato al monitoraggio delle sanzioni internazionali alla Corea del Nord, avrebbe emesso un report (al momento purtroppo non scaricabile dal sito delle Nazioni Uniti) dal quale emergerebbero violazioni all’attuale regime sanzionatorio internazionale.

Nello specifico, la Corea del Nord nel 2019 avrebbe intensificato notevolmente il commercio di carbone e di prodotti petroliferi attraverso l’apparente aiuto di aziende cinesi operanti nel settore della logistica marittima.

Il rapporto, secondo le citate fonti, sarebbe stato pubblicato online sul sito dell’ONU venerdì 17 aprile per poi scomparire dopo alcune ore.

Pubblicando fotografie, registri di spedizione e comunicazioni ricevute dagli Stati membri, il gruppo di esperti scientifici ha affermato che la Corea del Nord avrebbe violato il divieto totale delle Nazioni Unite di esportare carbone, nonché le restrizioni alle importazioni di petrolio raffinato.

“La continua violazione da parte della Repubblica Democratica Popolare di Corea dei divieti di esportazione delle merci non solo è contro le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, ma serve a finanziare un flusso di entrate che ha storicamente contribuito ai programmi vietati sul nucleare e sui missili balistici del paese”, sarebbe scritto nel rapporto.

Il Panel, citando i dati forniti da un paese non meglio specificato, ha stimato che la Corea del Nord avrebbe esportato 3,7 milioni di tonnellate di carbone tra gennaio e agosto dell’anno scorso, incassando circa 370 milioni di dollari.

La maggior parte delle esportazioni di carbone sarebbero state trasferite da navi nordcoreane su chiatte cinesi, per poi raggiungere i porti nella baia cinese di Hangzhou, vicino Shanghai. Le spedizioni tra maggio e agosto dello scorso anno sarebbero state ben 47.

Sempre secondo il rapporto, la Corea del Nord avrebbe superato di gran lunga il limite di 500.000 barili all’anno imposto dalle Nazioni Unite per l’importazione di petrolio raffinato. Citando gli Stati Uniti come fonte, il Panel ha affermato che la Corea del Nord avrebbe importato più di 3,89 milioni di barili tra gennaio e ottobre 2019.

Poiché, come si diceva all’inizio, il report non è al momento disponibile, il condizionale è d’obbligo, e non possiamo che fare riferimento agli articoli della stampa internazionale.

Scarica il “Korea Net Assessment 2020” del Carnegie.

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Il “Carnegie Endowment for International Peace”, un celebre think tank americano, ha prodotto il “Korea Net Assessment 2020”, un report molto ampio sull’attuale situazione di difesa e sicurezza nella penisola coreana e sulle possibili evoluzioni future. Il report analizza la situazione attuale anche, ma non solo, sulla base delle valutazioni ufficiali quali i white papers sulla difesa della Corea del Sud e numerosi rapporti pubblicati dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, valutazioni che forniscono una panoramica dell’evoluzione dell’equilibrio militare tra le due Coree. 

Secondo il report del Carnegie gli aspetti critici sono ancora molti. Ci sarebbe un divario significativo tra le “rosee” valutazioni di Trump e Moon Jae-In sulla possibilità di un accordo nucleare e di una pace duratura sulla penisola e la realtà dei fatti. La situazione militare nella penisola coreana non sarebbe migliorata dall’avvento delle amministrazioni di Trump e Moon. Contrariamente alle dichiarazioni di Trump successive al vertice di Singapore del giugno 2018, secondo cui le armi nucleari della Corea del Nord non rappresenterebbero più una minaccia, sarebbe vero il contrario: l’arsenale nucleare della Corea del Nord ha continuato a crescere. L’esercito nordcoreano non avrebbe mai smesso, inoltre, di accumulare missili balistici, compresi missili balistici sottomarini (SLBM).

Cliccando qui è comunque possibile scaricare il report completo.

Il video nell’arte contemporanea coreana.

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Quando e come gli artisti coreani si sono approcciati al video come medium di espressione artistica? Qual è il contesto del suo sviluppo in relazione all’arte coreana? Yi Won-Kon, teorico dei media e membro della prima generazione di videoartisti coreani, esamina 30 anni di storia della videoarte coreana dagli anni ’70 agli anni ’90 sulla base dei suoi risultati di ricerca e delle sue esperienze come parte della scena artistica di quegli anni. Dal suo punto di vista, i pionieri della videoarte coreana negli anni ’70 si sono concentrati sul video come strumento di contemplazione e creazione nel contesto dell’arte sperimentale d’avanguardia. Con l’influenza di Nam June Paik e lo sviluppo del mezzo video, gli anni ’80 portarono alla nascita di opere che esploravano la specificità media del video o combinandola con sculture e installazioni. Durante gli anni ’90, la videoarte ha subito un’espansione nella forma e nei contenuti sotto l’influenza del postmoderno occidentale. Non perdetevi questo splendido e completo articolo pubblicato sulla rivista Art in Culture (in coreano) e qui, su The Artro in inglese.

Ultim’ora: exit polls elezioni in Corea del Sud.

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Si sono tenute oggi, 15 aprile, le elezioni per l’Assemblea Nazionale. Di seguito gli exit polls relativi ai principali partiti.

EXIT POLLS:

Minju (centrosinistra): 153 – 170 seggi

Mirae (centrodestra): 116 – 133 seggi

Fonte: MBC

* Precisiamo che si tratta di exit polls e non di proiezioni.

** L’Assemblea Nazionale sudcoreana è composta da 300 parlamentari.

Dossier ISPI sulla Corea del Sud.

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Il prossimo 15 aprile i sudcoreani si recheranno alle urne per eleggere i 300 membri dell’Assemblea Nazionale. Si tratta di un momento delicato per il Presidente in carica Moon Jae-In. Giunto a circa metà mandato ha bisogno che il suo Partito Democratico conquisti la maggioranza dei seggi parlamentari, altrimenti l’Assemblea Nazionale potrebbe intralciare la sua amministrazione.

Ne parla l’ultimo Dossier realizzato dall’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale).

In dettaglio gli articoli del Dossier:

I coreani amano l’arte. Parlano i dati.

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Da 26 anni “Il Giornale dell’Arte” e “The Art Newspaper” producono un report analitico sui numeri delle principali mostre d’arte del mondo.

Dal report del 2019 emerge chiaramente come tra le mostre d’arte (a pagamento) più visitate a livello globale figurino alcune esposizioni coreane.

Nel dettaglio: la mostra più visitata al mondo è stata “Tutankhamon: tesori del Faraone d’oro” a Parigi, con 1.423.170 visitatori.

Subito dopo troviamo:

– al 2^ posto: “Choi Jeong Hwa: Blooming Matrix”, al National Museum of Modern and Contemporary Art di Seoul, con 804.871 visitatori;

– al 3^ posto: “Yun Hyong-keun”, al National Museum of Modern and Contemporary Art di Seoul, con 799.098 visitatori;

– al 4^ posto: “What Ought to be Done? Work and Life”, al National Museum of Modern and Contemporary Art di Seoul, con 736.171 visitatori.

A seguire nella classifica, tra le prime cinquanta posizioni, troviamo altre mostre coreane alle posizioni 23, 26, 27, 44.

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Nelle immagini la mostra dell’artista coreano Yun Hyong-keun, al National Museum of Modern and Contemporary Art di Seoul.

U.S.-ROK OPCON Transition: The Element of Timing.

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This post is authored by Soo Kim, policy analyst at the nonprofit, non-partisan RAND Corporation and former CIA analyst. It is part of a project conducted by the program on U.S.-Korea policy at the Council on Foreign Relations, supported by the Smith Richardson Foundation and Korea Foundation. This series of posts addresses the transition of operational control (OPCON) on the Korean Peninsula. 

They say timing is everything. In strategy, knowing the opponent’s timing, and – more critically – capitalizing on that timing when your opponent least expects it can be pivotal in securing victory. And when it comes to shedding light upon the second- and third-order implications of the transition of wartime operational control (OPCON) on the Korean Peninsula, the timing is demonstrably crucial for all parties, both political and military.

For President Moon Jae-in, the restoration of OPCON transition from the United States to South Korea is tethered to the end of his five-year presidential term in 2022. Proponents of this plan underscore the 2022 transition as a prerequisite for achieving Seoul’s “military sovereignty” and shedding its image as a junior partner to Washington. This argument, however, rests more on the foundation of national pride and historical memory than on the actual security implications of the transfer. U.S. and South Korean defense experts have expressed concerns that Seoul may be moving forward and acquiescing to insufficient testing conditions and capabilities to meet this self-imposed deadline. Detractors also point out that South Korea’s push for a precipitous completion of OPCON transition risks undermining the U.S.-ROK alliance – which, as recent deadlocked negotiations over the new Special Measures Agreement (SMA) have shown, may face an uncertain future. There are also structural problems with the transfer that if overlooked or addressed only partially, could create challenges to Seoul’s ability to seamlessly assume and execute wartime OPCON.

Take, for instance, the dozen or so joint U.S.-ROK exercises that were either canceled or scaled back last year to create a more conducive diplomatic atmosphere for nuclear negotiations with North Korea. The implicit expectation of the scale-down in exercises was that the North Korean regime would extend reciprocal diplomatic gestures and reduce military tensions by canceling its own military exercises. North Korea has met neither expectation. And while some maintain that computer-based simulations and more limited exercises can serve as effective substitutes, military experts continue to stress the importance of live exercises for achieving interoperability, combat readiness, and allied deterrence. If anything, there is likely a need for more exercises between the allies to verifiably test the post-OPCON security environment.

Concerns regarding the capabilities and command structure of South Korean forces also raise questions about the readiness for OPCON transition. South Korea remains dependent on the U.S. military for intelligence, surveillance, and reconnaissance (ISR). And while some experts assure that South Korea’s defense budget will provide greater investment in ISR assets and early warning systems, others express grave concerns that its defense buildup may be halted under the conditions laid out in the September 2018 Inter-Korean Comprehensive Military Agreement. Under the agreement, the two sides are to consult with each other in a joint committee about any plan that could be construed as a hostile military act – and Pyongyang would no doubt see Seoul’s buildup of ISR capabilities as hostile to its security. And at the tactical level, South Korea lacks the ability to seamlessly conduct joint operations within an integrated command structure. Inter-service coordination at the lower levels remains stovepiped, leading some experts to question whether South Korea could successfully make the leap to seamlessly coordinate wartime actions with the United States and the militaries of other countries participating in the UN command.

Experts also voice concerns that Washington-Seoul discord over the threat from Pyongyang and the inability to bridge differences in the stalled SMA negotiations on defense cost-sharing could weaken the allies’ joint defense and readiness against North Korea’s nuclear provocations and conventional military threat. While South Korea tends to downplay the North Korean threat and remains flexible in making concessions to salvage any momentum for dialogue with the Kim regime, the United States remains skeptical of North Korea’s intentions. Meanwhile, the United States is demanding that South Korea pay nearly $4 billion annually to maintain U.S. Forces Korea (USFK) – a quadruple increase from the amount paid last year. Recently, USFK began sending furlough notices to 4,000 South Korean employees after Washington and Seoul failed to reach an agreement after seven rounds of cost-sharing negotiations.

As events in recent weeks have shown, states are confronting increasingly complex, latticed challenges that transcend military, public safety, medical, geoeconomic, and ethical delineations. These problems deeply underscore the need for both competent and sophisticated indigenous capabilities, as well as for an expansive network of reliable alliances.

As Washington and Seoul continue to examine the feasibility and conditions for OPCON transition, decisionmakers will likely face political pressure on timing. It may well be to the advantage of both allies that the determination of the transfer be driven by a hard, thorough diagnosis of military capabilities against emerging threats.

Pubblicato su autorizzazione Creative Commons (CC BY-NC-ND 4.0) del Council on Foreign Relation, autore del testo Soo Kim, testo originale qui.

Corea del Sud: braccialetti elettronici per trasgressori quarantena.

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Il governo sudcoreano ha dichiarato oggi che utilizzerà braccialetti elettronici per chi violerà le regole di autoisolamento imposte per il contenimento del nuovo coronavirus.

Il primo ministro Chung Sye-kyun ha comunicato che questa nuova misura si rende necessaria a causa dell’aumento delle violazioni alle regole di quarantena imposte dalle autorità sanitarie del paese. “Dopo un’attenta valutazione, il governo ha deciso di mettere braccialetti elettronici sulle persone che violano le regole di autoisolamento, come uscire senza preavviso e non rispondere alle chiamate telefoniche“, ha detto Chung durante una riunione presso il Central Disaster and Safety Countermeasures Headquarter a Seoul. “Abbiamo ascoltato esperti di quarantena e raccolto opinioni da varie comunità” ha continuato.

Le autorità sanitarie prevedono di iniziare a utilizzare i braccialetti entro le prossime due settimane, ma verrà comunque richiesto il permesso ai trasgressori prima di legare effettivamente il dispositivo al polso, poiché non esiste al momento un vincolo legale per costringere le persone a indossarlo. Le autorità sanitarie hanno inoltre dichiarato di aver già terminato i test sui braccialetti e di poterne produrre circa 4.000 al giorno.

In un recente sondaggio condotto su 1.000 adulti a livello nazionale, commissionato dal Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo, l’80,2% delle persone si è dichiarata favorevole all’utilizzo dei braccialetti elettronici. Tuttavia, alcuni hanno sottolineato che una tale misura può essere soggetta a potenziali violazioni dei diritti umani.

Corea del Sud: rapporto debito pubblico/PIL al 36,5%.

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Il debito pubblico della Corea del Sud registra nel 2019 un leggero incremento rispetto all’anno precedente. E’ quanto reso noto mercoledì 7 aprile dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sudcoreano. Il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo (PIL) è, tuttavia, ancora molto basso, pari al 36,5%. Nel grafico l’andamento degli ultimi cinque anni.

Per maggiori dettagli è possibile scaricare cliccando qui il comunicato stampa del Ministero, con i numeri principali.

Aggiornamento COVID19 Corea del Sud – 6 aprile

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La Corea del Sud ha registrato 47 nuovi casi di Covid19 oggi, 6 aprile, segnando l’incremento più basso dalla fine di febbraio. Il paese ha registrato circa 100 nuovi casi di contagi giornalieri nelle ultime tre settimane, ma le autorità sanitarie rimangono in allerta per le infezioni “a grappolo” che continuano a emergere nelle comunità religiose e negli ospedali, nonché per i nuovi casi provenienti dall’estero.

Il bilancio totale delle vittime è di 186 persone, mentre il numero totale di persone guarite è salito 6.598.

Nell’immagine il prospetto quotidiano rilasciato dal Korean Center for Disease Control.