Jongmyo Daeje. La memoria dei Re.

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Di Emiliano Pennisi – La Corea del Sud di oggi è un paese all’avanguardia e che guarda al futuro. Lontano dai tristi ricordi della guerra e della povertà, i coreani continuano la loro corsa verso il benessere e la ricchezza.

Così, in nome di un progresso che sembra significare solo tecnologia e velocità molte antiche tradizioni vanno sempre più svanendo nell’aria fresca del mattino che sfiora gli avveniristici grattacieli di Seul. Diventano figure evanescenti proprio come gli spiriti che le sciamane coreane invocavano un tempo per propiziare un buon raccolto, per curare malattie o per assicurare ai pescatori che si mettevano in mare che non avrebbero incontrato tempeste sul loro cammino.

Non tutto però è andato perduto e talvolta una semplice passeggiata in centro a Seul può portarci indietro nel tempo…

“…Quella mattina, prima dell’alba, il re lasciò il suo palazzo dopo aver ricevuto il saluto delle guardie. Un funzionario gli rese omaggio portando il sigillo reale mentre lui saliva su un piccolo carro che lo avrebbe condotto poco lontano, alla carrozza reale che lo stava attendendo.

Alcuni soldati si avvicinarono al re con un parasole e un grande ventaglio, mentre altri soldati della scorta lo seguivano in modo tale da condurlo in tutta sicurezza a destinazione.

Era un giorno speciale per il re. Era il giorno in cui si rinnovava la memoria dei suoi antenati con l’invocazione del loro spirito.

Il sovrano nel suo ruolo di gran sacerdote e alcuni suoi funzionari in veste di officianti avevano trascorso una settimana a purificare il corpo e la mente mangiando cibi semplici, evitando di visitare gli ammalati, di ascoltare musica e di firmare sentenze capitali.

Il corteo giunse nel santuario di Jongmyo, costruito nel 1394 dal re Taejo, il fondatore della dinastia Joseon e tra la folla il sovrano arrivò nei pressi del grande padiglione che custodiva le tavole sacre sulle quali erano incisi i nomi dei suoi antenati.

I funzionari di corte occuparono ognuno il proprio posto, due di loro si alzarono in piedi dinanzi alle sacre tavole mentre altri due iniziarono il rito offrendo del vino di riso (ulchangju 울창주) agli spiriti della Terra in segno di saluto.

Le sacre tavole furono poste di fronte all’altare e un profumatissimo incenso venne bruciato per compiacere gli spiriti del Cielo. 

Con l’offerta del vino e con l’incenso che si spandeva per ogni dove, una musica maestosa accompagnata dal battere incessante dei tamburi conduceva il re all’incontro con gli spiriti, mentre una melodiosa canzone raccontava le gesta dei re del passato e il loro coraggio nel difendere la terra del Calmo Mattino dalle invasioni straniere.

Dopo aver offerto agli spiriti il sangue di una mucca, di una pecora e di un maiale, il panno che aveva avvolto il sacrificio fu portato via e al suo posto giunsero i cibi. Tutto ciò che rimase del rito venne bruciato in ossequio a quelle regali presenze. 

La musica e i tamburi battenti accompagnarono il vino di riso offerto agli spiriti degli antichi re, mentre un officiante leggeva una preghiera di buon augurio per il re in carica e gli altri si inchinavano con deferenza in suo onore.

I celebranti parteciparono al banchetto, mangiarono e bevvero insieme agli spiriti ricevendo la loro benedizione e si inchinarono quattro volte dinanzi a loro in segno di gratitudine.

Al termine, con movimenti ritmati e al suono di danze rituali, i cibi e il vino furono portati via e una cerimonia di saluto riapriva agli spiriti dei re le porte delle loro dimore celesti. Tutti gli officianti si inchinarono nuovamente con lo sguardo rivolto alle sacre tavole per un ultimo saluto e una musica di una bellezza senza tempo accompagnò il commiato mentre le preghiere scritte venivano bruciate per assicurarsi il favore degli spiriti degli antenati…”

…All’improvviso il rumore del traffico e delle auto della polizia mi riportarono al presente. Ero in piedi in mezzo a una folla curiosa e festante e aspettavo che il corteo del re passasse davanti a noi sulla centralissima strada di Jongno per poi entrare nel santuario di Jongmyo.

Ancora oggi la suggestiva cerimonia del Jongmyo Daeje viene ripetuta ogni anno grazie ai discendenti della famiglia reale Yi che tengono viva la memoria dei loro antenati. La rappresentazione e` di grande effetto e gli abiti d’epoca, gli strumenti musicali tradizionali danno l’impressione di vivere per un momento nella Corea del passato.

Ai giorni nostri per fortuna il rito non prevede più il sacrificio di animali per ingraziarsi le anime dei defunti, ma i coreani tengono molto ugualmente a rivolgersi a quelle silenziose e nobili presenze per augurare pace e prosperità al loro paese.

Il Jongmyo Daeje si svolge a Seul nella prima domenica di Maggio e nel 2001 è stato dichiarato dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’umanità.

* Emiliano Pennisi, di Roma, vive a Seoul da 14 anni, dove insegna lingua e cultura italiana alla Sogang University.

In asta due “Tesori Nazionali” del Kansong Museum.

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Il noto Kansong Art Museum ha deciso di vendere all’asta due preziosi manufatti buddhisti. Si tratta di due sculture classificate dallo Stato sudcoreano come “tesori nazionali”, e pertanto sottoposte a particolari tutele e vincoli. Sono il tesoro n. 284, Buddha dorato in bronzo, e il tesoro n. 285, Bodhisattva in bronzo dorato, risalenti al VI e al VII secolo.

Il Kansong Art Museum è un museo privato situato a Seoul, fondato nel 1938 dal ricco mercante Chun Hyung-pil (1906-1962), che collezionò preziose opere d’arte coreane durante l’era coloniale giapponese per impedirne il furto e tutelare le preziose eredità culturali coreane. Il museo possiede circa 5000 manufatti tra cui ben 12 classificati come “tesori nazionali”.

Il museo ha purtroppo dovuto affrontare delle difficoltà finanziarie negli ultimi anni e la vendita si è resa necessaria per la sopravvivenza dello stesso. E’ quanto dichiarato alla stampa in questi giorni dall’attuale dirigenza.

La legislazione sudcoreana, fortunatamente, vieta la vendita del patrimonio culturale di questi tipo all’estero, e pertanto i beni rimarranno in Corea del Sud. La casa d’aste selezionata per la vendita, fissata per mercoledì 27 maggio, è K-Auction.

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Le origini del welfare in Corea del Sud.

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Di Ijin Hong – Le origini del welfare in Corea del sud sono state caratterizzate da un forte produttivismo all’insegna del nation-building durante i governi dittatoriali di Chung Hee Park (1961-1979) e Doo-hwan Chun (1979-1988). Durante  questi anni le misure di welfare adottate erano orientate a legittimare lo stato, da cui la priorità data ai dipendenti statali (inclusi i militari e gli insegnanti) e i lavoratori della grande industria, la cui produttività andava garantita. In pieno spirito produttivista, il Ministero del Welfare aveva all’epoca una posizione di fatto subordinata al Ministero delle Finanze (Kim e Choi 2011). In generale, lo sviluppo coreano (ma è anche il caso del Taiwan) è avvenuto all’ombra di quello giapponese, o, per dirla con Cummings (1984, p. 4) «Taiwan e Corea sono state storicamente i serbatoi delle industrie giapponesi in declino» (Hwang 2012). Fu così che, quando l’eccessivo costo del lavoro in Giappone comportò un cambio strategico dalla produzione ad alta intensità di manodopera all’industria pesante dedicata alla costruzione di macchinari, i coreani furono pronti ad occupare durante gli anni ’60-’70 i settori labour-intensive (Hwang 2012). Gli anni ’80 furono caratterizzati dall’estensione della copertura sanitaria a lavoratori autonomi e rurali, e dall’introduzione del Sistema Pensionistico Nazionale pensato per i lavoratori dipendenti del settore privato (1988), una policy a lungo pianificata e sempre rimandata nel corso degli anni ’70.

La crisi economica asiatica del 1997 rappresentò un grande punto di svolta per lo sviluppo del welfare in Corea. Originariamente causata dall’accumularsi del debito nelle grandi imprese coreane (chaebol), impegnate più ad ampliare le proprie quote di mercato che a creare profitti, la crisi comportò l’intervento del Fondo Monetario Internazionale sotto forma di un pacchetto di salvataggio d’emergenza, a condizione di effettuare riforme che liberalizzassero l’economia coreana. L’amministrazione di Dae-jung Kim, primo governo di centro-sinistra nella storia della Repubblica coreana, adottò dunque una politica di due pesi e due misure, da una parte, scegliendo una serie di riforme neoliberali tendenti a flessibilizzare il mercato del lavoro coreano con una proliferazione di contratti atipici, dall’altra, rafforzando la già esistente assicurazione contro la disoccupazione, rinominandola «assicurazione per l’occupazione». Il nuovo sistema non solo estendeva la platea di beneficiari, attenuando al contempo la rigidità dei criteri d’inclusione, ma ampliava anche il raggio di intervento con una serie di iniziative legate alla formazione di competenze e creazione di posti di lavoro, in una vera e propria prospettiva di workfare. Gli anni dei governi progressisti (1998-2007) furono anche caratterizzati da una politica di tagli: una serie di riforme ridimensionarono i tassi di sostituzione delle pensioni pubbliche dal 70% al 40% (Park e Osawa 2013).

Per compensare la caduta del potere d’acquisto dei pensionati, una pensione universale di base fu introdotta nel 2007, e successivamente modificata con l’introduzione di una prova dei mezzi nel 2014 durante i governi del partito di centro-destra Grande Partito Nazionale (GNP).
Altre riforme di rilievo durante gli anni di governo del GNP furono l’assicurazione per la cura a lungo termine per gli anziani (2008) e l’estensione dell’offerta di servizi per l’infanzia tramite l’introduzione di un sistema di voucher (2014) (Hong, Kwon e Kim, 2019).

Le maggiori novità dell’attuale governo di centro-sinistra di Moon possono invece essere sintetizzate nell’aumento dello stipendio mensile minimo (a oggi fissato a 8.590won, circa 7 euro) e nella lotta al Covid19 con massicci finanziamenti statali per la ricerca e la prevenzione nella sanità (per maggiori dettagli sulle politiche del lavoro in Corea, si rimanda a Kwon e Hong, 2019).

Ijin Hong è Professore Associato presso la Facoltà di Studi sul Governo (School of Government), Sun Yat-sen University. I suoi maggiori interessi di ricerca vertono sulle politiche sociali in chiave comparata, in particolare i welfare states nell’est asiatico e in Europa del sud. Email: hongyzh5@mail.sysu.edu.cn

Tratto da: Hong, I. (2017). I sistemi di welfare in Asia tra produttivismo e diritti sociali. Stato e Mercato, 2: 311-338.

Fonti aggiuntive:

Hong, I., Kwon, E., Kim, B. (2019). Measuring Social Policy Change in Comparative Research: Survey Data Evidence from South Korea. Journal of Comparative Policy Analysis: Research and Practice. 21(2): 131-150 (SSCI).

Kwon, S., Hong, I. (2019). Is South Korea as leftist as it gets? Labour market reforms under the Moon presidency. Political Quarterly, 90(2): 81-88.

Corea del Sud: terapia economica d’attacco per combattere gli effetti Covid.

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Nella giornata di oggi, 22 aprile, il Presidente sudcoreano Moon Jae-In ha annunciato un’energica azione di politica economica per far fronte alla crisi economico-sociale innescata dall’emergenza sanitaria del nuovo coronavirus. Seppur colpita labilmente dall’epidemia, anche la Corea del Sud deve affrontare problemi come l’aumento della disoccupazione, specie giovanile, e una crescita economica al ribasso in molti settori manifatturieri e commerciali. La manovra straordinaria prevede un pacchetto equivalente a circa 70 miliardi di Euro da destinare alle industrie maggiormente colpite dalla pandemia. Tra i settori considerati strategici, e dunque maggiormente supportati, la logistica marittima, la cantieristica, l’aviazione, la raffinazione di petrolio e l’automotive.

La manovra è necessaria e urgente: le esportazioni sudcoreane hanno registrato una contrazione del 27% su base annua nelle sole prime tre settimane di aprile. L’economia sudcoreana è storicamente trainata dalle esportazioni e, pertanto, la crisi profonda che ha colpito i suoi principali partners e clienti internazionali non può che influire negativamente sulla sua bilancia commerciale.
A conferma di ciò: la Cina, principale partner commerciale, ha ridotto gli acquisti dalla Corea del Sud del 17%, e gli Stati Uniti del 17,5%. Le spedizioni verso i paesi dell’Unione Europea sono calate del 32,6%.

Sul fronte della politica monetaria, la Bank of Korea ha, al momento, confermato il tasso di riferimento al minimo storico dello 0,75% questo mese, ma ha già comunicato che valuterà se correggere i tassi a seconda dell’andamento della pandemia, del suo impatto sull’economia domestica e sui mercati finanziari internazionali.

Inoltre, anche la Corea del Sud ha deciso di ricorrere al cosiddetto “helicopter money”, tramite stanziamenti diretti di denaro liquido in favore delle famiglie. Gli stanziamenti avverranno sotto forma di “fondi emergenziali per la mitigazione dei disastri”, ed andranno alla quasi totalità dei nuclei familiari, fatta eccezione per i redditi più elevati. Nello specifico, il piano prevede lo stanziamento di un milione di won (circa 820 dollari) per i nuclei familiari di quattro persone dal reddito lordo pari o inferiore al 70% della media nazionale.

Il mercato della cosmetica coreana.

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Nel 2019, l’industria cosmetica coreana si è collocata al nono posto nel mercato globale per volume di vendite. Le dimensioni del mercato sono attualmente superiori a quelle di Italia o Russia, e paragonabili a quelle della Francia. La notevole crescita economica della Cina e la diffusione mondiale del K-pop, dal 2010, hanno aiutato l’industria coreana del settore a fare un grande salto in avanti, sino a diventare una delle principali fonti di reddito da esportazioni.

Insieme al volume delle vendite, la quota di mercato ha continuato a crescere costantemente. Dopo l’ingresso nel mercato cinese, i marchi di cosmetica coreani hanno assistito a un importante aumento delle esportazioni dal 2010, ampliando le reti di vendita territoriali anche nel Sud-est asiatico, in Giappone, negli Stati Uniti e nei paesi dell’Unione Europea. I prodotti culturali e di entertainment coreani – K-pop, drama, cinema – che sono cresciuti per anni, ora attirano i giovani fan anche nelle regioni non asiatiche. Le esportazioni di cosmetici e prodotti per la cura della bellezza nel 2018 sono state pari a 6,28 miliardi di dollari, un triplice salto in un periodo di cinque anni a partire dal 2014, rendendo Seoul uno dei quattro principali esportatori di cosmetici nel mercato globale. Le cifre riportate sono addirittura superiori a quelle dell’Italia o del Giappone, da tempo considerate i simboli del business della bellezza in tutto il mondo. Le recenti vendite all’esportazione della Corea sono aumentate del 34,7% negli ultimi cinque anni, mostrando un forte tasso di crescita tra tutti i principali esportatori.

La tabella qui sopra è rappresentativa dell’attuale posizione e valore della cosmetica coreana nel mondo.

Sulle tracce di un ricordo: il Memoriale del 19 aprile.

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Di Emiliano Pennisi – Quella mattina avevo appuntamento con un prete coreano. Da qualche tempo ci conoscevamo e una volta alla settimana lo incontravo per bere un caffè e per fare quattro chiacchiere. Lui aveva trascorso alcuni anni a Roma per studio e non voleva dimenticare l’italiano.
Come le altre volte sarei dovuto arrivare a casa sua alle dieci, nella zona di Suyu-dong, una tranquilla periferia nella parte nord orientale di Seul con una bella vista su alcune delle montagne che circondano la città.
Appena il tempo di bussare alla sua porta e il mio amico mi disse di aver bisogno di un po’ d’aria fresca e mi propose di fare una passeggiata in un parco poco lontano. Avremmo fatto la nostra chiacchierata camminando.
Accettai volentieri, la giornata era molto bella nonostante il freddo.
Lungo la strada padre Kim mi spiegò che quello di cui parlava non era un parco come gli altri, anche se gli abitanti della zona ci andavano per fare sport o per godere di una bella giornata di sole.
Entrammo, ma a prima vista mi parve proprio di essere in una delle tante e belle aree verdi di Seul.
La neve caduta abbondante nei giorni precedenti copriva ancora i bei viali alberati e persone di mezza età erano concentrate nella loro ginnastica mattutina.
Proseguendo il cammino però, il paesaggio divenne sempre più ampio fin quando giungemmo in un grande spazio aperto dominato da una costruzione molto alta che aveva tutta l’aria di essere un monumento ai caduti.
Tante lapidi allineate in file ordinatissime e avvolte in un silenzio irreale facevano da cornice ad altrettante tombe con fotografie in un bianco e nero sbiadito dal tempo che rivelavano volti di giovani ragazzi.
“Chi è sepolto qui?”, chiesi al prete dopo qualche esitazione.
“Gli studenti e i professori morti durante i moti del 19 Aprile. Ne hai sentito parlare?”, mi rispose a voce bassa, come per non disturbare il loro riposo.
Avevo sentito parlare di quella storia, forse avevo anche letto qualcosa al riguardo, ma non me n’ero mai occupato molto fino a oggi.
Così una semplice passeggiata in una mattina d’inverno mi ha aperto le porte del ricordo di una delle pagine più drammatiche della Corea del Sud dopo la Guerra del 1950-1953.
Mentre camminavamo in silenzio tra le tombe ricoperte di neve, mi sembrava quasi di sentire le voci di quei ragazzi e dei loro professori che il 19 Aprile 1960 manifestarono a Seul contro il vecchio presidente Yi Seungman. L’anziano uomo politico era accusato di aver vinto le elezioni del 15 Aprile con dei brogli e così un ampio movimento di protesta composto appunto da giovani e da professori universitari si diresse verso il palazzo presidenziale. L’esercito ebbe ordine di sparare e in quel giorno oltre cento persone morirono nelle strade di Seul.
L’eco di quella giornata risuonò di nuovo nella mia mente quando entrammo in un edificio in stile antico che ospitava centinaia di grandi fotografie, l’ultimo ricordo rimasto delle vittime di cui si era ritrovato il nome e di quelle rimaste anonime. Dinanzi ad un altare con molti bastoncini di incenso accendemmo anche i nostri e restammo lì in raccoglimento prima di riprendere la via di casa.
Prima di uscire però, ci fermammo a dare un’occhiata al Museo del 19 aprile, piccolo, ma molto ben organizzato come accade spesso con i musei coreani. Attraverso molti video, alcuni documenti dell’epoca, e ricostruzioni di vita quotidiana davvero realistiche, il visitatore può calarsi negli avvenimenti e avere così un’idea precisa di ciò che accadde durante quei giorni di primavera di tanti anni fa.
Un luogo da visitare, a mio parere, il Memoriale del 19 aprile, se si ha un po’ di tempo in più quando si è in vacanza a Seul. Ma anche un luogo da scoprire o da riscoprire per uno straniero che vivendo qui voglia conoscere una delle pagine forse meno note della storia coreana recente.

* Emiliano Pennisi, di Roma, vive a Seoul da 14 anni, dove insegna lingua e cultura italiana alla Sogang University.

Il video nell’arte contemporanea coreana.

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Quando e come gli artisti coreani si sono approcciati al video come medium di espressione artistica? Qual è il contesto del suo sviluppo in relazione all’arte coreana? Yi Won-Kon, teorico dei media e membro della prima generazione di videoartisti coreani, esamina 30 anni di storia della videoarte coreana dagli anni ’70 agli anni ’90 sulla base dei suoi risultati di ricerca e delle sue esperienze come parte della scena artistica di quegli anni. Dal suo punto di vista, i pionieri della videoarte coreana negli anni ’70 si sono concentrati sul video come strumento di contemplazione e creazione nel contesto dell’arte sperimentale d’avanguardia. Con l’influenza di Nam June Paik e lo sviluppo del mezzo video, gli anni ’80 portarono alla nascita di opere che esploravano la specificità media del video o combinandola con sculture e installazioni. Durante gli anni ’90, la videoarte ha subito un’espansione nella forma e nei contenuti sotto l’influenza del postmoderno occidentale. Non perdetevi questo splendido e completo articolo pubblicato sulla rivista Art in Culture (in coreano) e qui, su The Artro in inglese.

Ultim’ora: exit polls elezioni in Corea del Sud.

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Si sono tenute oggi, 15 aprile, le elezioni per l’Assemblea Nazionale. Di seguito gli exit polls relativi ai principali partiti.

EXIT POLLS:

Minju (centrosinistra): 153 – 170 seggi

Mirae (centrodestra): 116 – 133 seggi

Fonte: MBC

* Precisiamo che si tratta di exit polls e non di proiezioni.

** L’Assemblea Nazionale sudcoreana è composta da 300 parlamentari.

Dossier ISPI sulla Corea del Sud.

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Il prossimo 15 aprile i sudcoreani si recheranno alle urne per eleggere i 300 membri dell’Assemblea Nazionale. Si tratta di un momento delicato per il Presidente in carica Moon Jae-In. Giunto a circa metà mandato ha bisogno che il suo Partito Democratico conquisti la maggioranza dei seggi parlamentari, altrimenti l’Assemblea Nazionale potrebbe intralciare la sua amministrazione.

Ne parla l’ultimo Dossier realizzato dall’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale).

In dettaglio gli articoli del Dossier:

U.S.-ROK OPCON Transition: The Element of Timing.

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This post is authored by Soo Kim, policy analyst at the nonprofit, non-partisan RAND Corporation and former CIA analyst. It is part of a project conducted by the program on U.S.-Korea policy at the Council on Foreign Relations, supported by the Smith Richardson Foundation and Korea Foundation. This series of posts addresses the transition of operational control (OPCON) on the Korean Peninsula. 

They say timing is everything. In strategy, knowing the opponent’s timing, and – more critically – capitalizing on that timing when your opponent least expects it can be pivotal in securing victory. And when it comes to shedding light upon the second- and third-order implications of the transition of wartime operational control (OPCON) on the Korean Peninsula, the timing is demonstrably crucial for all parties, both political and military.

For President Moon Jae-in, the restoration of OPCON transition from the United States to South Korea is tethered to the end of his five-year presidential term in 2022. Proponents of this plan underscore the 2022 transition as a prerequisite for achieving Seoul’s “military sovereignty” and shedding its image as a junior partner to Washington. This argument, however, rests more on the foundation of national pride and historical memory than on the actual security implications of the transfer. U.S. and South Korean defense experts have expressed concerns that Seoul may be moving forward and acquiescing to insufficient testing conditions and capabilities to meet this self-imposed deadline. Detractors also point out that South Korea’s push for a precipitous completion of OPCON transition risks undermining the U.S.-ROK alliance – which, as recent deadlocked negotiations over the new Special Measures Agreement (SMA) have shown, may face an uncertain future. There are also structural problems with the transfer that if overlooked or addressed only partially, could create challenges to Seoul’s ability to seamlessly assume and execute wartime OPCON.

Take, for instance, the dozen or so joint U.S.-ROK exercises that were either canceled or scaled back last year to create a more conducive diplomatic atmosphere for nuclear negotiations with North Korea. The implicit expectation of the scale-down in exercises was that the North Korean regime would extend reciprocal diplomatic gestures and reduce military tensions by canceling its own military exercises. North Korea has met neither expectation. And while some maintain that computer-based simulations and more limited exercises can serve as effective substitutes, military experts continue to stress the importance of live exercises for achieving interoperability, combat readiness, and allied deterrence. If anything, there is likely a need for more exercises between the allies to verifiably test the post-OPCON security environment.

Concerns regarding the capabilities and command structure of South Korean forces also raise questions about the readiness for OPCON transition. South Korea remains dependent on the U.S. military for intelligence, surveillance, and reconnaissance (ISR). And while some experts assure that South Korea’s defense budget will provide greater investment in ISR assets and early warning systems, others express grave concerns that its defense buildup may be halted under the conditions laid out in the September 2018 Inter-Korean Comprehensive Military Agreement. Under the agreement, the two sides are to consult with each other in a joint committee about any plan that could be construed as a hostile military act – and Pyongyang would no doubt see Seoul’s buildup of ISR capabilities as hostile to its security. And at the tactical level, South Korea lacks the ability to seamlessly conduct joint operations within an integrated command structure. Inter-service coordination at the lower levels remains stovepiped, leading some experts to question whether South Korea could successfully make the leap to seamlessly coordinate wartime actions with the United States and the militaries of other countries participating in the UN command.

Experts also voice concerns that Washington-Seoul discord over the threat from Pyongyang and the inability to bridge differences in the stalled SMA negotiations on defense cost-sharing could weaken the allies’ joint defense and readiness against North Korea’s nuclear provocations and conventional military threat. While South Korea tends to downplay the North Korean threat and remains flexible in making concessions to salvage any momentum for dialogue with the Kim regime, the United States remains skeptical of North Korea’s intentions. Meanwhile, the United States is demanding that South Korea pay nearly $4 billion annually to maintain U.S. Forces Korea (USFK) – a quadruple increase from the amount paid last year. Recently, USFK began sending furlough notices to 4,000 South Korean employees after Washington and Seoul failed to reach an agreement after seven rounds of cost-sharing negotiations.

As events in recent weeks have shown, states are confronting increasingly complex, latticed challenges that transcend military, public safety, medical, geoeconomic, and ethical delineations. These problems deeply underscore the need for both competent and sophisticated indigenous capabilities, as well as for an expansive network of reliable alliances.

As Washington and Seoul continue to examine the feasibility and conditions for OPCON transition, decisionmakers will likely face political pressure on timing. It may well be to the advantage of both allies that the determination of the transfer be driven by a hard, thorough diagnosis of military capabilities against emerging threats.

Pubblicato su autorizzazione Creative Commons (CC BY-NC-ND 4.0) del Council on Foreign Relation, autore del testo Soo Kim, testo originale qui.

Corea del Sud: braccialetti elettronici per trasgressori quarantena.

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Il governo sudcoreano ha dichiarato oggi che utilizzerà braccialetti elettronici per chi violerà le regole di autoisolamento imposte per il contenimento del nuovo coronavirus.

Il primo ministro Chung Sye-kyun ha comunicato che questa nuova misura si rende necessaria a causa dell’aumento delle violazioni alle regole di quarantena imposte dalle autorità sanitarie del paese. “Dopo un’attenta valutazione, il governo ha deciso di mettere braccialetti elettronici sulle persone che violano le regole di autoisolamento, come uscire senza preavviso e non rispondere alle chiamate telefoniche“, ha detto Chung durante una riunione presso il Central Disaster and Safety Countermeasures Headquarter a Seoul. “Abbiamo ascoltato esperti di quarantena e raccolto opinioni da varie comunità” ha continuato.

Le autorità sanitarie prevedono di iniziare a utilizzare i braccialetti entro le prossime due settimane, ma verrà comunque richiesto il permesso ai trasgressori prima di legare effettivamente il dispositivo al polso, poiché non esiste al momento un vincolo legale per costringere le persone a indossarlo. Le autorità sanitarie hanno inoltre dichiarato di aver già terminato i test sui braccialetti e di poterne produrre circa 4.000 al giorno.

In un recente sondaggio condotto su 1.000 adulti a livello nazionale, commissionato dal Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo, l’80,2% delle persone si è dichiarata favorevole all’utilizzo dei braccialetti elettronici. Tuttavia, alcuni hanno sottolineato che una tale misura può essere soggetta a potenziali violazioni dei diritti umani.

Vertice Corea-ASEAN.

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Dal 25 al 26 novembre si svolgerà a Busan, Corea del Sud, il vertice commemorativo ASEAN-Repubblica di Corea che celebrerà il 30° anniversario di partenariato. Si tratta della più grande conferenza internazionale organizzata dalla Repubblica di Corea sotto l’amministrazione Moon Jae-in. La Corea ha già precedentemente ospitato due vertici con l’ASEAN, a Jeju e Busan, rispettivamente nel 2009 e 2014. 

I rapporti tra ASEAN e Corea sono diventati sempre più stretti negli ultimi anni. La Corea ha mantenuto un canale di dialogo regolare con l’ASEAN partecipando al vertice annuale ASEAN-ROK, alla riunione dei Ministri degli Affari Esteri  e, come detto, ospitando ben tre volte il summit ASEAN-ROK.

La Corea e l’ASEAN sono stretti partner economici. Nel 2018, gli scambi ammontavano a 159,74 miliardi di dollari, il che rende il gruppo dei paesi ASEAN, nell’insieme, il secondo partner commerciale della Corea.

Poiché tutti e dieci i paesi membri dell’ASEAN hanno legami diplomatici con la Repubblica di Corea e la Repubblica Democratica Popolare di Corea, la regione dell’ASEAN è un partner cruciale su questioni chiave che coinvolgono la penisola coreana.

I paesi membri dell’ASEAN sono tra le destinazioni di viaggio più popolari tra i coreani e il numero di visitatori comuni si è attestato a 11,44 milioni nel 2018. Inoltre, la lingua coreana e il K-pop stanno guadagnando popolarità nei paesi ASEAN e gli scambi culturali si sono ampliati man mano che l’ASEAN Culture House è stata aperta in Corea nel 2017.

La Corea ha inoltre istituito il Fondo di Cooperazione ASEAN-Corea per rafforzare ulteriormente la cooperazione in settori quali scambi interpersonali, scambi commerciali e investimenti, trasferimenti di tecnologia.

Per maggiori informazioni sul summit è possibile visitare il sito www.2019asean-roksummit.kr

La Corea del Sud 13^ nella classifica WEF per la competitività.

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La Corea del Sud si classifica al 13 ° posto nella scala della competitività globale di quest’anno. E’ quanto emerge dal rapporto sulla competitività globale di 141 paesi reso pubblico nei giorni scorsi dal World Economic Forum. La Corea è salita di due posizioni rispetto all’ultimo report, con un punteggio di 79,6 su 100.

La quarta economia dell’Asia è al quinto posto nella regione dell’Asia-Pacifico e decima nel gruppo dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

La Corea è al primo posto per due categorie – stabilità macroeconomica e ICT – e risulta tra le prime 30 in 10 categorie tra cui infrastrutture, sanità, competenze e sistema finanziario. Cala soltanto per il mercato del lavoro e per la capacità di innovazione.

Il Giappone un ostacolo alla pace sulla penisola coreana.

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Alcuni estratti della conferenza stampa tenuta oggi da Kim Hyun Chong, Vice Direttore dell’Ufficio per la Sicurezza Nazionale della Presidenza della Repubblica, presso la Blue House (fonte Hankyoreh English Version):

 “Considering that our two countries have shared the values of liberal democracy and market economy for decades, Japan’s removal of South Korea from its white list on the pretext of security can be regarded as a public slap in the face”

“Rather than assisting South Korea in its efforts to get the peace process underway, Japan has thrown up roadblocks to that process. Japan opposed delaying the South Korea-US joint military exercises around the Pyongchang Winter Olympics and maintained that sanctions and pressure were the only solution even while dialogue and cooperation with South Korea was underway. It also tried to raise tensions by calling for Japanese citizens residing in South Korea to rehearse a wartime evacuation,” Kim said during a briefing on the afternoon of Aug. 2.It’s unusual for a figure at the Blue House to openly state that Japan presents an obstacle to the creation of peace on the Korean Peninsula. Such remarks indicate that Blue House officials are fuming over Japan’s removal of South Korea from its white list of countries who enjoy expedited export procedures. “We ought to give some serious thought to the meaning of the peace and prosperity of the ‘normal country’ that Japan seeks to become”

“We need to carefully consider Japan’s rationale and motivations behind its removal of South Korea from the white list — are they economic, political, or both at the same time?”“Given such considerations, we need to give some serious thought to the potential effectiveness of the US attempting to bring Japan around.”

Un Pulitzer al fotografo coreano Kim Kyung-hoon.

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Il fotografo della Reuters Kim Kyung-hoon è il primo fotografo sudcoreano ad aggiudicarsi un premio Pulitzer per il suo lavoro su una carovana di migranti centroamericani al confine USA.

Kim Kyung-hoon ha ripreso una donna honduregna di nome Maria Meza in fuga con le sue figlie gemelle di cinque anni dai gas lacrimogeni al confine degli Stati Uniti il ​​25 novembre scorso. Il comitato Pulitzer ha riconosciuto le fotografie per “una vivida e sorprendente narrazione visiva dell’urgenza, della disperazione e della tristezza dei migranti”.

Cala il surplus coreano verso gli USA.

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Il surplus commerciale della Corea del Sud con gli Stati Uniti si è assottigliato per il terzo anno consecutivo nel 2018. Ciò è principalmente dovuto all’aumento delle importazioni di petrolio e gas dagli USA. Secondo il Ministero sudcoreano del Commercio, dell’Industria e dell’Energia, il surplus è diminuito del 22,9% rispetto all’anno precedente, mentre il commercio bilaterale nel suo insieme è aumentato del 10,3% portandosi a un livello record di $ 131,6 miliardi. 

Le esportazioni coreane verso gli Stati Uniti si sono attestate a $ 72,7 miliardi, in crescita del 6,0%. Nello specifico, le esportazioni di semiconduttori sono aumentate del 90,6%, i macchinari del 32,4%. In calo, invece, le esportazioni di auto che scendono del 6,9% rispetto a un anno prima. Le esportazioni di dispositivi mobili e prodotti in gomma sono scese rispettivamente del 6,2% e del 2,2%.

Sul fronte opposto, le importazioni sudcoreane dagli Stati Uniti sono cresciute del 16,2% annuo attestandosi a $ 58,9 miliardi nel 2018, con un balzo record delle importazioni di petrolio del +520,1% rispetto all’anno precedente, e di gas naturale del +179,2%.

Goryeo: The Glory of Korea.

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La dinastia Goryeo (918-1392), da cui deriva il nome “Corea”, ebbe inizio nella penisola coreana esattamente 1100 anni fa.

Fondato da Taejo Wang Geon (태조 왕건, 太祖 王建), il Regno di Goryeo ebbe un atteggiamento aperto nei confronti del mondo esterno, dimostrato dalla nomina di stranieri per posti governativi di alto rango e dall’accoglienza dei rifugiati dal caduto Regno di Balhae (698-926). L’antico regno coreano ebbe intensi scambi culturali con la Cina, il Giappone e il medio oriente dando vita ad una cultura e a un arte molto sofisticata ed elegante.

Per celebrare il 1100° anniversario della fondazione di Goryeo, il Museo Nazionale della Corea ha organizzato la mostra dal titolo “Goryeo: the Glory of Korea”, aperta fino al 3 marzo 2019 presso la sede principale del Museo a Seoul. Sarà possibile ammirare circa 450 pezzi provenienti non solo dalla Corea ma anche da Stati Uniti, Regno Unito, Italia e Giappone.

La mostra si suddivide in quattro sezioni. La prima mette in risalto l’artigianato della capitale di Goryeo, Gaegyeong. Oggetti come il “Glass Ewer” importati dalla penisola arabica e trovati in una tomba di Goryeo, e oggetti in lacca con madreperla rappresentano l’arte colorata della corte reale dell’epoca.

La seconda parte vanta una preziosa collezione di oggetti legati alla cultura buddista, la religione ufficiale di Goryeo. Include copie manoscritte di scritture buddiste; un disegno trecentesco del Buddha Amitabha e il Tripitaka Koreana, il canone buddhista superstite più antico del mondo, scritto in Hanja (caratteri cinesi).

La terza parte mostra oggetti legati allla cultura del tè come le ciotole di celadon, i cucchiai d’argento e le macine delle case del tè, parte integrante della vita di Goryeo. La quarta parte, infine, si concentra sui sofisticati disegni trovati nelle opere scritte di Goryeo.

La “Bottiglia a forma di zucca in argento dorato” (al centro nella locandina qui sopra) è un  punto culminante della mostra grazie all’esclusiva tecnica di intaglio utilizzata per creare delicati motivi sui manufatti in argento dorato, all’epoca molto popolari.

Per maggiori informazioni sulla mostra cliccare qui. 

Spettacolo di danza coreana.

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Il 30 gennaio 2019 si svolgerà presso l’Istituto Culturale Coreano di Roma uno spettacolo di danza molto particolare con gli artisti del DANDANs Arts Group. Uno spettacolo della tradizione coreana con lo sguardo rivolto al presente e alla modernità. L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.

Per maggiori informazioni http://italia.korean-culture.org/it/760/board/525//read/94070.

E’ scontro tra Corea e UE per le tariffe anti-acciaio.

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Il governo sudcoreano ha espresso preoccupazione e opposizione alle tariffe di salvaguardia annunciate dall’Unione Europea sull’importazione di acciaio e ha richiesto formalmente un risarcimento. E’ quanto comunicato dal Ministro del Commercio di Seoul sabato 12 gennaio.

Il Ministero del Commercio, dell’industria e dell’energia ha dichiarato che i suoi funzionari hanno tenuto una riunione bilaterale con le controparti dell’UE a Bruxelles venerdì per opporsi alle tariffe del 25% su 23 categorie di prodotti siderurgici che superano la media delle importazioni tra il 2015 e 2017.

L’UE ha affermato che la mossa, che dovrebbe entrare in vigore il 2 febbraio, è volta a proteggere l’industria europea dopo che gli Stati Uniti hanno imposto tariffe alle importazioni straniere basate su motivi di sicurezza nazionale all’inizio di quest’anno.

Seoul ha sostenuto che le misure di salvaguardia non sono compatibili con i requisiti procedurali dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, citando le perdite subite dalle compagnie locali.

Il Ministero ha comunicato che procederà con contromisure se l’UE non acconsentirà alle richieste di risarcimento avanzate dal governo di Seoul.