Vertice Corea-ASEAN.

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Dal 25 al 26 novembre si svolgerà a Busan, Corea del Sud, il vertice commemorativo ASEAN-Repubblica di Corea che celebrerà il 30° anniversario di partenariato. Si tratta della più grande conferenza internazionale organizzata dalla Repubblica di Corea sotto l’amministrazione Moon Jae-in. La Corea ha già precedentemente ospitato due vertici con l’ASEAN, a Jeju e Busan, rispettivamente nel 2009 e 2014. 

I rapporti tra ASEAN e Corea sono diventati sempre più stretti negli ultimi anni. La Corea ha mantenuto un canale di dialogo regolare con l’ASEAN partecipando al vertice annuale ASEAN-ROK, alla riunione dei Ministri degli Affari Esteri  e, come detto, ospitando ben tre volte il summit ASEAN-ROK.

La Corea e l’ASEAN sono stretti partner economici. Nel 2018, gli scambi ammontavano a 159,74 miliardi di dollari, il che rende il gruppo dei paesi ASEAN, nell’insieme, il secondo partner commerciale della Corea.

Poiché tutti e dieci i paesi membri dell’ASEAN hanno legami diplomatici con la Repubblica di Corea e la Repubblica Democratica Popolare di Corea, la regione dell’ASEAN è un partner cruciale su questioni chiave che coinvolgono la penisola coreana.

I paesi membri dell’ASEAN sono tra le destinazioni di viaggio più popolari tra i coreani e il numero di visitatori comuni si è attestato a 11,44 milioni nel 2018. Inoltre, la lingua coreana e il K-pop stanno guadagnando popolarità nei paesi ASEAN e gli scambi culturali si sono ampliati man mano che l’ASEAN Culture House è stata aperta in Corea nel 2017.

La Corea ha inoltre istituito il Fondo di Cooperazione ASEAN-Corea per rafforzare ulteriormente la cooperazione in settori quali scambi interpersonali, scambi commerciali e investimenti, trasferimenti di tecnologia.

Per maggiori informazioni sul summit è possibile visitare il sito www.2019asean-roksummit.kr

La Corea del Sud 13^ nella classifica WEF per la competitività.

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La Corea del Sud si classifica al 13 ° posto nella scala della competitività globale di quest’anno. E’ quanto emerge dal rapporto sulla competitività globale di 141 paesi reso pubblico nei giorni scorsi dal World Economic Forum. La Corea è salita di due posizioni rispetto all’ultimo report, con un punteggio di 79,6 su 100.

La quarta economia dell’Asia è al quinto posto nella regione dell’Asia-Pacifico e decima nel gruppo dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

La Corea è al primo posto per due categorie – stabilità macroeconomica e ICT – e risulta tra le prime 30 in 10 categorie tra cui infrastrutture, sanità, competenze e sistema finanziario. Cala soltanto per il mercato del lavoro e per la capacità di innovazione.

Il Giappone un ostacolo alla pace sulla penisola coreana.

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Alcuni estratti della conferenza stampa tenuta oggi da Kim Hyun Chong, Vice Direttore dell’Ufficio per la Sicurezza Nazionale della Presidenza della Repubblica, presso la Blue House (fonte Hankyoreh English Version):

 “Considering that our two countries have shared the values of liberal democracy and market economy for decades, Japan’s removal of South Korea from its white list on the pretext of security can be regarded as a public slap in the face”

“Rather than assisting South Korea in its efforts to get the peace process underway, Japan has thrown up roadblocks to that process. Japan opposed delaying the South Korea-US joint military exercises around the Pyongchang Winter Olympics and maintained that sanctions and pressure were the only solution even while dialogue and cooperation with South Korea was underway. It also tried to raise tensions by calling for Japanese citizens residing in South Korea to rehearse a wartime evacuation,” Kim said during a briefing on the afternoon of Aug. 2.It’s unusual for a figure at the Blue House to openly state that Japan presents an obstacle to the creation of peace on the Korean Peninsula. Such remarks indicate that Blue House officials are fuming over Japan’s removal of South Korea from its white list of countries who enjoy expedited export procedures. “We ought to give some serious thought to the meaning of the peace and prosperity of the ‘normal country’ that Japan seeks to become”

“We need to carefully consider Japan’s rationale and motivations behind its removal of South Korea from the white list — are they economic, political, or both at the same time?”“Given such considerations, we need to give some serious thought to the potential effectiveness of the US attempting to bring Japan around.”

Un Pulitzer al fotografo coreano Kim Kyung-hoon.

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Il fotografo della Reuters Kim Kyung-hoon è il primo fotografo sudcoreano ad aggiudicarsi un premio Pulitzer per il suo lavoro su una carovana di migranti centroamericani al confine USA.

Kim Kyung-hoon ha ripreso una donna honduregna di nome Maria Meza in fuga con le sue figlie gemelle di cinque anni dai gas lacrimogeni al confine degli Stati Uniti il ​​25 novembre scorso. Il comitato Pulitzer ha riconosciuto le fotografie per “una vivida e sorprendente narrazione visiva dell’urgenza, della disperazione e della tristezza dei migranti”.

Cala il surplus coreano verso gli USA.

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Il surplus commerciale della Corea del Sud con gli Stati Uniti si è assottigliato per il terzo anno consecutivo nel 2018. Ciò è principalmente dovuto all’aumento delle importazioni di petrolio e gas dagli USA. Secondo il Ministero sudcoreano del Commercio, dell’Industria e dell’Energia, il surplus è diminuito del 22,9% rispetto all’anno precedente, mentre il commercio bilaterale nel suo insieme è aumentato del 10,3% portandosi a un livello record di $ 131,6 miliardi. 

Le esportazioni coreane verso gli Stati Uniti si sono attestate a $ 72,7 miliardi, in crescita del 6,0%. Nello specifico, le esportazioni di semiconduttori sono aumentate del 90,6%, i macchinari del 32,4%. In calo, invece, le esportazioni di auto che scendono del 6,9% rispetto a un anno prima. Le esportazioni di dispositivi mobili e prodotti in gomma sono scese rispettivamente del 6,2% e del 2,2%.

Sul fronte opposto, le importazioni sudcoreane dagli Stati Uniti sono cresciute del 16,2% annuo attestandosi a $ 58,9 miliardi nel 2018, con un balzo record delle importazioni di petrolio del +520,1% rispetto all’anno precedente, e di gas naturale del +179,2%.

Goryeo: The Glory of Korea.

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La dinastia Goryeo (918-1392), da cui deriva il nome “Corea”, ebbe inizio nella penisola coreana esattamente 1100 anni fa.

Fondato da Taejo Wang Geon (태조 왕건, 太祖 王建), il Regno di Goryeo ebbe un atteggiamento aperto nei confronti del mondo esterno, dimostrato dalla nomina di stranieri per posti governativi di alto rango e dall’accoglienza dei rifugiati dal caduto Regno di Balhae (698-926). L’antico regno coreano ebbe intensi scambi culturali con la Cina, il Giappone e il medio oriente dando vita ad una cultura e a un arte molto sofisticata ed elegante.

Per celebrare il 1100° anniversario della fondazione di Goryeo, il Museo Nazionale della Corea ha organizzato la mostra dal titolo “Goryeo: the Glory of Korea”, aperta fino al 3 marzo 2019 presso la sede principale del Museo a Seoul. Sarà possibile ammirare circa 450 pezzi provenienti non solo dalla Corea ma anche da Stati Uniti, Regno Unito, Italia e Giappone.

La mostra si suddivide in quattro sezioni. La prima mette in risalto l’artigianato della capitale di Goryeo, Gaegyeong. Oggetti come il “Glass Ewer” importati dalla penisola arabica e trovati in una tomba di Goryeo, e oggetti in lacca con madreperla rappresentano l’arte colorata della corte reale dell’epoca.

La seconda parte vanta una preziosa collezione di oggetti legati alla cultura buddista, la religione ufficiale di Goryeo. Include copie manoscritte di scritture buddiste; un disegno trecentesco del Buddha Amitabha e il Tripitaka Koreana, il canone buddhista superstite più antico del mondo, scritto in Hanja (caratteri cinesi).

La terza parte mostra oggetti legati allla cultura del tè come le ciotole di celadon, i cucchiai d’argento e le macine delle case del tè, parte integrante della vita di Goryeo. La quarta parte, infine, si concentra sui sofisticati disegni trovati nelle opere scritte di Goryeo.

La “Bottiglia a forma di zucca in argento dorato” (al centro nella locandina qui sopra) è un  punto culminante della mostra grazie all’esclusiva tecnica di intaglio utilizzata per creare delicati motivi sui manufatti in argento dorato, all’epoca molto popolari.

Per maggiori informazioni sulla mostra cliccare qui. 

Spettacolo di danza coreana.

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Il 30 gennaio 2019 si svolgerà presso l’Istituto Culturale Coreano di Roma uno spettacolo di danza molto particolare con gli artisti del DANDANs Arts Group. Uno spettacolo della tradizione coreana con lo sguardo rivolto al presente e alla modernità. L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.

Per maggiori informazioni http://italia.korean-culture.org/it/760/board/525//read/94070.

E’ scontro tra Corea e UE per le tariffe anti-acciaio.

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Il governo sudcoreano ha espresso preoccupazione e opposizione alle tariffe di salvaguardia annunciate dall’Unione Europea sull’importazione di acciaio e ha richiesto formalmente un risarcimento. E’ quanto comunicato dal Ministro del Commercio di Seoul sabato 12 gennaio.

Il Ministero del Commercio, dell’industria e dell’energia ha dichiarato che i suoi funzionari hanno tenuto una riunione bilaterale con le controparti dell’UE a Bruxelles venerdì per opporsi alle tariffe del 25% su 23 categorie di prodotti siderurgici che superano la media delle importazioni tra il 2015 e 2017.

L’UE ha affermato che la mossa, che dovrebbe entrare in vigore il 2 febbraio, è volta a proteggere l’industria europea dopo che gli Stati Uniti hanno imposto tariffe alle importazioni straniere basate su motivi di sicurezza nazionale all’inizio di quest’anno.

Seoul ha sostenuto che le misure di salvaguardia non sono compatibili con i requisiti procedurali dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, citando le perdite subite dalle compagnie locali.

Il Ministero ha comunicato che procederà con contromisure se l’UE non acconsentirà alle richieste di risarcimento avanzate dal governo di Seoul.

Italy and Korea: Ushering in the New Era of Strategic Partnership.

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Il 26 novembre si svolgerà a Roma, presso l’Istituto di Affari Internazionali una conferenza dal titolo “Italy and Korea: Ushering in the New Era of Strategic Partnership”.

Il 17 ottobre scorso il Presidente sudcoreano Moon Jae-in ed il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte si sono impegnati ad elevare le relazioni bilaterali tra i due paesi al livello di partnership strategica, convenendo su un programma diplomatico volto a rafforzare la cooperazione tra i due paesi in campo politico, economico e di sicurezza. L’obiettivo della conferenza sarà quello di fornire un momento di riflessione in cui analizzare il futuro delle relazioni economiche e politiche tra Roma e Seoul.

Qui il programma

E qui la scheda di registrazione

500 anni di mappe della dinastia Joseon in mostra a Seoul.

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Presso il Museo Nazionale della Corea è stata inaugurata nel mese di agosto una importante mostra dedicata alle mappe geografiche coreane di epoca Joseon.
La Corea ha, infatti, una lunga tradizione cartografica  che risale ad oltre 1500 anni, e questa mostra è l’esito di una ricerca curatoriale molto approfondita su un periodo di circa 500 anni, che va a coprire l’intera epoca della dinastia Joseon (1392-1897). Si tratta di mappe molto interessanti non solo da un punto di vista storico e cartografico ma anche artistico, che fanno di questa mostra la più importante del genere mai realizzata in Corea.

Dove: National Museum of Korea

Quando: dal 14 agosto al 28 ottobre 2018.

L’eleganza e l’audacia delle opere di Shin Yun-bok (신윤복).

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Shin Yun-bok, in coreano 신윤복 (1758–1813), noto anche con il nome di Hyewon 혜원, è considerato uno dei maggiori artisti coreani di epoca Choson. Con le sue coraggiose, e a volte ironiche, rappresentazioni di vita quotidiana ha rivoluzionato la pittura coreana del 18° secolo, lasciandoci una preziosa testimonianza della Corea del passato, della sua società, dei suoi stili di vita, dei suoi vizi e delle sue virtù. Nelle bellissime e raffinate opere di Shin Yun-bok ritroviamo diversi soggetti, dal nobile al contadino, con una particolare attenzione alla figura femminile, dettaglio molto importante in quanto nella pittura dell’epoca dipingere le donne era considerato qualcosa di molto disdicevole tra gli artisti di corte. Nell’immagine qui sopra abbiamo un esempio classico della audacia artistica di Hyewon: una Biguni (monaca buddhista) che saluta una Kisaeng.

Confermato arrivo di delegazione nordcoreana per chiusura Olimpiadi.

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Nell’immagine Kim Yong-chol

Confermato arrivo di delegazione nordcoreana per cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di PyeongChang.

Secondo l’Agenzia di stampa Yonhap sarebbe confermato l’arrivo di una delegazione di alto profilo dalla Corea del Nord per la partecipazione alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di PyeongChang. Kim Yong-chol, vice presidente del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori della Corea, attraverserà il confine via terra domenica mattina per un soggiorno di tre giorni, a capo di una delegazione di otto membri.

Proprio in questi giorni in Corea del Sud, a seguito degli inizali rumors, è scoppiata una polemica sulla controversa figura di Kim Yong-chol, accusato di aver architettato l’affondamento di una nave da guerra sudcoreana nel marzo 2010, uccidendo ben 46 soldati. I gruppi conservatori del Sud hanno fortemente protestato contro la decisione di Seoul di accettare la delegazione, sostenendo che l’inclusione di Kim, una figura peraltro sottoposta a sanzioni internazionali, sembra destinata a seminare discordia tra i cittadini sudcoreani, a spaccare le relazioni tra Seoul e Washington, e a indebolire l’attuale regime di sanzioni internazionali.

La delegazione del Nord, oltre ad essere presente alla cerimonia olimpica la sera dell’arrivo, dovrebbe incontrare il presidente Moon Jae-in ed altri funzionari, tra cui il ministro dell’Unificazione Cho Myoung-gyon, e Suh Hoon, il capo dell’intelligence. Il viaggio di Kim coincide, peraltro, con la visita in Corea del Sud della figlia del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Ivanka, a ventaglio di speculazioni su un possibile incontro tra Stati Uniti e Corea del Nord a margine delle Olimpiadi. Ivanka è arrivata a Seoul venerdì per un soggiorno di quattro giorni. Si dice che la delegazione del Nord includa diversi funzionari incaricati delle questioni nucleari, sollevando le prospettive di possibili discussioni sulla attuale situazione di stallo.

Bologna: convegno sulla Corea con Romano Prodi e Antonio Fiori.

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Segnaliamo il convegno che avrà luogo il prossimo 21 febbraio a Bologna presso la Scuola di Scienze Politiche dell’Università. Interventi d’eccezione con il Prof. Romano Prodi, che non ha bisogno di presentazioni, e il Prof. Antonio Fiori, tra i massimi esperti nel nostro paese di Corea.

Seollal (설날): il capodanno coreano.

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Il prossimo 16 febbraio in Corea è il giorno di Seollal (설날), il Capodanno coreano secondo il calendario lunare, probabilmente la festività nazionale più importante del paese. Il Capodanno coreano cade generalmente nel giorno del secondo novilunio dopo il solstizio d’inverno, a meno che non ci sia un raro undicesimo o dodicesimo mese intercalare.

Il Seollal è generalmente una festa vissuta in famiglia durante la quale si svolgono anche celebrazioni in onore dei parenti defunti, celebrazioni note con il nome charye (차례). E’ una delle rare occasioni grazie alle quali molti coreani indossano gli abiti tradizionali come i colorati ed eleganti hanbok.

Tra i riti del Seollal, il più tipico è il Sebae, praticato dai bambini verso i genitori o, comunque, verso i parenti adulti, con profondi inchini in segno di rispetto. Durante questi giorni è facile sentire le parole “saehae bok manhi badeuseyo” (새해 복 많이 받으세요), una forma augurale molto diffusa che potrebbe essere tradotta come “riceviate  molte benedizioni per il nuovo anno”.

In questi giorni, anche la cucina riveste la sua importanza, con diversi piatti tradizionali come  zuppe, ravioli e soprattutto il piatto tipico del Capodanno lunare coreano: il Ttŏkkuk (떡국), una zuppa a  base di gnocchi di riso.

 

Guida completa alle Olimpiadi Invernali di PyeongChang 2018.

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In vista della XXIII edizione dei Giochi Olimpici Invernali, che si svolgeranno a Pyeongchang, in Corea del Sud, dal 9 al 25 febbraio, e della XII edizione dei Giochi Paralimpici Invernali, dal 9 al 18 marzo, l’Ambasciata d’Italia a Seoul e l’Unità di Crisi della Farnesina hanno redatto il “Focus Olimpiadi Invernali: Repubblica di Corea, Pyeongchang 2018”.

Si tratta di uno strumento utile, completo e di facile consultazione, concepito al fine di fornire ai connazionali presenti in Corea del Sud nei periodi summenzionati, tutte le principali notizie ed informazioni pratiche sull’evento.

Il “Focus”, in particolare, presta grande attenzione a tutto ciò che riguarda l’aspetto della sicurezza dei cittadini italiani che assisteranno alla manifestazione, attraverso le sezioni dedicate ai contatti dell’Ambasciata d’Italia a Seoul e ai numeri da comporre e siti internet da consultare in caso di emergenza. Presenta, quindi, un dettagliato resoconto, con foto e mappe a colori, dei luoghi delle competizioni e di come raggiungerli, fornendo indicazioni dirette e riferimenti ai siti internet delle principali compagnie di trasporti sudcoreane.

Particolarmente importante è la sezione “Prima di Partire” che, oltre a rinnovare l’invito ai connazionali che si apprestano a raggiungere la Corea del Sud a iscriversi al sito dell’Unità di Crisi www.dovesiamonelmondo.it e a scaricare l’APP “Unità di Crisi per smartphone e tablet, presenta un utile resoconto su quali documenti portare con sé prima della partenza.

Si segnala, infine, la sezione “Avvertenze e suggerimenti per il soggiorno” che, oltre a presentare indicazioni di utilità pratica, fornisce informazioni di carattere comportamentale da seguire per potersi godere appieno la manifestazione nel reciproco rispetto del Paese che la ospita.

Clicca qui per scaricare il “Focus”

Nasce K-Art, una nuova pagina dedicata all’arte e a alla cultura coreana.

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Cari amici e lettori,

è con grande piacere che comunichiamo la nascita di una nuova pagina dedicata esclusivamente all’arte coreana.

Il nuovo progetto ha l’obiettivo di aprire un osservatorio sull’arte e sugli artisti coreani del passato e del presente. Non amiamo fare nette distinzioni tra arte contemporanea e arte moderna o tradizionale, come pure non amiamo fare distinzioni tra artisti già affermati e giovani artisti agli esordi.

Uno dei nostri obiettivi, infatti, è quello di capire dove stia andando la giovane arte coreana. La Corea è un paese molto innovativo non solo nei settori più noti della tecnologia ma anche in altri ambiti come la moda, il design e, appunto, l’arte di cui vorremmo in futuro parlarvi.

Il nuovo sito è accessibile all’indirizzo koreanart.it, e vi ricordo che è già attiva la nostra pagina FB all’indirizzo facebook.com/koreanart.it.

Grazie a tutti per averci seguito finora e, nella speranza di ritrovarvi da oggi non solo su calmomattino.it (che ovviamente continuerà nella sua attività), ma anche su K-Art, inviamo un caro saluto a tutti.

Giancarlo Pappagallo

 

Antiche scritture ritrovate in statue del Buddha.

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Delle scritture buddhiste stampate nel 14^ secolo sono state ritrovate all’interno di alcune statue del Tempio di Haeinsa (해인사), nella regione del Gyeongsangnam-do (la regione di Busan, nel sud-est del paese).
L’incredibile scoperta è avvenuta a seguito di alcune verifiche effettuate con i raggi X all’esito delle quali è emersa la presenza di alcuni oggetti nell’interno cavo di tre statue raffiguranti il Buddha, statue risalenti al 15^ secolo circa. E’ quanto reso pubblico dall’ordine Jogye del buddhismo coreano.

Si tratta di copie del “Dharani dell’Illuminazione” (성불 수구 대다라니), e di 28 volumi del “Sutra Avatamsaka” (대방광불 화엄경), stampate utilizzando i famosi Tripitaka Koreana (팔만 대장경), antichi blocchi in legno per la stampa.
Secondo gli esperti di conservazione culturale dell’Ordine Jogye “Queste scritture hanno un alto valore storico per le ricerche sulla storia della pittura, della filosofia e della bibliografia buddista coreana”.

Korea Literature Now: intervista a Jeong You Jeong.

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<Published under authorization of Korea Literature Translation Institute (source koreanliteraturenow.com)>

Jung Yeoul: I’d like to start by asking what you’ve been up to since 28 and The Good Son were released.

Jeong You Jeong: From May last year, when The Good Son was released, until October, I was on a publicity tour for the book and attending literary events. I met quite a few international readers in places like Arles and Aix-en-Provence, in France, too. I gave a talk about Seven Years of Darkness at a huge library, and I was really pleased to see foreign readers actively asking questions and buying a lot of copies of the book. Recently, I went to the United States for the first time. My younger sister lives there. I was intending to plan out my next novel under the warm California sun, but we spent so much time swimming and enjoying the sunshine that the trip went by faster than I realized. I’m now in the midst of research for that novel. While I was writing The Good Son, which has a psychopath as the protagonist, I started to worry that the book was getting to me and I was becoming a psychopath myself. But after resting and allowing myself to recharge, it seems like I’m ready to start working on something new.

Jung: The premise of 28 is that a disease is transmitted to humans by man’s best friend—dogs. I’m curious to know what prompted you to come up with this idea.

Jeong: In 2011, South Korea was struck with an outbreak of foot-and-mouth disease. As a reactionary measure, countless cows and pigs were buried alive. Millions of cows and pigs, buried alive just like that. When I saw on the news what was happening, it rubbed me the wrong way, but I didn’t think about it much. One day early in the morning, though, I saw a video by an animal rights activist who’d gone to a place where pigs were being buried. The activist was almost wailing as she shot this video of pigs being indiscriminately buried alive. On camera was this scene of holes being dug and pigs being pushed into them, squirming to stay alive and stepping on top of each other, and the activist absolutely bawled while watching. I cried a lot, too. God will spite us for this, I thought. I wondered what would have happened if this hadn’t been foot-and-mouth disease but some truly deadly animal-spread illness—if it had been a deadly infectious disease, something that could be spread by dogs and cats, would we humans have killed all our cats and dogs, too? Those were the questions that came to mind. That evening, I finished a short synopsis of the book. I was originally a nurse, but I needed more specialized knowledge about contagious diseases, so I searched out veterinary professors and studied up on viruses before writing 28.

Jung: Unlike your other books, 28 has multiple narrators and is told from several points of view. Did your decision to structure the book like this have a connection to its subject matter?

Jeong: With Seven Years of Darkness, I went deep into the narrator’s inner thoughts, but in 28, I was trying to expand my narrative capabilities as much as possible. Just one perspective isn’t sufficient to do that. The main character has blind spots, you see. If I’d told the story as an omniscient narrator, the mentality of the novel’s protagonist or narrator wouldn’t have been as vivid, so I wrote neither in the first person nor as an omniscient narrator—I wrote in close-range third person, with multiple narrators. Since it was the first time I’d written in third person from multiple perspectives, it was really challenging and strenuous, but after completing the novel, I had a new sort of confidence as a writer.

Jung: Your work has dealt with the idea of the villain in multiple ways, but you said that in The Good Son, you were able to pursue this idea most satisfactorily and with the most depth. What made you want to explore the inner mind of a villain?

Jeong: I think that there are two coexisting sides to humans. You can really see this if you compare us to apes, the typical examples being orangutans, gorillas, chimpanzees, and bonobos. Bonobos are a pacifist species, and they try to solve all conflicts with love. Because they use physical connection as the solution to conflict, you sometimes hear that Bonobos are “promiscuous.” Chimpanzees, on the other hand, are masculine and aggressive. I see humans as having both these extremes, the bonobo-like pacifism and the chimpanzee-like aggression. In some regards, humans are unbelievably noble, and in other regards, unbelievably shameful and nasty and wicked. What I depict best is not humanity’s grandeur but its wickedness. Since college, I’ve really enjoyed classes related to psychiatry. This interest in humanity’s dark and wicked sides developed into my curiosity as an author who writes thrillers.

Jung: How did your way of thinking change before and after you started to write books? I’m curious to know how your thoughts about evil have changed.

Jeong: Before I started writing novels, I thought that it was evil to disobey the norms that have been laid out by our society, to commit acts like murder or theft. But after studying evolutionary psychology and cognitive science, I realized that social norms and morality are elements of cultures, and that these norms are things that humans have created. If other animals fight and kill amongst themselves, we don’t say that it’s wicked or pass moral judgment. I find it very interesting to think about human evils for what they are and to study where they come from without using morality as a restrictive standard. I’ve developed an eye for looking at the “evil itself” without holding it to a moral standard or ethical criterion.

Jung: I’m curious to talk about what you’ve been working on recently as well. Your readers are probably wondering, too. What are you writing right now?

Jeong: It’s been ten years now since I became a writer, and I’ve published five books. For my sixth book, it looks like I’m going to finally have a female protagonist at the forefront. I’ve only written male protagonists until now. I’m planning to bring a lot of fantastical elements into the next novel. The book will draw from the genre of fantasy while maintaining the elements of a thriller. As in 28, the premise will be widespread societal disaster.

Jung: I know that you take copious amounts of notes when you’re working on a novel. I’d like to hear about the writing process, from your initial ideas for subject matter to the synopsis to the completion of the work.

Jeong: Once I have an idea and write down a synopsis, I start to do a huge amount of research. First I read a ton of books, next I do interviews, and then I handwrite a draft in a notebook. Then I see what I need to supplement. After that. I go out to gather more information and add what’s needed. This is when the real work begins, and as I start to work on my laptop, I add flavor to the details, make the scenes livelier, and give the characters more of a three-dimensional quality. Even though it’s just a rough draft, I go through these three steps in the writing process. If more than 10 percent of the original draft is left, I consider the novel to be a failure. This is because what I think of first tends to be at the surface level of my consciousness, and I find that that’s not where my real creative inspiration lies. I’m not the type to trust myself. Only if I skim off that first superficial idea will the real story hiding at the bottom of my consciousness rise to the top, so I revise my drafts multiple times, throw them away, and write them again. Lastly, I read the manuscript backwards. If I have chapters one through twenty, I read from twenty to one. When I examine the story backwards like this, I can see the final holes in the manuscript. Filling those holes is my last job. The novel that was the most different from its original synopsis was The Good Son, and the most difficult to revise was 28.

Jung: You’re also a really diligent reader, as you read widely in a variety of fields for your research. What have you been reading recently?

Jeong: A while ago, I developed an interest in astrophysics. I’ve been learning about the Big Bang Theory, too. I looked at some books on quantum physics as well, but they were so difficult that reading them would make my mind go blank, and I’d slump over as if I’d just taken ten sleeping pills at once. [laughs] Now I’m very interested in anthropology. Jared Mason Diamond’s books are all good. Recently I’ve been reading research on apes and chimpanzees, anthropology and social psychology readings, things like that. Yuval Noah Harari’s Homo Deus is really interesting, too.

Jung: If you look at your previous works, they all have strong components of a thriller. Is there a reason you’re attracted to thrillers in particular?

Jeong: I think there are two kinds of novels. The first type is a novel that makes you think and the second is a novel that gives you experiences. Novels that make the reader think are philosophical and are difficult, profound stories. In novels that make readers have new experiences, the most important thing is a feeling of solidarity with the reader. You have to grab the reader’s hand and pull him or her into a new, unfamiliar world. Then you have to lock the door so he or she can’t escape. I always wanted to write those kinds of novels. I wanted to show this world that I created to readers and say, “This is how I see the world and humanity and life. How do you see them?” And that’s how I came to enjoy thrillers, because they incite curiosity in readers. I like fear, too. When I was writing Shoot Me in the Heart, I spent about a year going hiking alone at night in order to understand the psychology of a blind person. It was a little scary, walking through cemeteries alone. I’d like for readers to feel that same sort of chilly terror when they read my books. I hope that reading my books has that same thrilling excitement, the feeling you get when you turn around thinking, “Is there something behind me?” or because it seems like someone just brushed by you.

Jung: Shoot Me in the Heart has been turned into a movie, and Seven Years of Darkness and The Good Son are currently in the process of being made into films as well. How do you feel about this?

Jeong: I think that movies are really in the realm of the director. I don’t care if the director caters to my own novelistic intentions; I just want the movie to show off the director’s creative vision. I actually hope that the director can present some completely new perspective that I’ve never thought of. The scriptwriters have all told me that out of the books they’ve worked with, my novels are the most difficult to make into movies. There’s no fluff that can be cut out. If you remove even one plot element from the original novel, the entire narrative structure falls apart. When I last saw the script for Seven Years of Darkness, it was in its thirtieth draft. The thirtieth draft! They said that after that, they revised it seventeen more times. That’s how difficult and frustrating it is to make novels into movies.

Jung: Thrillers are such a firmly established genre abroad that it must have been a challenge to break into the market. I’d like to hear if you think that there are certain characteristics common to your novels, traits that distinguish “a Jeong You Jeong thriller.”

Jeong: I don’t target foreign readers when I write novels. I don’t even target domestic readers. Readers say that I’m not a reader-friendly writer. It seems like I always do the exact opposite of what they want. They ask me, “Please, could you just stop writing about villains?” but I don’t. Other readers ask, “Can’t you make your dark stories a little more palatable and write something happy with nice characters?” I’m the kind of writer who doesn’t bend to the will of my readers at all. Instead, I try as hard as I can to make them enjoy my writing. If that means I need humor in the book, I write humor, and sometimes I even make the story lewd—whatever it takes to make readers interested enough to turn to the next page. But with that in mind, the premise and the subject matter are completely my own. I don’t work around readers’ tastes but focus rather on the psychological thriller at hand. I pay a lot of attention to shedding light on characters’ inner psychology.

Jung: I want to hear what you’re going to write next. What do you plan for the future?

Jeong: I want to tell the most fundamental, basic life stories. Just like everyone else, there have been a lot of twists and turns to my life, and we all have our own grief. I want to write about these simple twists and turns and sorrows. My hope has always been to put out novels regularly, and at a certain level of quality. I hope that I can continue to write for the rest of my life.

by Jung Yeoul
Literary Critic and Writer