500 anni di mappe della dinastia Joseon in mostra a Seoul.

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Presso il Museo Nazionale della Corea è stata inaugurata nel mese di agosto una importante mostra dedicata alle mappe geografiche coreane di epoca Joseon.
La Corea ha, infatti, una lunga tradizione cartografica  che risale ad oltre 1500 anni, e questa mostra è l’esito di una ricerca curatoriale molto approfondita su un periodo di circa 500 anni, che va a coprire l’intera epoca della dinastia Joseon (1392-1897). Si tratta di mappe molto interessanti non solo da un punto di vista storico e cartografico ma anche artistico, che fanno di questa mostra la più importante del genere mai realizzata in Corea.

Dove: National Museum of Korea

Quando: dal 14 agosto al 28 ottobre 2018.

L’eleganza e l’audacia delle opere di Shin Yun-bok (신윤복).

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Shin Yun-bok, in coreano 신윤복 (1758–1813), noto anche con il nome di Hyewon 혜원, è considerato uno dei maggiori artisti coreani di epoca Choson. Con le sue coraggiose, e a volte ironiche, rappresentazioni di vita quotidiana ha rivoluzionato la pittura coreana del 18° secolo, lasciandoci una preziosa testimonianza della Corea del passato, della sua società, dei suoi stili di vita, dei suoi vizi e delle sue virtù. Nelle bellissime e raffinate opere di Shin Yun-bok ritroviamo diversi soggetti, dal nobile al contadino, con una particolare attenzione alla figura femminile, dettaglio molto importante in quanto nella pittura dell’epoca dipingere le donne era considerato qualcosa di molto disdicevole tra gli artisti di corte. Nell’immagine qui sopra abbiamo un esempio classico della audacia artistica di Hyewon: una Biguni (monaca buddhista) che saluta una Kisaeng.

Confermato arrivo di delegazione nordcoreana per chiusura Olimpiadi.

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Nell’immagine Kim Yong-chol

Confermato arrivo di delegazione nordcoreana per cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di PyeongChang.

Secondo l’Agenzia di stampa Yonhap sarebbe confermato l’arrivo di una delegazione di alto profilo dalla Corea del Nord per la partecipazione alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di PyeongChang. Kim Yong-chol, vice presidente del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori della Corea, attraverserà il confine via terra domenica mattina per un soggiorno di tre giorni, a capo di una delegazione di otto membri.

Proprio in questi giorni in Corea del Sud, a seguito degli inizali rumors, è scoppiata una polemica sulla controversa figura di Kim Yong-chol, accusato di aver architettato l’affondamento di una nave da guerra sudcoreana nel marzo 2010, uccidendo ben 46 soldati. I gruppi conservatori del Sud hanno fortemente protestato contro la decisione di Seoul di accettare la delegazione, sostenendo che l’inclusione di Kim, una figura peraltro sottoposta a sanzioni internazionali, sembra destinata a seminare discordia tra i cittadini sudcoreani, a spaccare le relazioni tra Seoul e Washington, e a indebolire l’attuale regime di sanzioni internazionali.

La delegazione del Nord, oltre ad essere presente alla cerimonia olimpica la sera dell’arrivo, dovrebbe incontrare il presidente Moon Jae-in ed altri funzionari, tra cui il ministro dell’Unificazione Cho Myoung-gyon, e Suh Hoon, il capo dell’intelligence. Il viaggio di Kim coincide, peraltro, con la visita in Corea del Sud della figlia del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Ivanka, a ventaglio di speculazioni su un possibile incontro tra Stati Uniti e Corea del Nord a margine delle Olimpiadi. Ivanka è arrivata a Seoul venerdì per un soggiorno di quattro giorni. Si dice che la delegazione del Nord includa diversi funzionari incaricati delle questioni nucleari, sollevando le prospettive di possibili discussioni sulla attuale situazione di stallo.

Bologna: convegno sulla Corea con Romano Prodi e Antonio Fiori.

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Segnaliamo il convegno che avrà luogo il prossimo 21 febbraio a Bologna presso la Scuola di Scienze Politiche dell’Università. Interventi d’eccezione con il Prof. Romano Prodi, che non ha bisogno di presentazioni, e il Prof. Antonio Fiori, tra i massimi esperti nel nostro paese di Corea.

Seollal (설날): il capodanno coreano.

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Il prossimo 16 febbraio in Corea è il giorno di Seollal (설날), il Capodanno coreano secondo il calendario lunare, probabilmente la festività nazionale più importante del paese. Il Capodanno coreano cade generalmente nel giorno del secondo novilunio dopo il solstizio d’inverno, a meno che non ci sia un raro undicesimo o dodicesimo mese intercalare.

Il Seollal è generalmente una festa vissuta in famiglia durante la quale si svolgono anche celebrazioni in onore dei parenti defunti, celebrazioni note con il nome charye (차례). E’ una delle rare occasioni grazie alle quali molti coreani indossano gli abiti tradizionali come i colorati ed eleganti hanbok.

Tra i riti del Seollal, il più tipico è il Sebae, praticato dai bambini verso i genitori o, comunque, verso i parenti adulti, con profondi inchini in segno di rispetto. Durante questi giorni è facile sentire le parole “saehae bok manhi badeuseyo” (새해 복 많이 받으세요), una forma augurale molto diffusa che potrebbe essere tradotta come “riceviate  molte benedizioni per il nuovo anno”.

In questi giorni, anche la cucina riveste la sua importanza, con diversi piatti tradizionali come  zuppe, ravioli e soprattutto il piatto tipico del Capodanno lunare coreano: il Ttŏkkuk (떡국), una zuppa a  base di gnocchi di riso.

 

Guida completa alle Olimpiadi Invernali di PyeongChang 2018.

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In vista della XXIII edizione dei Giochi Olimpici Invernali, che si svolgeranno a Pyeongchang, in Corea del Sud, dal 9 al 25 febbraio, e della XII edizione dei Giochi Paralimpici Invernali, dal 9 al 18 marzo, l’Ambasciata d’Italia a Seoul e l’Unità di Crisi della Farnesina hanno redatto il “Focus Olimpiadi Invernali: Repubblica di Corea, Pyeongchang 2018”.

Si tratta di uno strumento utile, completo e di facile consultazione, concepito al fine di fornire ai connazionali presenti in Corea del Sud nei periodi summenzionati, tutte le principali notizie ed informazioni pratiche sull’evento.

Il “Focus”, in particolare, presta grande attenzione a tutto ciò che riguarda l’aspetto della sicurezza dei cittadini italiani che assisteranno alla manifestazione, attraverso le sezioni dedicate ai contatti dell’Ambasciata d’Italia a Seoul e ai numeri da comporre e siti internet da consultare in caso di emergenza. Presenta, quindi, un dettagliato resoconto, con foto e mappe a colori, dei luoghi delle competizioni e di come raggiungerli, fornendo indicazioni dirette e riferimenti ai siti internet delle principali compagnie di trasporti sudcoreane.

Particolarmente importante è la sezione “Prima di Partire” che, oltre a rinnovare l’invito ai connazionali che si apprestano a raggiungere la Corea del Sud a iscriversi al sito dell’Unità di Crisi www.dovesiamonelmondo.it e a scaricare l’APP “Unità di Crisi per smartphone e tablet, presenta un utile resoconto su quali documenti portare con sé prima della partenza.

Si segnala, infine, la sezione “Avvertenze e suggerimenti per il soggiorno” che, oltre a presentare indicazioni di utilità pratica, fornisce informazioni di carattere comportamentale da seguire per potersi godere appieno la manifestazione nel reciproco rispetto del Paese che la ospita.

Clicca qui per scaricare il “Focus”

Nasce K-Art, una nuova pagina dedicata all’arte e a alla cultura coreana.

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Cari amici e lettori,

è con grande piacere che comunichiamo la nascita di una nuova pagina dedicata esclusivamente all’arte coreana.

Il nuovo progetto ha l’obiettivo di aprire un osservatorio sull’arte e sugli artisti coreani del passato e del presente. Non amiamo fare nette distinzioni tra arte contemporanea e arte moderna o tradizionale, come pure non amiamo fare distinzioni tra artisti già affermati e giovani artisti agli esordi.

Uno dei nostri obiettivi, infatti, è quello di capire dove stia andando la giovane arte coreana. La Corea è un paese molto innovativo non solo nei settori più noti della tecnologia ma anche in altri ambiti come la moda, il design e, appunto, l’arte di cui vorremmo in futuro parlarvi.

Il nuovo sito è accessibile all’indirizzo koreanart.it, e vi ricordo che è già attiva la nostra pagina FB all’indirizzo facebook.com/koreanart.it.

Grazie a tutti per averci seguito finora e, nella speranza di ritrovarvi da oggi non solo su calmomattino.it (che ovviamente continuerà nella sua attività), ma anche su K-Art, inviamo un caro saluto a tutti.

Giancarlo Pappagallo

 

Antiche scritture ritrovate in statue del Buddha.

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Delle scritture buddhiste stampate nel 14^ secolo sono state ritrovate all’interno di alcune statue del Tempio di Haeinsa (해인사), nella regione del Gyeongsangnam-do (la regione di Busan, nel sud-est del paese).
L’incredibile scoperta è avvenuta a seguito di alcune verifiche effettuate con i raggi X all’esito delle quali è emersa la presenza di alcuni oggetti nell’interno cavo di tre statue raffiguranti il Buddha, statue risalenti al 15^ secolo circa. E’ quanto reso pubblico dall’ordine Jogye del buddhismo coreano.

Si tratta di copie del “Dharani dell’Illuminazione” (성불 수구 대다라니), e di 28 volumi del “Sutra Avatamsaka” (대방광불 화엄경), stampate utilizzando i famosi Tripitaka Koreana (팔만 대장경), antichi blocchi in legno per la stampa.
Secondo gli esperti di conservazione culturale dell’Ordine Jogye “Queste scritture hanno un alto valore storico per le ricerche sulla storia della pittura, della filosofia e della bibliografia buddista coreana”.

Korea Literature Now: intervista a Jeong You Jeong.

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<Published under authorization of Korea Literature Translation Institute (source koreanliteraturenow.com)>

Jung Yeoul: I’d like to start by asking what you’ve been up to since 28 and The Good Son were released.

Jeong You Jeong: From May last year, when The Good Son was released, until October, I was on a publicity tour for the book and attending literary events. I met quite a few international readers in places like Arles and Aix-en-Provence, in France, too. I gave a talk about Seven Years of Darkness at a huge library, and I was really pleased to see foreign readers actively asking questions and buying a lot of copies of the book. Recently, I went to the United States for the first time. My younger sister lives there. I was intending to plan out my next novel under the warm California sun, but we spent so much time swimming and enjoying the sunshine that the trip went by faster than I realized. I’m now in the midst of research for that novel. While I was writing The Good Son, which has a psychopath as the protagonist, I started to worry that the book was getting to me and I was becoming a psychopath myself. But after resting and allowing myself to recharge, it seems like I’m ready to start working on something new.

Jung: The premise of 28 is that a disease is transmitted to humans by man’s best friend—dogs. I’m curious to know what prompted you to come up with this idea.

Jeong: In 2011, South Korea was struck with an outbreak of foot-and-mouth disease. As a reactionary measure, countless cows and pigs were buried alive. Millions of cows and pigs, buried alive just like that. When I saw on the news what was happening, it rubbed me the wrong way, but I didn’t think about it much. One day early in the morning, though, I saw a video by an animal rights activist who’d gone to a place where pigs were being buried. The activist was almost wailing as she shot this video of pigs being indiscriminately buried alive. On camera was this scene of holes being dug and pigs being pushed into them, squirming to stay alive and stepping on top of each other, and the activist absolutely bawled while watching. I cried a lot, too. God will spite us for this, I thought. I wondered what would have happened if this hadn’t been foot-and-mouth disease but some truly deadly animal-spread illness—if it had been a deadly infectious disease, something that could be spread by dogs and cats, would we humans have killed all our cats and dogs, too? Those were the questions that came to mind. That evening, I finished a short synopsis of the book. I was originally a nurse, but I needed more specialized knowledge about contagious diseases, so I searched out veterinary professors and studied up on viruses before writing 28.

Jung: Unlike your other books, 28 has multiple narrators and is told from several points of view. Did your decision to structure the book like this have a connection to its subject matter?

Jeong: With Seven Years of Darkness, I went deep into the narrator’s inner thoughts, but in 28, I was trying to expand my narrative capabilities as much as possible. Just one perspective isn’t sufficient to do that. The main character has blind spots, you see. If I’d told the story as an omniscient narrator, the mentality of the novel’s protagonist or narrator wouldn’t have been as vivid, so I wrote neither in the first person nor as an omniscient narrator—I wrote in close-range third person, with multiple narrators. Since it was the first time I’d written in third person from multiple perspectives, it was really challenging and strenuous, but after completing the novel, I had a new sort of confidence as a writer.

Jung: Your work has dealt with the idea of the villain in multiple ways, but you said that in The Good Son, you were able to pursue this idea most satisfactorily and with the most depth. What made you want to explore the inner mind of a villain?

Jeong: I think that there are two coexisting sides to humans. You can really see this if you compare us to apes, the typical examples being orangutans, gorillas, chimpanzees, and bonobos. Bonobos are a pacifist species, and they try to solve all conflicts with love. Because they use physical connection as the solution to conflict, you sometimes hear that Bonobos are “promiscuous.” Chimpanzees, on the other hand, are masculine and aggressive. I see humans as having both these extremes, the bonobo-like pacifism and the chimpanzee-like aggression. In some regards, humans are unbelievably noble, and in other regards, unbelievably shameful and nasty and wicked. What I depict best is not humanity’s grandeur but its wickedness. Since college, I’ve really enjoyed classes related to psychiatry. This interest in humanity’s dark and wicked sides developed into my curiosity as an author who writes thrillers.

Jung: How did your way of thinking change before and after you started to write books? I’m curious to know how your thoughts about evil have changed.

Jeong: Before I started writing novels, I thought that it was evil to disobey the norms that have been laid out by our society, to commit acts like murder or theft. But after studying evolutionary psychology and cognitive science, I realized that social norms and morality are elements of cultures, and that these norms are things that humans have created. If other animals fight and kill amongst themselves, we don’t say that it’s wicked or pass moral judgment. I find it very interesting to think about human evils for what they are and to study where they come from without using morality as a restrictive standard. I’ve developed an eye for looking at the “evil itself” without holding it to a moral standard or ethical criterion.

Jung: I’m curious to talk about what you’ve been working on recently as well. Your readers are probably wondering, too. What are you writing right now?

Jeong: It’s been ten years now since I became a writer, and I’ve published five books. For my sixth book, it looks like I’m going to finally have a female protagonist at the forefront. I’ve only written male protagonists until now. I’m planning to bring a lot of fantastical elements into the next novel. The book will draw from the genre of fantasy while maintaining the elements of a thriller. As in 28, the premise will be widespread societal disaster.

Jung: I know that you take copious amounts of notes when you’re working on a novel. I’d like to hear about the writing process, from your initial ideas for subject matter to the synopsis to the completion of the work.

Jeong: Once I have an idea and write down a synopsis, I start to do a huge amount of research. First I read a ton of books, next I do interviews, and then I handwrite a draft in a notebook. Then I see what I need to supplement. After that. I go out to gather more information and add what’s needed. This is when the real work begins, and as I start to work on my laptop, I add flavor to the details, make the scenes livelier, and give the characters more of a three-dimensional quality. Even though it’s just a rough draft, I go through these three steps in the writing process. If more than 10 percent of the original draft is left, I consider the novel to be a failure. This is because what I think of first tends to be at the surface level of my consciousness, and I find that that’s not where my real creative inspiration lies. I’m not the type to trust myself. Only if I skim off that first superficial idea will the real story hiding at the bottom of my consciousness rise to the top, so I revise my drafts multiple times, throw them away, and write them again. Lastly, I read the manuscript backwards. If I have chapters one through twenty, I read from twenty to one. When I examine the story backwards like this, I can see the final holes in the manuscript. Filling those holes is my last job. The novel that was the most different from its original synopsis was The Good Son, and the most difficult to revise was 28.

Jung: You’re also a really diligent reader, as you read widely in a variety of fields for your research. What have you been reading recently?

Jeong: A while ago, I developed an interest in astrophysics. I’ve been learning about the Big Bang Theory, too. I looked at some books on quantum physics as well, but they were so difficult that reading them would make my mind go blank, and I’d slump over as if I’d just taken ten sleeping pills at once. [laughs] Now I’m very interested in anthropology. Jared Mason Diamond’s books are all good. Recently I’ve been reading research on apes and chimpanzees, anthropology and social psychology readings, things like that. Yuval Noah Harari’s Homo Deus is really interesting, too.

Jung: If you look at your previous works, they all have strong components of a thriller. Is there a reason you’re attracted to thrillers in particular?

Jeong: I think there are two kinds of novels. The first type is a novel that makes you think and the second is a novel that gives you experiences. Novels that make the reader think are philosophical and are difficult, profound stories. In novels that make readers have new experiences, the most important thing is a feeling of solidarity with the reader. You have to grab the reader’s hand and pull him or her into a new, unfamiliar world. Then you have to lock the door so he or she can’t escape. I always wanted to write those kinds of novels. I wanted to show this world that I created to readers and say, “This is how I see the world and humanity and life. How do you see them?” And that’s how I came to enjoy thrillers, because they incite curiosity in readers. I like fear, too. When I was writing Shoot Me in the Heart, I spent about a year going hiking alone at night in order to understand the psychology of a blind person. It was a little scary, walking through cemeteries alone. I’d like for readers to feel that same sort of chilly terror when they read my books. I hope that reading my books has that same thrilling excitement, the feeling you get when you turn around thinking, “Is there something behind me?” or because it seems like someone just brushed by you.

Jung: Shoot Me in the Heart has been turned into a movie, and Seven Years of Darkness and The Good Son are currently in the process of being made into films as well. How do you feel about this?

Jeong: I think that movies are really in the realm of the director. I don’t care if the director caters to my own novelistic intentions; I just want the movie to show off the director’s creative vision. I actually hope that the director can present some completely new perspective that I’ve never thought of. The scriptwriters have all told me that out of the books they’ve worked with, my novels are the most difficult to make into movies. There’s no fluff that can be cut out. If you remove even one plot element from the original novel, the entire narrative structure falls apart. When I last saw the script for Seven Years of Darkness, it was in its thirtieth draft. The thirtieth draft! They said that after that, they revised it seventeen more times. That’s how difficult and frustrating it is to make novels into movies.

Jung: Thrillers are such a firmly established genre abroad that it must have been a challenge to break into the market. I’d like to hear if you think that there are certain characteristics common to your novels, traits that distinguish “a Jeong You Jeong thriller.”

Jeong: I don’t target foreign readers when I write novels. I don’t even target domestic readers. Readers say that I’m not a reader-friendly writer. It seems like I always do the exact opposite of what they want. They ask me, “Please, could you just stop writing about villains?” but I don’t. Other readers ask, “Can’t you make your dark stories a little more palatable and write something happy with nice characters?” I’m the kind of writer who doesn’t bend to the will of my readers at all. Instead, I try as hard as I can to make them enjoy my writing. If that means I need humor in the book, I write humor, and sometimes I even make the story lewd—whatever it takes to make readers interested enough to turn to the next page. But with that in mind, the premise and the subject matter are completely my own. I don’t work around readers’ tastes but focus rather on the psychological thriller at hand. I pay a lot of attention to shedding light on characters’ inner psychology.

Jung: I want to hear what you’re going to write next. What do you plan for the future?

Jeong: I want to tell the most fundamental, basic life stories. Just like everyone else, there have been a lot of twists and turns to my life, and we all have our own grief. I want to write about these simple twists and turns and sorrows. My hope has always been to put out novels regularly, and at a certain level of quality. I hope that I can continue to write for the rest of my life.

by Jung Yeoul
Literary Critic and Writer

La guerra dimenticata.

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di Emiliano Pennisi – Il 27 luglio 1953 nel villaggio coreano di Panmunjeom, a ridosso del 38° parallelo, il generale nordcoreano Nam Il e quello americano, William Harrison Jr. firmarono l’armistizio che sospese la Guerra di Corea, uno dei conflitti più drammatici del XX secolo.

“La guerra dimenticata”, iniziata nell’estate del 1950, durò circa tre anni e quando si giunse alla tregua i morti erano più di tre milioni, molte famiglie furono separate fino ancora a oggi, mentre Seul e Pyeongyang vennero quasi distrutte. Il villaggio di Panmunjeom non esiste più, cancellato dalla guerra. Al suo posto, un chilometro più a sud, si trova la Joint Security Area, l’unico luogo lungo tutta la Zona Smilitarizzata (DMZ), in cui i soldati del Sud e del Nord si fronteggiano a pochi passi di distanza, in un silenzio fermo nel tempo, sorvegliando giorno e notte la Military Demarcation Line, il confine vero e proprio. Un confine de facto.

Le due Coree rimangono tecnicamente in guerra, in 64 anni non è stato firmato alcun trattato di pace. La vita dei coreani dipende ancora dall’armistizio del 27 luglio 1953, e fintanto che non ci sarà una vera pace nella penisola, la Guerra di Corea non potrà dirsi ufficialmente conclusa.

Emiliano Pennisi, di Roma, vive a Seoul da 11 anni, dove insegna lingua e cultura italiana alla Sogang University.

Due settimane di arte coreana a Milano!

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Dal 7 al 21 luglio 2017, a Milano, due intense settimane dedicate all’arte coreana, con l’edizione 2017 della “Korean Wunderkammer”. Diversi luoghi dell’arte e della cultura accoglieranno un grande festival di arte contemporanea coreana, con pittura, scultura, fotografia ed installazioni. Nell’arco di quindici giorni sarà possibile visitare tre diverse mostre di altrettante associazioni artistiche coreane che esporranno i loro lavori presso la Fondazione Luciana Matalon, la Galleria Maec e il centro culturale San Fedele, il tutto organizzato da Orange Bridge Milano, l’Associazione Lombardia Corea, l’Associazione Korean Folk Painting ed Artevent.

Si comincia il 7 luglio presso la Fondazione Luciana Matalon. Saranno presenti più di cento protagonisti dell’arte Minhwa, la pittura popolare tradizionale coreana, presentati dall’Associazione Folk Painting.

Dal 13 luglio, presso la galleria Maec è di scena l’arte giovane coreana con pittura, scultura e installazioni di artisti provenienti da diverse aree del paese, selezionati dall’Associazione Artevent.

Dal 17 luglio invece, presso San Fedele Arte, un focus fotografico sulle tradizioni culturali e spirituali dell’isola coreana di Jeju, a cura di Orange Bridge.

VISITA LA GALLERY PER UN’ANTEPRIMA DELLE OPERE CLICCANDO QUI!

“La Corea del Sud non ha bisogno del permesso USA per parlare con il Nord”.

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“La ripresa del dialogo con la Corea del Nord potrebbe essere perseguita in stretta collaborazione e consultazione con gli Stati Uniti, ma la Corea del Sud non deve essere autorizzata dagli Stati Uniti per farlo”, ha dichiarato oggi Kwun Hyuk-ki, portavoce del Cheong Wa Dae, l’Ufficio della Presidenza della Repubblica della Corea del Sud.

La nota ufficiale arriva in risposta a una domanda posta da un giornalista americano in una recente intervista con il Presidente sudcoreano Moon Jae-in, in cui l’intervistatore dell’emittente statunitense CBS ha dichiarato che non era chiaro se il Presidente americano Donald Trump “potesse permetterealla sua controparte sudcoreana di negoziare autonomamente con i nordcoreani.

La dichiarazione dell’Ufficio presidenziale arriva dopo giorni di intense polemiche scatenatesi sui social media sudcoreani, e a due giorni dall’incontro bilaterale previsto tra Trump e Moon a Washington.

Prospects for Japan-South Korea Cooperation Under Moon Jae-in.

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By Scott A. Snyder and Brad Glosserman (copyright Council on Foreign Relations).

South Korea’s new president, Moon Jae-in, has a long list of priorities. Topping the list is restoring faith and credibility in his country’s political system and getting the struggling economy on its feet. In foreign policy, chief concerns include ensuring that the alliance with the United States remains strong, getting China to ease up on its campaign of economic intimidation and ending the freeze in North-South relations and imparting momentum into diplomacy to reduce tensions and remove the North Korean nuclear threat.

Another critical issue Moon must manage is relations with Japan. That task will be complicated by his campaign platform pledges to unwind the December 2015 comfort woman agreement negotiated by his discredited predecessor, Park Geun-hye. In his first conversation with Japanese Prime Minister Shinzo Abe, Moon noted that his fellow South Koreans could not emotionally accept all the items in the agreement. At the same time, and to his credit, he also appears to have made space for Japan-South Korea relations, noting that they should not be contingent on the resolution of the comfort woman issue. This “two-track” formula could help him avoid the box that Park created for herself over the issue when she took office in 2013. President Moon is likely to find that a strong relationship with Tokyo will pay important dividends and help him deal with other grave geopolitical challenges.

Relations between South Korea and Japan have long been fraught: a tangled history, imperial conquest, territorial disputes, and the residues of Japanese occupation have poisoned the bilateral relationship for more than seventy years after the end of World War II. After several years of ambivalence, President Park tried to set a floor on the relationship by striking a deal on comfort women and approving a long-delayed agreement on information sharing between the militaries of Japan and South Korea. At U.S. prodding, Seoul, Tokyo, and Washington have moved forward on greater trilateral cooperation to address the North Korean threat.

Yet cooperation remains controversial and contingent. Worse, Park’s impeachment has tainted the measures she adopted to improve relations. While Moon has said that the December 2015 comfort women agreement will not be the starting point for relations with Japan, he said during the campaign that “both the agreement and the negotiation process were wrong,” and that the agreement “must be renegotiated [in accordance with] the will of the majority of the public.” This approach risks stalemate with Japanese counterparts who negotiated with the Park administration in good faith.

Moon’s top national security challenge is North Korea. To do that effectively, he needs the support of both China and the United States. Beijing offers Seoul important leverage in dealing with Pyongyang. But China’s relations with the South have been troubled in recent months. The primary problem is Seoul’s decision to ignore Beijing’s objections and proceed with deployment of the Terminal High-Altitude Aerial Defense (THAAD) missile defense system that is intended to counter the North Korean missile threat. China is convinced that the system threatens its own nuclear deterrent and has responded to Seoul’s indifference to Chinese concerns with fury, boycotting Korean cultural exports, shutting down Chinese tourism to Korea, and closing 90 percent of the Lotte stores in China (punished because it swapped the land the South Korean government is using for the THAAD deployment). China’s 8.1 million visitors accounted for about half of South Korea’s tourists last year, and 70 percent of duty-free operators’ annual revenue of 8.6 trillion won ($7.59 billion) according to the Korea Tourism Organization (KTO); that number is estimated to plunge 50 percent in 2017. Korea Development Bank forecasts $20 billion in potential losses in trade with China, should the diplomatic spat continue, more than half of which are in the tourism and duty-free sectors.

For its part, the United States provides security guarantees to South Korea against the North Korean threat, and gives Seoul credibility in the eyes of Beijing. Astute South Korean policy-makers concede that China would not take them seriously if they did not have the United States behind them. In addition, Pyongyang ultimately wants a deal with Washington, and Moon needs a good relationship with the United States to prevent the North from negotiating behind his back.

In this context, a deal with Tokyo gives Moon breathing room. A strong relationship with Japan also gives South Korea more credibility with China; without a partner, South Korea is susceptible to the type of pressure that China has brought to bear in the wake of the THAAD controversy. While the United States should continue to provide that protection, there is greater uncertainty and less assurance in South Korea about U.S. positions in the Donald Trump administration. Regardless of whether the United States is encouraging good Japan-South Korea relations or appears more untrustworthy from the vantage point of Tokyo and Seoul, a stable Japan-South Korea relationship provides both governments with a measure of assurance in an increasingly volatile security environment. Moreover, a strong Japan-South Korea relationship would prevent Beijing and Tokyo from coming to agreement on interests in East Asia in ways that prejudice South Korean interests. In other words, a durable Japan-South Korea relationship is an insurance policy for Seoul.

Building that relationship will take time. It will be incremental. It could begin with Moon’s personal affirmation of a future-oriented relationship, followed by outreach to Abe to construct a larger and more enduring bilateral relationship. Abe should respond with an offer of assistance (in the appropriate form) to mitigate the damage being done to South Korean economic interests by China. A resumption of the expired currency swap agreement would also be a nice gesture.

While the Japanese government is likely to resist formal renegotiation of the 2015 comfort woman agreement, it is undeniable that Japan-South Korea relations will be constrained without broader Korean public acceptance of Japan’s efforts to address the past. Both leaders will have to do more to change the situation. The challenge for Moon is to show that South Korea’s public grievances toward Japan can be satisfied, while Abe will need to make greater efforts to win over South Korean public support.

Over time, Japan-South Korea cooperation should evolve into a genuine framework of reconciliation. In many ways, Moon is the most appropriate leader for such a deal. The real tensions in the Japan-South Korea relationship are generated by the right in Japan and the left in South Korea, both of which are struggling with the political status quo in their own countries. Moon, a progressive, and Abe, a conservative, are the leaders best able to deliver the constituencies that would make reconciliation between the two countries meaningful. Both short- and long-term considerations should impel them to get started now.

https://www.cfr.org/blog-post/prospects-japan-south-korea-cooperation-under-moon-jae

 

PIL Corea del Sud +1,1% nel primo trimestre 2017.

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Il Prodotto Interno Lordo (PIL) della Corea del Sud nei primi tre mesi dell’anno è cresciuto dell’1,1% rispetto al trimestre precedente, superando le previsioni dello 0,9% rilasciate in aprile. Il tasso di crescita annuale potrebbe dunque attestarsi sul 3% circa per il 2017, ha comunicato oggi la Banca di Corea.

I dati del primo trimestre sono risultati migliori del previsto grazie ai numeri più importanti non solo delle esportazioni ma anche degli investimenti nel settore delle costruzioni a causa del boom del mercato immobiliare.

Le esportazioni sono cresciute del 2,1% nel primo trimestre, superando le previsioni dell’1,9%, grazie alla forte domanda d’oltremare di semiconduttori e macchinari.

L’investimento nelle costruzioni è salito del 6,8% nel primo trimestre dopo essersi contratto dell’1,2% nel quarto trimestre del 2016. Anche in questo caso, i dati superano le attese di 1,5 punti percentuali.

L’investimento in software e in altri settori basati sulla conoscenza ha guadagnato lo 0,3%. La produzione di chip è salita del 4,4% rispetto al trimestre precedente. L‘agricoltura e la produzione di pesca sono cresciuti del 5,9%. Salgono i consumi privati che guadagnano lo 0,4% e sale anche la spesa pubblica dello 0,5% nel primo trimestre.

La quota del risparmio lordo sul PIL è salita al 36,9% dal 35,8% nel quarto trimestre dell’anno precedente. Il tasso d’investimento lordo si attesta al 30,5%, in crescita rispetto al 29,9% nel quarto trimestre 2016.

“Cultura Coreana in Movimento 2017” a Bologna dal 25 al 27 maggio 2017.

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Il Consolato Generale della Repubblica di Corea organizza l’evento “Cultura Coreana in Movimento 2017” a Bologna dal 25 al 27 maggio 2017, in collaborazione con il Comune di Bologna – Ufficio Relazioni e Progetti Internazionali.

L’inaugurazione si terrà giovedì 25 maggio alle ore 18.30 presso la Biblioteca Renzo Renzi della Cineteca di Bologna (Piazzetta Pier Paolo Pasolini, 3b – Bologna). Ai saluti ufficiali da parte del Console Generale della Repubblica di Corea Sig. Chang jae-bok e del consigliere comunale Dott. Marco Lombardo seguirà una performance musicale di Gayageum (strumento tradizionale coreano a corde) e di violoncello e un aperitivo con assaggi della cucina coreana. Alle ore 20.00, la proiezione del film “AWAITING” di Kang je-Kyu (28 Min.) presso la Sala Mastroianni del Cinema Lumière, preceduta da un’introduzione a cura del Prof. Antonio Fiori (Università di Bologna) e Riccardo Gelli (direttore del Florence Korea Film Fest), dal titolo: “Corea divisa, uno sguardo attraverso il cinema coreano – Introduzione sulla divisione della penisola coreana”.

Dimostrazione e degustazione di Kimbap coreano, performance di musica Kpop a cura del gruppo Karma, vincitore del K-pop World Festival 2016 di Seoul e calligrafia coreana saranno i protagonisti venerdì 26 maggio a partire dalle ore 16.20 in Piazzetta Pier Paolo Pasolini a Bologna e, a seguire, alle ore 20.00 il Cinema Lumière ospiterà la proiezione di un secondo film coreano, “A HARD DAY” di KIM Seong-Hun (111 Min.).

Gran finale Sabato 27 maggio alle ore 19.30, con il concerto pianistico a cura dell’Ensemble Klavier, una formazione di quattro pianisti coreani, nel Foyer Respighi del Teatro Comunale di Bologna.

Tutti gli eventi sono ad ingresso libero e gratuito fino ad esaurimento posti.

Info: Consolato Generale della Repubblica di Corea

Tel. 02.45373309