Le origini del welfare in Corea del Sud.

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Di Ijin Hong – Le origini del welfare in Corea del sud sono state caratterizzate da un forte produttivismo all’insegna del nation-building durante i governi dittatoriali di Chung Hee Park (1961-1979) e Doo-hwan Chun (1979-1988). Durante  questi anni le misure di welfare adottate erano orientate a legittimare lo stato, da cui la priorità data ai dipendenti statali (inclusi i militari e gli insegnanti) e i lavoratori della grande industria, la cui produttività andava garantita. In pieno spirito produttivista, il Ministero del Welfare aveva all’epoca una posizione di fatto subordinata al Ministero delle Finanze (Kim e Choi 2011). In generale, lo sviluppo coreano (ma è anche il caso del Taiwan) è avvenuto all’ombra di quello giapponese, o, per dirla con Cummings (1984, p. 4) «Taiwan e Corea sono state storicamente i serbatoi delle industrie giapponesi in declino» (Hwang 2012). Fu così che, quando l’eccessivo costo del lavoro in Giappone comportò un cambio strategico dalla produzione ad alta intensità di manodopera all’industria pesante dedicata alla costruzione di macchinari, i coreani furono pronti ad occupare durante gli anni ’60-’70 i settori labour-intensive (Hwang 2012). Gli anni ’80 furono caratterizzati dall’estensione della copertura sanitaria a lavoratori autonomi e rurali, e dall’introduzione del Sistema Pensionistico Nazionale pensato per i lavoratori dipendenti del settore privato (1988), una policy a lungo pianificata e sempre rimandata nel corso degli anni ’70.

La crisi economica asiatica del 1997 rappresentò un grande punto di svolta per lo sviluppo del welfare in Corea. Originariamente causata dall’accumularsi del debito nelle grandi imprese coreane (chaebol), impegnate più ad ampliare le proprie quote di mercato che a creare profitti, la crisi comportò l’intervento del Fondo Monetario Internazionale sotto forma di un pacchetto di salvataggio d’emergenza, a condizione di effettuare riforme che liberalizzassero l’economia coreana. L’amministrazione di Dae-jung Kim, primo governo di centro-sinistra nella storia della Repubblica coreana, adottò dunque una politica di due pesi e due misure, da una parte, scegliendo una serie di riforme neoliberali tendenti a flessibilizzare il mercato del lavoro coreano con una proliferazione di contratti atipici, dall’altra, rafforzando la già esistente assicurazione contro la disoccupazione, rinominandola «assicurazione per l’occupazione». Il nuovo sistema non solo estendeva la platea di beneficiari, attenuando al contempo la rigidità dei criteri d’inclusione, ma ampliava anche il raggio di intervento con una serie di iniziative legate alla formazione di competenze e creazione di posti di lavoro, in una vera e propria prospettiva di workfare. Gli anni dei governi progressisti (1998-2007) furono anche caratterizzati da una politica di tagli: una serie di riforme ridimensionarono i tassi di sostituzione delle pensioni pubbliche dal 70% al 40% (Park e Osawa 2013).

Per compensare la caduta del potere d’acquisto dei pensionati, una pensione universale di base fu introdotta nel 2007, e successivamente modificata con l’introduzione di una prova dei mezzi nel 2014 durante i governi del partito di centro-destra Grande Partito Nazionale (GNP).
Altre riforme di rilievo durante gli anni di governo del GNP furono l’assicurazione per la cura a lungo termine per gli anziani (2008) e l’estensione dell’offerta di servizi per l’infanzia tramite l’introduzione di un sistema di voucher (2014) (Hong, Kwon e Kim, 2019).

Le maggiori novità dell’attuale governo di centro-sinistra di Moon possono invece essere sintetizzate nell’aumento dello stipendio mensile minimo (a oggi fissato a 8.590won, circa 7 euro) e nella lotta al Covid19 con massicci finanziamenti statali per la ricerca e la prevenzione nella sanità (per maggiori dettagli sulle politiche del lavoro in Corea, si rimanda a Kwon e Hong, 2019).

Ijin Hong è Professore Associato presso la Facoltà di Studi sul Governo (School of Government), Sun Yat-sen University. I suoi maggiori interessi di ricerca vertono sulle politiche sociali in chiave comparata, in particolare i welfare states nell’est asiatico e in Europa del sud. Email: hongyzh5@mail.sysu.edu.cn

Tratto da: Hong, I. (2017). I sistemi di welfare in Asia tra produttivismo e diritti sociali. Stato e Mercato, 2: 311-338.

Fonti aggiuntive:

Hong, I., Kwon, E., Kim, B. (2019). Measuring Social Policy Change in Comparative Research: Survey Data Evidence from South Korea. Journal of Comparative Policy Analysis: Research and Practice. 21(2): 131-150 (SSCI).

Kwon, S., Hong, I. (2019). Is South Korea as leftist as it gets? Labour market reforms under the Moon presidency. Political Quarterly, 90(2): 81-88.

Corea del Sud: terapia economica d’attacco per combattere gli effetti Covid.

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Nella giornata di oggi, 22 aprile, il Presidente sudcoreano Moon Jae-In ha annunciato un’energica azione di politica economica per far fronte alla crisi economico-sociale innescata dall’emergenza sanitaria del nuovo coronavirus. Seppur colpita labilmente dall’epidemia, anche la Corea del Sud deve affrontare problemi come l’aumento della disoccupazione, specie giovanile, e una crescita economica al ribasso in molti settori manifatturieri e commerciali. La manovra straordinaria prevede un pacchetto equivalente a circa 70 miliardi di Euro da destinare alle industrie maggiormente colpite dalla pandemia. Tra i settori considerati strategici, e dunque maggiormente supportati, la logistica marittima, la cantieristica, l’aviazione, la raffinazione di petrolio e l’automotive.

La manovra è necessaria e urgente: le esportazioni sudcoreane hanno registrato una contrazione del 27% su base annua nelle sole prime tre settimane di aprile. L’economia sudcoreana è storicamente trainata dalle esportazioni e, pertanto, la crisi profonda che ha colpito i suoi principali partners e clienti internazionali non può che influire negativamente sulla sua bilancia commerciale.
A conferma di ciò: la Cina, principale partner commerciale, ha ridotto gli acquisti dalla Corea del Sud del 17%, e gli Stati Uniti del 17,5%. Le spedizioni verso i paesi dell’Unione Europea sono calate del 32,6%.

Sul fronte della politica monetaria, la Bank of Korea ha, al momento, confermato il tasso di riferimento al minimo storico dello 0,75% questo mese, ma ha già comunicato che valuterà se correggere i tassi a seconda dell’andamento della pandemia, del suo impatto sull’economia domestica e sui mercati finanziari internazionali.

Inoltre, anche la Corea del Sud ha deciso di ricorrere al cosiddetto “helicopter money”, tramite stanziamenti diretti di denaro liquido in favore delle famiglie. Gli stanziamenti avverranno sotto forma di “fondi emergenziali per la mitigazione dei disastri”, ed andranno alla quasi totalità dei nuclei familiari, fatta eccezione per i redditi più elevati. Nello specifico, il piano prevede lo stanziamento di un milione di won (circa 820 dollari) per i nuclei familiari di quattro persone dal reddito lordo pari o inferiore al 70% della media nazionale.

Il mercato della cosmetica coreana.

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Nel 2019, l’industria cosmetica coreana si è collocata al nono posto nel mercato globale per volume di vendite. Le dimensioni del mercato sono attualmente superiori a quelle di Italia o Russia, e paragonabili a quelle della Francia. La notevole crescita economica della Cina e la diffusione mondiale del K-pop, dal 2010, hanno aiutato l’industria coreana del settore a fare un grande salto in avanti, sino a diventare una delle principali fonti di reddito da esportazioni.

Insieme al volume delle vendite, la quota di mercato ha continuato a crescere costantemente. Dopo l’ingresso nel mercato cinese, i marchi di cosmetica coreani hanno assistito a un importante aumento delle esportazioni dal 2010, ampliando le reti di vendita territoriali anche nel Sud-est asiatico, in Giappone, negli Stati Uniti e nei paesi dell’Unione Europea. I prodotti culturali e di entertainment coreani – K-pop, drama, cinema – che sono cresciuti per anni, ora attirano i giovani fan anche nelle regioni non asiatiche. Le esportazioni di cosmetici e prodotti per la cura della bellezza nel 2018 sono state pari a 6,28 miliardi di dollari, un triplice salto in un periodo di cinque anni a partire dal 2014, rendendo Seoul uno dei quattro principali esportatori di cosmetici nel mercato globale. Le cifre riportate sono addirittura superiori a quelle dell’Italia o del Giappone, da tempo considerate i simboli del business della bellezza in tutto il mondo. Le recenti vendite all’esportazione della Corea sono aumentate del 34,7% negli ultimi cinque anni, mostrando un forte tasso di crescita tra tutti i principali esportatori.

La tabella qui sopra è rappresentativa dell’attuale posizione e valore della cosmetica coreana nel mondo.

Corea del Nord: a Seoul scetticismo su indiscrezioni relative a stato di salute Kim Jong-un.

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Secondo l’americana CNN il leader nordcoreano Kim Jong-Un sarebbe in gravi condizioni di salute, tuttavia da Seoul sembrano arrivare notizie opposte. 

Seul, 21 apr 06:18 – (Agenzia Nova) – Un funzionario governativo della Corea del Sud citato dal quotidiano “Korea Herald” ha espresso scetticismo in merito alle indiscrezioni diffuse dall’emittente televisiva Usa “Cnn”, secondo cui il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, verserebbe in gravi condizioni a seguito di un intervento di chirurgia cardiovascolare. Il funzionario descritto dal quotidiano sudcoreano come “a conoscenza delle questioni nordcoreane”, ha dichiarato che a Seul non risulta “alcunché di particolare” riguardo le condizioni di salute del leader nordcoreano, la cui ultima apparizione pubblica risale all’ultima riunione del Politburo del Partito del lavoro nordcoreano, lo scorso 11 aprile. Il ministero dell’Unificazione sudcoreano ha rifiutato di commentare ufficialmente le indiscrezioni.

Gli Stati Uniti stanno verificando informazioni d’intelligence secondo cui il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, verserebbe in condizioni critiche, dopo essersi sottoposto ad una delicata operazione chirurgica. Lo ha riferito nella giornata di ieri l’emittente televisiva statunitense “Cnn”, citando funzionari anonimi con “conoscenza diretta” della questione. Le speculazioni in merito alle condizioni di salute del leader nordcoreano si erano moltiplicate dallo scorso 15 aprile, quando Kim aveva apparentemente disertato l’annuale visita al Palazzo del Sole di Kumsusan, il mausoleo dedicato a Kim Il-Sung, fondatore della Repubblica Popolare Democratica di Corea e nonno dell’attuale leader nordcoreano. Dalla sua ascesa al potere, nel 2011, Kim Jong-un non aveva mai mancato di visitare il mausoleo per l’anniversario della nascita del nonno, che coincide anche con parate militari su larga scala ed altri eventi culturali e sportivi. Secondo le indiscrezioni pubblicate da “Daily NK”, quotidiano online con sede in Corea del Sud, e specializzato nelle notizie riguardanti il regime nordcoreano, Kim sarebbe stato sottoposto il 12 aprile scorso ad una operazione cardiovascolare, resasi necessaria a causa “del fumo eccessivo, dell’obesità e del sovraffaticamento da lavoro” del leader nordcoreano.

Scarica il “Korea Net Assessment 2020” del Carnegie.

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Il “Carnegie Endowment for International Peace”, un celebre think tank americano, ha prodotto il “Korea Net Assessment 2020”, un report molto ampio sull’attuale situazione di difesa e sicurezza nella penisola coreana e sulle possibili evoluzioni future. Il report analizza la situazione attuale anche, ma non solo, sulla base delle valutazioni ufficiali quali i white papers sulla difesa della Corea del Sud e numerosi rapporti pubblicati dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, valutazioni che forniscono una panoramica dell’evoluzione dell’equilibrio militare tra le due Coree. 

Secondo il report del Carnegie gli aspetti critici sono ancora molti. Ci sarebbe un divario significativo tra le “rosee” valutazioni di Trump e Moon Jae-In sulla possibilità di un accordo nucleare e di una pace duratura sulla penisola e la realtà dei fatti. La situazione militare nella penisola coreana non sarebbe migliorata dall’avvento delle amministrazioni di Trump e Moon. Contrariamente alle dichiarazioni di Trump successive al vertice di Singapore del giugno 2018, secondo cui le armi nucleari della Corea del Nord non rappresenterebbero più una minaccia, sarebbe vero il contrario: l’arsenale nucleare della Corea del Nord ha continuato a crescere. L’esercito nordcoreano non avrebbe mai smesso, inoltre, di accumulare missili balistici, compresi missili balistici sottomarini (SLBM).

Cliccando qui è comunque possibile scaricare il report completo.

Dossier ISPI sulla Corea del Sud.

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Il prossimo 15 aprile i sudcoreani si recheranno alle urne per eleggere i 300 membri dell’Assemblea Nazionale. Si tratta di un momento delicato per il Presidente in carica Moon Jae-In. Giunto a circa metà mandato ha bisogno che il suo Partito Democratico conquisti la maggioranza dei seggi parlamentari, altrimenti l’Assemblea Nazionale potrebbe intralciare la sua amministrazione.

Ne parla l’ultimo Dossier realizzato dall’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale).

In dettaglio gli articoli del Dossier:

U.S.-ROK OPCON Transition: The Element of Timing.

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This post is authored by Soo Kim, policy analyst at the nonprofit, non-partisan RAND Corporation and former CIA analyst. It is part of a project conducted by the program on U.S.-Korea policy at the Council on Foreign Relations, supported by the Smith Richardson Foundation and Korea Foundation. This series of posts addresses the transition of operational control (OPCON) on the Korean Peninsula. 

They say timing is everything. In strategy, knowing the opponent’s timing, and – more critically – capitalizing on that timing when your opponent least expects it can be pivotal in securing victory. And when it comes to shedding light upon the second- and third-order implications of the transition of wartime operational control (OPCON) on the Korean Peninsula, the timing is demonstrably crucial for all parties, both political and military.

For President Moon Jae-in, the restoration of OPCON transition from the United States to South Korea is tethered to the end of his five-year presidential term in 2022. Proponents of this plan underscore the 2022 transition as a prerequisite for achieving Seoul’s “military sovereignty” and shedding its image as a junior partner to Washington. This argument, however, rests more on the foundation of national pride and historical memory than on the actual security implications of the transfer. U.S. and South Korean defense experts have expressed concerns that Seoul may be moving forward and acquiescing to insufficient testing conditions and capabilities to meet this self-imposed deadline. Detractors also point out that South Korea’s push for a precipitous completion of OPCON transition risks undermining the U.S.-ROK alliance – which, as recent deadlocked negotiations over the new Special Measures Agreement (SMA) have shown, may face an uncertain future. There are also structural problems with the transfer that if overlooked or addressed only partially, could create challenges to Seoul’s ability to seamlessly assume and execute wartime OPCON.

Take, for instance, the dozen or so joint U.S.-ROK exercises that were either canceled or scaled back last year to create a more conducive diplomatic atmosphere for nuclear negotiations with North Korea. The implicit expectation of the scale-down in exercises was that the North Korean regime would extend reciprocal diplomatic gestures and reduce military tensions by canceling its own military exercises. North Korea has met neither expectation. And while some maintain that computer-based simulations and more limited exercises can serve as effective substitutes, military experts continue to stress the importance of live exercises for achieving interoperability, combat readiness, and allied deterrence. If anything, there is likely a need for more exercises between the allies to verifiably test the post-OPCON security environment.

Concerns regarding the capabilities and command structure of South Korean forces also raise questions about the readiness for OPCON transition. South Korea remains dependent on the U.S. military for intelligence, surveillance, and reconnaissance (ISR). And while some experts assure that South Korea’s defense budget will provide greater investment in ISR assets and early warning systems, others express grave concerns that its defense buildup may be halted under the conditions laid out in the September 2018 Inter-Korean Comprehensive Military Agreement. Under the agreement, the two sides are to consult with each other in a joint committee about any plan that could be construed as a hostile military act – and Pyongyang would no doubt see Seoul’s buildup of ISR capabilities as hostile to its security. And at the tactical level, South Korea lacks the ability to seamlessly conduct joint operations within an integrated command structure. Inter-service coordination at the lower levels remains stovepiped, leading some experts to question whether South Korea could successfully make the leap to seamlessly coordinate wartime actions with the United States and the militaries of other countries participating in the UN command.

Experts also voice concerns that Washington-Seoul discord over the threat from Pyongyang and the inability to bridge differences in the stalled SMA negotiations on defense cost-sharing could weaken the allies’ joint defense and readiness against North Korea’s nuclear provocations and conventional military threat. While South Korea tends to downplay the North Korean threat and remains flexible in making concessions to salvage any momentum for dialogue with the Kim regime, the United States remains skeptical of North Korea’s intentions. Meanwhile, the United States is demanding that South Korea pay nearly $4 billion annually to maintain U.S. Forces Korea (USFK) – a quadruple increase from the amount paid last year. Recently, USFK began sending furlough notices to 4,000 South Korean employees after Washington and Seoul failed to reach an agreement after seven rounds of cost-sharing negotiations.

As events in recent weeks have shown, states are confronting increasingly complex, latticed challenges that transcend military, public safety, medical, geoeconomic, and ethical delineations. These problems deeply underscore the need for both competent and sophisticated indigenous capabilities, as well as for an expansive network of reliable alliances.

As Washington and Seoul continue to examine the feasibility and conditions for OPCON transition, decisionmakers will likely face political pressure on timing. It may well be to the advantage of both allies that the determination of the transfer be driven by a hard, thorough diagnosis of military capabilities against emerging threats.

Pubblicato su autorizzazione Creative Commons (CC BY-NC-ND 4.0) del Council on Foreign Relation, autore del testo Soo Kim, testo originale qui.

Corea del Sud: braccialetti elettronici per trasgressori quarantena.

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Il governo sudcoreano ha dichiarato oggi che utilizzerà braccialetti elettronici per chi violerà le regole di autoisolamento imposte per il contenimento del nuovo coronavirus.

Il primo ministro Chung Sye-kyun ha comunicato che questa nuova misura si rende necessaria a causa dell’aumento delle violazioni alle regole di quarantena imposte dalle autorità sanitarie del paese. “Dopo un’attenta valutazione, il governo ha deciso di mettere braccialetti elettronici sulle persone che violano le regole di autoisolamento, come uscire senza preavviso e non rispondere alle chiamate telefoniche“, ha detto Chung durante una riunione presso il Central Disaster and Safety Countermeasures Headquarter a Seoul. “Abbiamo ascoltato esperti di quarantena e raccolto opinioni da varie comunità” ha continuato.

Le autorità sanitarie prevedono di iniziare a utilizzare i braccialetti entro le prossime due settimane, ma verrà comunque richiesto il permesso ai trasgressori prima di legare effettivamente il dispositivo al polso, poiché non esiste al momento un vincolo legale per costringere le persone a indossarlo. Le autorità sanitarie hanno inoltre dichiarato di aver già terminato i test sui braccialetti e di poterne produrre circa 4.000 al giorno.

In un recente sondaggio condotto su 1.000 adulti a livello nazionale, commissionato dal Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo, l’80,2% delle persone si è dichiarata favorevole all’utilizzo dei braccialetti elettronici. Tuttavia, alcuni hanno sottolineato che una tale misura può essere soggetta a potenziali violazioni dei diritti umani.

Aggiornamento COVID19 Corea del Sud – 6 aprile

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La Corea del Sud ha registrato 47 nuovi casi di Covid19 oggi, 6 aprile, segnando l’incremento più basso dalla fine di febbraio. Il paese ha registrato circa 100 nuovi casi di contagi giornalieri nelle ultime tre settimane, ma le autorità sanitarie rimangono in allerta per le infezioni “a grappolo” che continuano a emergere nelle comunità religiose e negli ospedali, nonché per i nuovi casi provenienti dall’estero.

Il bilancio totale delle vittime è di 186 persone, mentre il numero totale di persone guarite è salito 6.598.

Nell’immagine il prospetto quotidiano rilasciato dal Korean Center for Disease Control.

+2,4% per economia coreana, secondo il KERI.

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L’economia della Corea del Sud crescerà del 2,4% quest’anno a causa del rallentamento delle esportazioni e degli investimenti. E’ quanto emerge da un report del Korea Economic Research Institute (KERI), uno dei maggiori think tank coreani. Le cifre sono quindi inferiori alle aspettative del governo che prevedono un +2,7%. La proiezione del KERI è anche inferiore alla stima di espansione del 2,6% su base annuale del Fondo Monetario Internazionale.

E’ scontro tra Corea e UE per le tariffe anti-acciaio.

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Il governo sudcoreano ha espresso preoccupazione e opposizione alle tariffe di salvaguardia annunciate dall’Unione Europea sull’importazione di acciaio e ha richiesto formalmente un risarcimento. E’ quanto comunicato dal Ministro del Commercio di Seoul sabato 12 gennaio.

Il Ministero del Commercio, dell’industria e dell’energia ha dichiarato che i suoi funzionari hanno tenuto una riunione bilaterale con le controparti dell’UE a Bruxelles venerdì per opporsi alle tariffe del 25% su 23 categorie di prodotti siderurgici che superano la media delle importazioni tra il 2015 e 2017.

L’UE ha affermato che la mossa, che dovrebbe entrare in vigore il 2 febbraio, è volta a proteggere l’industria europea dopo che gli Stati Uniti hanno imposto tariffe alle importazioni straniere basate su motivi di sicurezza nazionale all’inizio di quest’anno.

Seoul ha sostenuto che le misure di salvaguardia non sono compatibili con i requisiti procedurali dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, citando le perdite subite dalle compagnie locali.

Il Ministero ha comunicato che procederà con contromisure se l’UE non acconsentirà alle richieste di risarcimento avanzate dal governo di Seoul.