Cala il surplus coreano verso gli USA.

Pubblicato il Pubblicato in Attualità coreana, Corea del Sud, Economia coreana, Interprete coreano italiano

Il surplus commerciale della Corea del Sud con gli Stati Uniti si è assottigliato per il terzo anno consecutivo nel 2018. Ciò è principalmente dovuto all’aumento delle importazioni di petrolio e gas dagli USA. Secondo il Ministero sudcoreano del Commercio, dell’Industria e dell’Energia, il surplus è diminuito del 22,9% rispetto all’anno precedente, mentre il commercio bilaterale nel suo insieme è aumentato del 10,3% portandosi a un livello record di $ 131,6 miliardi. 

Le esportazioni coreane verso gli Stati Uniti si sono attestate a $ 72,7 miliardi, in crescita del 6,0%. Nello specifico, le esportazioni di semiconduttori sono aumentate del 90,6%, i macchinari del 32,4%. In calo, invece, le esportazioni di auto che scendono del 6,9% rispetto a un anno prima. Le esportazioni di dispositivi mobili e prodotti in gomma sono scese rispettivamente del 6,2% e del 2,2%.

Sul fronte opposto, le importazioni sudcoreane dagli Stati Uniti sono cresciute del 16,2% annuo attestandosi a $ 58,9 miliardi nel 2018, con un balzo record delle importazioni di petrolio del +520,1% rispetto all’anno precedente, e di gas naturale del +179,2%.

Italy and Korea: Ushering in the New Era of Strategic Partnership.

Pubblicato il Pubblicato in Attualità coreana, Corea del Nord, Corea del Sud, Eventi sulla Corea

Il 26 novembre si svolgerà a Roma, presso l’Istituto di Affari Internazionali una conferenza dal titolo “Italy and Korea: Ushering in the New Era of Strategic Partnership”.

Il 17 ottobre scorso il Presidente sudcoreano Moon Jae-in ed il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte si sono impegnati ad elevare le relazioni bilaterali tra i due paesi al livello di partnership strategica, convenendo su un programma diplomatico volto a rafforzare la cooperazione tra i due paesi in campo politico, economico e di sicurezza. L’obiettivo della conferenza sarà quello di fornire un momento di riflessione in cui analizzare il futuro delle relazioni economiche e politiche tra Roma e Seoul.

Qui il programma

E qui la scheda di registrazione

KoreAround, mostra collettiva di artisti coreani a Carrara.

Pubblicato il Pubblicato in Eventi sulla Corea

KoreAround è un progetto collettivo in cui sono coinvolti 13 artisti coreani; la particolarità di questo evento sarà la possibilità di visitare la mostra in più sedi del centro storico di Carrara e ammirare più di 50 opere di scultura e pittura, di artisti coreani. Le sedi selezionate per l’evento sono tutte situate nel centro storico nei seguenti punti: 1) Mic Art Gallery in via Nuova 23 ang. via S. Maria; 2) Via S.Maria, 10A; 3) Piazza Alberica, 1A e 8B.

 

La tigre nell’arte coreana.

Pubblicato il Pubblicato in Arte coreana, Cultura coreana

La tigre è un elemento che appare frequentemente nella mitologia, nelle fiabe e nelle tradizioni popolari della Corea. E’ anche un tema molto ricorrente nella pittura, nella scultura e nell’artigianato.
Le prime raffigurazioni della tigre in Corea risalgono all’età del bronzo (reperti archeologici nella zona di Ulsan). L’immagine del felino appare in seguito sulle pareti delle tombe di Goguryeo (37 AC-668 DC), all’esterno delle tombe reali di Silla (676-935) e in molti reperti di epoca Goryeo (918-1392). Tuttavia, le maggiori testimonianze artistiche oggi conservate risalgono alla più recente dinastia Joseon (1392-1897), e si tratta in particolare di dipinti su carta.
Figura protettrice e di congiunzione fra il mondo dei vivi e l’aldilà, ritroviamo dunque la tigre dipinta sulle pareti delle antiche tombe reali e scolpita sui sarcofaghi di pietra.
È importante sottolineare, inoltre, come la tigre sia stata sempre venerata come una delle quattro divinità protettrici del paese nelle quattro direzioni: il drago blu a est, la tigre bianca a ovest, l’uccello vermiglio a sud e la tartaruga nera a nord.
La prospettiva coreana della tigre si trasforma durante la dinastia Joseon. La rappresentazione si fa più realistica e la tigre appare in molti dipinti sul Capodanno come talismano per respingere le forze maligne. Una tigre dall’aspetto feroce viene in questo periodo spesso associata al potente drago, mentre una rappresentazione comica appare tipicamente con le gazze, portatrici di buone notizie. La tigre è stata variamente ritratta nell’arte coreana in quanto percepita come qualcosa di più di un semplice trofeo di caccia o di un feroce predatore. Essa è stata venerata come una divinità che controlla il destino umano e custodisce lo spazio e il tempo, e in quanto tale considerato un essere soprannaturale dalla forte carica spirituale. Simbolo di buona fortuna, di coraggio e di potere.

Il “Nongak” nelle opere di Choi Keun Bae.

Pubblicato il Pubblicato in Arte coreana, Cultura coreana

Choi Keun Bae, 1942, “Farmer Folk Band”, Museo Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea, Seoul.
Musica, danza e colori in una tipica scena di “Nongak”, musiche e danze tradizionali coreane molto diffuse in passato nelle campagne, oggi forma d’arte riconosciuta patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco.
La Nongak ha le sue radici nel tentativo di placare gli dei per ricevere un raccolto abbondante e scacciare gli spiriti maligni. È un mix di percussioni, sfilate, danza, teatro e acrobazie.

Bologna: convegno sulla Corea con Romano Prodi e Antonio Fiori.

Pubblicato il Pubblicato in Attualità coreana, Corea del Nord, Corea del Sud, Eventi sulla Corea, Relazioni internazionali

Segnaliamo il convegno che avrà luogo il prossimo 21 febbraio a Bologna presso la Scuola di Scienze Politiche dell’Università. Interventi d’eccezione con il Prof. Romano Prodi, che non ha bisogno di presentazioni, e il Prof. Antonio Fiori, tra i massimi esperti nel nostro paese di Corea.

Guida completa alle Olimpiadi Invernali di PyeongChang 2018.

Pubblicato il Pubblicato in Attualità coreana, Corea del Sud, Cultura coreana, Eventi sulla Corea

In vista della XXIII edizione dei Giochi Olimpici Invernali, che si svolgeranno a Pyeongchang, in Corea del Sud, dal 9 al 25 febbraio, e della XII edizione dei Giochi Paralimpici Invernali, dal 9 al 18 marzo, l’Ambasciata d’Italia a Seoul e l’Unità di Crisi della Farnesina hanno redatto il “Focus Olimpiadi Invernali: Repubblica di Corea, Pyeongchang 2018”.

Si tratta di uno strumento utile, completo e di facile consultazione, concepito al fine di fornire ai connazionali presenti in Corea del Sud nei periodi summenzionati, tutte le principali notizie ed informazioni pratiche sull’evento.

Il “Focus”, in particolare, presta grande attenzione a tutto ciò che riguarda l’aspetto della sicurezza dei cittadini italiani che assisteranno alla manifestazione, attraverso le sezioni dedicate ai contatti dell’Ambasciata d’Italia a Seoul e ai numeri da comporre e siti internet da consultare in caso di emergenza. Presenta, quindi, un dettagliato resoconto, con foto e mappe a colori, dei luoghi delle competizioni e di come raggiungerli, fornendo indicazioni dirette e riferimenti ai siti internet delle principali compagnie di trasporti sudcoreane.

Particolarmente importante è la sezione “Prima di Partire” che, oltre a rinnovare l’invito ai connazionali che si apprestano a raggiungere la Corea del Sud a iscriversi al sito dell’Unità di Crisi www.dovesiamonelmondo.it e a scaricare l’APP “Unità di Crisi per smartphone e tablet, presenta un utile resoconto su quali documenti portare con sé prima della partenza.

Si segnala, infine, la sezione “Avvertenze e suggerimenti per il soggiorno” che, oltre a presentare indicazioni di utilità pratica, fornisce informazioni di carattere comportamentale da seguire per potersi godere appieno la manifestazione nel reciproco rispetto del Paese che la ospita.

Clicca qui per scaricare il “Focus”

Korea Literature Now: intervista a Jeong You Jeong.

Pubblicato il Pubblicato in Corea del Sud, Cultura coreana

<Published under authorization of Korea Literature Translation Institute (source koreanliteraturenow.com)>

Jung Yeoul: I’d like to start by asking what you’ve been up to since 28 and The Good Son were released.

Jeong You Jeong: From May last year, when The Good Son was released, until October, I was on a publicity tour for the book and attending literary events. I met quite a few international readers in places like Arles and Aix-en-Provence, in France, too. I gave a talk about Seven Years of Darkness at a huge library, and I was really pleased to see foreign readers actively asking questions and buying a lot of copies of the book. Recently, I went to the United States for the first time. My younger sister lives there. I was intending to plan out my next novel under the warm California sun, but we spent so much time swimming and enjoying the sunshine that the trip went by faster than I realized. I’m now in the midst of research for that novel. While I was writing The Good Son, which has a psychopath as the protagonist, I started to worry that the book was getting to me and I was becoming a psychopath myself. But after resting and allowing myself to recharge, it seems like I’m ready to start working on something new.

Jung: The premise of 28 is that a disease is transmitted to humans by man’s best friend—dogs. I’m curious to know what prompted you to come up with this idea.

Jeong: In 2011, South Korea was struck with an outbreak of foot-and-mouth disease. As a reactionary measure, countless cows and pigs were buried alive. Millions of cows and pigs, buried alive just like that. When I saw on the news what was happening, it rubbed me the wrong way, but I didn’t think about it much. One day early in the morning, though, I saw a video by an animal rights activist who’d gone to a place where pigs were being buried. The activist was almost wailing as she shot this video of pigs being indiscriminately buried alive. On camera was this scene of holes being dug and pigs being pushed into them, squirming to stay alive and stepping on top of each other, and the activist absolutely bawled while watching. I cried a lot, too. God will spite us for this, I thought. I wondered what would have happened if this hadn’t been foot-and-mouth disease but some truly deadly animal-spread illness—if it had been a deadly infectious disease, something that could be spread by dogs and cats, would we humans have killed all our cats and dogs, too? Those were the questions that came to mind. That evening, I finished a short synopsis of the book. I was originally a nurse, but I needed more specialized knowledge about contagious diseases, so I searched out veterinary professors and studied up on viruses before writing 28.

Jung: Unlike your other books, 28 has multiple narrators and is told from several points of view. Did your decision to structure the book like this have a connection to its subject matter?

Jeong: With Seven Years of Darkness, I went deep into the narrator’s inner thoughts, but in 28, I was trying to expand my narrative capabilities as much as possible. Just one perspective isn’t sufficient to do that. The main character has blind spots, you see. If I’d told the story as an omniscient narrator, the mentality of the novel’s protagonist or narrator wouldn’t have been as vivid, so I wrote neither in the first person nor as an omniscient narrator—I wrote in close-range third person, with multiple narrators. Since it was the first time I’d written in third person from multiple perspectives, it was really challenging and strenuous, but after completing the novel, I had a new sort of confidence as a writer.

Jung: Your work has dealt with the idea of the villain in multiple ways, but you said that in The Good Son, you were able to pursue this idea most satisfactorily and with the most depth. What made you want to explore the inner mind of a villain?

Jeong: I think that there are two coexisting sides to humans. You can really see this if you compare us to apes, the typical examples being orangutans, gorillas, chimpanzees, and bonobos. Bonobos are a pacifist species, and they try to solve all conflicts with love. Because they use physical connection as the solution to conflict, you sometimes hear that Bonobos are “promiscuous.” Chimpanzees, on the other hand, are masculine and aggressive. I see humans as having both these extremes, the bonobo-like pacifism and the chimpanzee-like aggression. In some regards, humans are unbelievably noble, and in other regards, unbelievably shameful and nasty and wicked. What I depict best is not humanity’s grandeur but its wickedness. Since college, I’ve really enjoyed classes related to psychiatry. This interest in humanity’s dark and wicked sides developed into my curiosity as an author who writes thrillers.

Jung: How did your way of thinking change before and after you started to write books? I’m curious to know how your thoughts about evil have changed.

Jeong: Before I started writing novels, I thought that it was evil to disobey the norms that have been laid out by our society, to commit acts like murder or theft. But after studying evolutionary psychology and cognitive science, I realized that social norms and morality are elements of cultures, and that these norms are things that humans have created. If other animals fight and kill amongst themselves, we don’t say that it’s wicked or pass moral judgment. I find it very interesting to think about human evils for what they are and to study where they come from without using morality as a restrictive standard. I’ve developed an eye for looking at the “evil itself” without holding it to a moral standard or ethical criterion.

Jung: I’m curious to talk about what you’ve been working on recently as well. Your readers are probably wondering, too. What are you writing right now?

Jeong: It’s been ten years now since I became a writer, and I’ve published five books. For my sixth book, it looks like I’m going to finally have a female protagonist at the forefront. I’ve only written male protagonists until now. I’m planning to bring a lot of fantastical elements into the next novel. The book will draw from the genre of fantasy while maintaining the elements of a thriller. As in 28, the premise will be widespread societal disaster.

Jung: I know that you take copious amounts of notes when you’re working on a novel. I’d like to hear about the writing process, from your initial ideas for subject matter to the synopsis to the completion of the work.

Jeong: Once I have an idea and write down a synopsis, I start to do a huge amount of research. First I read a ton of books, next I do interviews, and then I handwrite a draft in a notebook. Then I see what I need to supplement. After that. I go out to gather more information and add what’s needed. This is when the real work begins, and as I start to work on my laptop, I add flavor to the details, make the scenes livelier, and give the characters more of a three-dimensional quality. Even though it’s just a rough draft, I go through these three steps in the writing process. If more than 10 percent of the original draft is left, I consider the novel to be a failure. This is because what I think of first tends to be at the surface level of my consciousness, and I find that that’s not where my real creative inspiration lies. I’m not the type to trust myself. Only if I skim off that first superficial idea will the real story hiding at the bottom of my consciousness rise to the top, so I revise my drafts multiple times, throw them away, and write them again. Lastly, I read the manuscript backwards. If I have chapters one through twenty, I read from twenty to one. When I examine the story backwards like this, I can see the final holes in the manuscript. Filling those holes is my last job. The novel that was the most different from its original synopsis was The Good Son, and the most difficult to revise was 28.

Jung: You’re also a really diligent reader, as you read widely in a variety of fields for your research. What have you been reading recently?

Jeong: A while ago, I developed an interest in astrophysics. I’ve been learning about the Big Bang Theory, too. I looked at some books on quantum physics as well, but they were so difficult that reading them would make my mind go blank, and I’d slump over as if I’d just taken ten sleeping pills at once. [laughs] Now I’m very interested in anthropology. Jared Mason Diamond’s books are all good. Recently I’ve been reading research on apes and chimpanzees, anthropology and social psychology readings, things like that. Yuval Noah Harari’s Homo Deus is really interesting, too.

Jung: If you look at your previous works, they all have strong components of a thriller. Is there a reason you’re attracted to thrillers in particular?

Jeong: I think there are two kinds of novels. The first type is a novel that makes you think and the second is a novel that gives you experiences. Novels that make the reader think are philosophical and are difficult, profound stories. In novels that make readers have new experiences, the most important thing is a feeling of solidarity with the reader. You have to grab the reader’s hand and pull him or her into a new, unfamiliar world. Then you have to lock the door so he or she can’t escape. I always wanted to write those kinds of novels. I wanted to show this world that I created to readers and say, “This is how I see the world and humanity and life. How do you see them?” And that’s how I came to enjoy thrillers, because they incite curiosity in readers. I like fear, too. When I was writing Shoot Me in the Heart, I spent about a year going hiking alone at night in order to understand the psychology of a blind person. It was a little scary, walking through cemeteries alone. I’d like for readers to feel that same sort of chilly terror when they read my books. I hope that reading my books has that same thrilling excitement, the feeling you get when you turn around thinking, “Is there something behind me?” or because it seems like someone just brushed by you.

Jung: Shoot Me in the Heart has been turned into a movie, and Seven Years of Darkness and The Good Son are currently in the process of being made into films as well. How do you feel about this?

Jeong: I think that movies are really in the realm of the director. I don’t care if the director caters to my own novelistic intentions; I just want the movie to show off the director’s creative vision. I actually hope that the director can present some completely new perspective that I’ve never thought of. The scriptwriters have all told me that out of the books they’ve worked with, my novels are the most difficult to make into movies. There’s no fluff that can be cut out. If you remove even one plot element from the original novel, the entire narrative structure falls apart. When I last saw the script for Seven Years of Darkness, it was in its thirtieth draft. The thirtieth draft! They said that after that, they revised it seventeen more times. That’s how difficult and frustrating it is to make novels into movies.

Jung: Thrillers are such a firmly established genre abroad that it must have been a challenge to break into the market. I’d like to hear if you think that there are certain characteristics common to your novels, traits that distinguish “a Jeong You Jeong thriller.”

Jeong: I don’t target foreign readers when I write novels. I don’t even target domestic readers. Readers say that I’m not a reader-friendly writer. It seems like I always do the exact opposite of what they want. They ask me, “Please, could you just stop writing about villains?” but I don’t. Other readers ask, “Can’t you make your dark stories a little more palatable and write something happy with nice characters?” I’m the kind of writer who doesn’t bend to the will of my readers at all. Instead, I try as hard as I can to make them enjoy my writing. If that means I need humor in the book, I write humor, and sometimes I even make the story lewd—whatever it takes to make readers interested enough to turn to the next page. But with that in mind, the premise and the subject matter are completely my own. I don’t work around readers’ tastes but focus rather on the psychological thriller at hand. I pay a lot of attention to shedding light on characters’ inner psychology.

Jung: I want to hear what you’re going to write next. What do you plan for the future?

Jeong: I want to tell the most fundamental, basic life stories. Just like everyone else, there have been a lot of twists and turns to my life, and we all have our own grief. I want to write about these simple twists and turns and sorrows. My hope has always been to put out novels regularly, and at a certain level of quality. I hope that I can continue to write for the rest of my life.

by Jung Yeoul
Literary Critic and Writer

Arte coreana: il Celadon del periodo Goryeo.

Pubblicato il Pubblicato in Arte coreana, Cultura coreana

Un pregiato esempio del famoso celadon coreano con la rappresentazione di una gru, motivo molto ricorrente nell’arte coreana ed orientale, simbolo di nobile spirito e longevità. Il pezzo è decorato con nuvole (a forma di carattere cinese “之”) che si snodano nel cielo, mentre le gru volano liberamente tra di esse. Questi eleganti disegni mostrano un aspetto dello stile di vita e del gusto dell’aristocrazia coreana durante il Regno Goryeo (918-1932).

Il pezzo è attualmente conservato presso Il National Museum di Seoul.
(Il celadon è un tipo di ceramica che utilizza una vetrinatura traslucida, cioè uno smalto vetroso, di colore tendenzialmente verde o blu-grigio).

Crisi coreana e nuovi equilibri in Asia

Pubblicato il Pubblicato in Attualità coreana, Corea del Nord, Corea del Sud, Eventi sulla Corea, Politica coreana, Relazioni internazionali

Il giorno 11 ottobre 2017 alle ore 18,00 presso l’ISPI si parla di Corea. Ne discutono:

Alessia AMIGHINI, ISPI e Università del Piemonte Orientale

Lucio CARACCIOLO, Limes

Dario FABBRI, Limes

Francesca FRASSINETI, ISPI e Università di Bologna

L’incontro è promosso in occasione della pubblicazione del numero di Limes dedicato a questi temi.

L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sul sito dell’ISPI.

Per partecipare all’incontro, che si terrà a Milano il prossimo 11 ottobre alle ore 18.00 presso la sede dell’ISPI (Palazzo Clerici – Via Clerici, 5), è necessario iscriversi cliccando qui.

Han Kang a Milano per presentare “Atti umani”.

Pubblicato il Pubblicato in Attualità coreana, Cultura coreana

Gwangju, Corea del Sud, maggio 1980: dopo il colpo di Stato di Chun Doo-hwan, nel paese vige la legge marziale. Tutta la Corea del Sud è scossa da manifestazioni e rivolte, studentesche e non. Il 18 maggio scoppia una pesante insurrezione nel centro della città di Gwanju. I militari aprono il fuoco. Sono centinaia le vittime di quello che è passato alla storia come il “Massacro di Gwanju”. Un dramma poco noto e mai narrato in occidente.

E’ dedicato a loro l’ultimo libro della scrittrice coreana Han Kang, vincitrice del Premio Malaparte 2017, un lungo dialogo tra i vivi e i morti a proposito della brutalità del potere e delle sue conseguenze.

Il 5 ottobre 2017, alle ore 18,30, sarà alla Feltrinelli di Milano, Piazza Duomo, per incontrare i lettori.

 

Arte coreana: Kim Hongdo.

Pubblicato il Pubblicato in Arte coreana, Cultura coreana

Un pezzo della collezione permanente del Museo Nazionale di Seoul a firma del celebre pittore Kim Hongdo (1745-1806), cm 28 x 24. L’artista cattura un gruppo di artigiani impegnati nella costruzione di una casa tradizionale. Uno dei lavoratori lancia le tegole al collega sul tetto, un altro tira con una corda il fango necessario ad applicare le tegole, i capentieri lavorano il legno e controllano la perpendicolarità delle colonne.

Sapori della Corea.

Pubblicato il Pubblicato in Cultura coreana, Eventi sulla Corea

Ricordiamo che sabato 16 settembre a Milano si svolgerà l’evento “Sapori della Corea” dedicato alla cucina coreana, organizzato dalla aT- Korea Agro-Fisheries & Food Trade Corporation e dal Consolato coreano di Milano, presso lo spazio FARM 65, Alzaia Naviglio Pavese 260.
Questo il programma:

h. 15.00
Saluti del Console Generale Chang Chae-Bok

Showcooking a cura di uno chef coreano e degustazione

h. 16,30
Degustazione di cibi e bevande coreane

Hansik contest (gara di cucina coreana)

L’evento, aperto al pubblico, intende promuovere e diffondere la conoscenza della cucina coreana, tra le più salutari e gustose al mondo, avvicinando gli italiani alla ricca cultura millenaria della Corea.

Uno stand promozionale di aT- Korea Agro-Fisheries & Food Trade Corporation vi attende con una varietà di prodotti alimentari tipici della cucina coreana.

****

Le salse fermentate (JANG) e le altre pietanze coreane.

L’elemento fondamentale che caratterizza la cucina coreana (Hansik) è dato dall’importanza e dalla diffusione dei cibi fermentati quali le salse (Jang) che rappresentano la base di numerose ricette. Fra le salse più utilizzate ritroviamo:

Gochujang: è una salsa fermentata preparata con peperoncino rosso dolce o piccante, farina di riso, farina di meju (soia fermentata), malto d’orzo e sale. Il Gochujang è utilizzato per preparare il Bibimpap, il Tteokbokki e il Jeyuk-bokkeum. Contiene un livello elevato di capsicina e vitamina C ed aiuta la digestione.

Doenjang: è una salsa a base di pasta di soia meju fermentata in salamoia con peperoncini secchi. Dopo la fermentazione viene estratto il meju che diventa Doenjang, mentre il liquido rimasto viene utilizzato per produrre la salsa di soia Ganjang. E’ l’ideale condimento per zuppe (Doenjang-jjigae) e verdure. Viene considerata un cibo salutare in quanto contiene una elevata percentuale di proteine e previene l’obesità. E’ inoltre ricca di vitamine, minerali e Omega 6.

Ganjang: è la classica salsa di soia, estratta dal liquido prodotto dalla fermentazione del Doenjang. Per regolarne l’intensità del sapore viene bollita più volte. E’ usata come condimento per marinare pietanze come il Bulgogi o il Galbi. E’ inoltre utilizzata come condimento nel Japchae.

Ssamjang: è preparata unendo Gochujang e Doenjang con l’aggiunta di olio di sesamo, aglio e cipolla tritati.

Oltre alle salse, il Kimchi è senz’altro l’alimento fermentato più conosciuto della Corea. Si tratta di un contorno sempre presente sulle tavole dei coreani a base di cavolo cinese, condito con aglio, cipollotti e peperoncino macinato, il tutto lasciato a fermentare. Ne esistono moltissime varietà in tutta la Corea e viene utilizzato sia come contorno che come base per zuppe o altre pietanze. I fermenti lattici del Kimchi rafforzano il sistema immunitario del nostro organismo. Il Kimchi è conosciuto per le sue proprietà anti-invecchiamento e anti-cancerogene.

Anche alcuni liquori tipici coreani nascono da un processo di fermentazione. Un esempio è il Makgeolli, un liquore di antichissima tradizione prodotto dalla fermentazione di cereali. La ricetta originale prevede l’utilizzo del riso (da cui il colore tipico bianco latte) ma vi sono varietà a base di grano, miglio e mais. Si tratta di una bevanda dalla bassa gradazione alcolica (6% circa).