Il cinema coreano a casa vostra.

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Continua l’opportunità offerta dall’Istituto Culturale Coreano di visionare in streaming alcuni dei migliori film coreani degli ultimi anni. Questa volta tocca a “THE MAN FROM NOWHERE” del regista Lee Jeong-beom.

Il protagonista è il solitario Tae-sik, che gestisce un banco dei pegni in un quartiere povero. So-mi è invece la sua vicina di casa, una bambina di dieci anni che sfida il suo atteggiamento impenetrabile e freddo, imponendogli la propria amicizia. Quando la madre, tossicodipendente, si impossessa di  una partita di eroina, So-mi viene rapita da una banda di criminali. Per salvare la sua vita, Tae-sik dovrà confrontarsi con il suo misterioso passato, rivelandosi una vera e propria macchina da guerra. 

Per visionare il film è necessario iscriversi (se non  si è già iscritti) alla newsletter dell’Istituto scrivendo a cinemacoreano.icc@gmail.com entro le ore 14:00 del giorno 1 Ottobre.

Data e periodo: da mercoledì 30 Settembre ore 16.00 a giovedì 1 Ottobre ore 16.00

Luogo: Sito Istituto Culturale Coreano in Italia (www.culturacorea.it)

Durata: 119 minuti

Lingua: Lingua originale con sottotitoli in Italiano

KoreArt 2020 a Firenze.

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Si inaugura il prossimo 17 ottobre 2020 presso la Società di Belle Arti “Circolo degli Artisti Casa di Dante” di Firenze la mostra “KoreArt”, collettiva di diciannove artisti coreani che presenteranno i loro ultimi lavori di pittura, scultura, fotografia e design. La mostra è organizzata da ARCOI, associazione di artisti coreani residenti in Italia.

Di seguito maggiori info:

Date: dal 17 al 29 ottobre 2020

Orari: dalle 10,00 alle 12,00 – dalle 16,00 alle 19,00

Inaugurazione: 17 ottobre 2020, ore 17,30

Luogo: Via Santa Margherita 1/R, Firenze, Società di Belle Arti “Circolo degli Artisti Casa di Dante”

Tesoro Nazionale n. 92

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Tesoro Nazionale n. 92

Brocca rituale del 12^ secolo (periodo Goryeo)

Bronzo con intarsio in argento

H. 37,5 cm

Museo Nazionale della Corea, Seoul

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Questa tipologia di brocca rituale coreana trova la sua origine nelle brocche d’acqua utilizzate nell’antica India, note con il nome sanscrito “Kundika”. Usate dapprima dai brahmani, furono successivamente introdotte nel Regno di Goryeo dai monaci buddhisti.

Sono sopravvissuti numerosi esempi di epoca Goryeo (918-1392), sia in celadon che in bronzo. Questo notevole oggetto d’arte, classificato dal  Ministero della Cultura coreano come tesoro nazionale n. 92, è riccamente intarsiato con un idilliaco paesaggio sull’acqua, con canne e salici che ondeggiano al vento, uccelli che si librano pacificamente e galleggiano, pescatori in una barca e una vicina collina avvolta nella nebbia. Le linee di argento intarsiato eccezionalmente sottili – 0,5 mm – creano un’immagine sorprendentemente vivida sullo sfondo di bronzo. Nel tempo l’ossidazione ha annerito le linee argentate e ha reso verde la superficie del bronzo donando un effetto inaspettato: piuttosto che rovinarne la bellezza, la ruggine sembra esaltarne i colori.

Gran parte dei kundika Goryeo superstiti non hanno alcun motivo sulla loro superficie. I pezzi modellati solitamente mostrano, invece, uno stile simile a questo, un paesaggio sull’acqua intarsiato d’argento. Questo genere di paesaggio era un motivo molto popolare tra gli artigiani e gli artisti di epoca Goryeo.

Pur non avendo origine in Corea, questa tipologia di bronzo ha una caratteristica che lo distingue dai pezzi simili di altri paesi asiatici. Su questa brocca emerge chiaramente il senso artistico della cultura coreana dell’epoca. Come in molti dipinti coreani, gli spazi vuoti giocano un ruolo importante nella composizione del paesaggio rappresentato. E’ un vuoto denso di significato e ricco di equilibrio che cattura ancora di più l’attenzione dell’osservatore sui soggetti della rappresentazione. E’ l’armonia del negativo e del positivo sempre presente nell’arte coreana.

ONLINE K-POP CONTEST

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Il Consolato Generale della Repubblica di Corea di Milano ha organizzato il K-Pop Lover’s Gathering 2020 – ONLINE K-POP CONTEST, un’iniziativa per tutti gli amanti del K-pop.

I video potranno essere inviati entro il 16 settembre 2020, e potranno essere votati online dal 17 settembre 2020 fino al 22 settembre 2020, sul canale YouTube del Consolato Generale della Repubblica di Corea.

Tutti i video saranno oggetto di valutazione ai fini diretti della premiazione (non c’e’ pre-selezione) e risulteranno vincitori i video che collezionano il maggior numero di voti nelle rispettive categorie.

Di seguito potete scaricare:

Regolamento

Modulo iscrizione

Per maggiori informazioni potete contattare direttamente il Consolato scrivendo a milano@mofa.go.kr

Jongmyo Daeje. La memoria dei Re.

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Di Emiliano Pennisi – La Corea del Sud di oggi è un paese all’avanguardia e che guarda al futuro. Lontano dai tristi ricordi della guerra e della povertà, i coreani continuano la loro corsa verso il benessere e la ricchezza.

Così, in nome di un progresso che sembra significare solo tecnologia e velocità molte antiche tradizioni vanno sempre più svanendo nell’aria fresca del mattino che sfiora gli avveniristici grattacieli di Seul. Diventano figure evanescenti proprio come gli spiriti che le sciamane coreane invocavano un tempo per propiziare un buon raccolto, per curare malattie o per assicurare ai pescatori che si mettevano in mare che non avrebbero incontrato tempeste sul loro cammino.

Non tutto però è andato perduto e talvolta una semplice passeggiata in centro a Seul può portarci indietro nel tempo…

“…Quella mattina, prima dell’alba, il re lasciò il suo palazzo dopo aver ricevuto il saluto delle guardie. Un funzionario gli rese omaggio portando il sigillo reale mentre lui saliva su un piccolo carro che lo avrebbe condotto poco lontano, alla carrozza reale che lo stava attendendo.

Alcuni soldati si avvicinarono al re con un parasole e un grande ventaglio, mentre altri soldati della scorta lo seguivano in modo tale da condurlo in tutta sicurezza a destinazione.

Era un giorno speciale per il re. Era il giorno in cui si rinnovava la memoria dei suoi antenati con l’invocazione del loro spirito.

Il sovrano nel suo ruolo di gran sacerdote e alcuni suoi funzionari in veste di officianti avevano trascorso una settimana a purificare il corpo e la mente mangiando cibi semplici, evitando di visitare gli ammalati, di ascoltare musica e di firmare sentenze capitali.

Il corteo giunse nel santuario di Jongmyo, costruito nel 1394 dal re Taejo, il fondatore della dinastia Joseon e tra la folla il sovrano arrivò nei pressi del grande padiglione che custodiva le tavole sacre sulle quali erano incisi i nomi dei suoi antenati.

I funzionari di corte occuparono ognuno il proprio posto, due di loro si alzarono in piedi dinanzi alle sacre tavole mentre altri due iniziarono il rito offrendo del vino di riso (ulchangju 울창주) agli spiriti della Terra in segno di saluto.

Le sacre tavole furono poste di fronte all’altare e un profumatissimo incenso venne bruciato per compiacere gli spiriti del Cielo. 

Con l’offerta del vino e con l’incenso che si spandeva per ogni dove, una musica maestosa accompagnata dal battere incessante dei tamburi conduceva il re all’incontro con gli spiriti, mentre una melodiosa canzone raccontava le gesta dei re del passato e il loro coraggio nel difendere la terra del Calmo Mattino dalle invasioni straniere.

Dopo aver offerto agli spiriti il sangue di una mucca, di una pecora e di un maiale, il panno che aveva avvolto il sacrificio fu portato via e al suo posto giunsero i cibi. Tutto ciò che rimase del rito venne bruciato in ossequio a quelle regali presenze. 

La musica e i tamburi battenti accompagnarono il vino di riso offerto agli spiriti degli antichi re, mentre un officiante leggeva una preghiera di buon augurio per il re in carica e gli altri si inchinavano con deferenza in suo onore.

I celebranti parteciparono al banchetto, mangiarono e bevvero insieme agli spiriti ricevendo la loro benedizione e si inchinarono quattro volte dinanzi a loro in segno di gratitudine.

Al termine, con movimenti ritmati e al suono di danze rituali, i cibi e il vino furono portati via e una cerimonia di saluto riapriva agli spiriti dei re le porte delle loro dimore celesti. Tutti gli officianti si inchinarono nuovamente con lo sguardo rivolto alle sacre tavole per un ultimo saluto e una musica di una bellezza senza tempo accompagnò il commiato mentre le preghiere scritte venivano bruciate per assicurarsi il favore degli spiriti degli antenati…”

…All’improvviso il rumore del traffico e delle auto della polizia mi riportarono al presente. Ero in piedi in mezzo a una folla curiosa e festante e aspettavo che il corteo del re passasse davanti a noi sulla centralissima strada di Jongno per poi entrare nel santuario di Jongmyo.

Ancora oggi la suggestiva cerimonia del Jongmyo Daeje viene ripetuta ogni anno grazie ai discendenti della famiglia reale Yi che tengono viva la memoria dei loro antenati. La rappresentazione e` di grande effetto e gli abiti d’epoca, gli strumenti musicali tradizionali danno l’impressione di vivere per un momento nella Corea del passato.

Ai giorni nostri per fortuna il rito non prevede più il sacrificio di animali per ingraziarsi le anime dei defunti, ma i coreani tengono molto ugualmente a rivolgersi a quelle silenziose e nobili presenze per augurare pace e prosperità al loro paese.

Il Jongmyo Daeje si svolge a Seul nella prima domenica di Maggio e nel 2001 è stato dichiarato dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’umanità.

* Emiliano Pennisi, di Roma, vive a Seoul da 14 anni, dove insegna lingua e cultura italiana alla Sogang University.

Spettacolo Danza Coreana Online – N.O.T. No One There

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Non perdete l’occasione di assistere questa sera, in diretta streaming su Youtube, ad un bellissimo spettacolo di danza coreana.

Lo spettacolo, intitolato N.O.T., acronimo di ‘No One There’ (Non c’è nessuno lì), descrive il viaggio di un’anziana ottantenne affetta da alzheimer che, tornata bambina, parte alla ricerca del padre perduto durante la guerra di Corea. Negli occhi della bambina appare un mondo fatto di conflitti tra generazioni, sessi, ideologie e famiglia. 

Spettacolo danza online – N.O.T. No One There
Data e ora : Venerdì 12 giugno 2020 ore 19.00
Luogo : in diretta streaming sul sito web o sul canale Youtube
dell’Istituto Culturale Coreano www.youtube.com/watch?v=Fb3Fd-KKKp

“Nuovo Cinema Coreano”, in streaming gratis.

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Il Consolato Generale della Repubblica di Corea di Milano ha organizzato “NUOVO CINEMA COREANO”, un programma di proiezioni gratuite in streaming di alcuni film coreani di successo.

Si parte con il film “Mademoiselle” del regista Park Chan-wook, una magnetica storia di intrighi e segreti di cui è vittima una giovane ereditiera nella Corea degli anni ’30, visibile, in collaborazione con la Cineteca di Milano e Altre Storie, dalle ore 10.00 di martedì 16 giugno fino alle ore 10.00 del 19 giugno su www.cinetecamilano.it, previa registrazione gratuita sul sito della Cineteca per la visione in streaming.

In asta due “Tesori Nazionali” del Kansong Museum.

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Il noto Kansong Art Museum ha deciso di vendere all’asta due preziosi manufatti buddhisti. Si tratta di due sculture classificate dallo Stato sudcoreano come “tesori nazionali”, e pertanto sottoposte a particolari tutele e vincoli. Sono il tesoro n. 284, Buddha dorato in bronzo, e il tesoro n. 285, Bodhisattva in bronzo dorato, risalenti al VI e al VII secolo.

Il Kansong Art Museum è un museo privato situato a Seoul, fondato nel 1938 dal ricco mercante Chun Hyung-pil (1906-1962), che collezionò preziose opere d’arte coreane durante l’era coloniale giapponese per impedirne il furto e tutelare le preziose eredità culturali coreane. Il museo possiede circa 5000 manufatti tra cui ben 12 classificati come “tesori nazionali”.

Il museo ha purtroppo dovuto affrontare delle difficoltà finanziarie negli ultimi anni e la vendita si è resa necessaria per la sopravvivenza dello stesso. E’ quanto dichiarato alla stampa in questi giorni dall’attuale dirigenza.

La legislazione sudcoreana, fortunatamente, vieta la vendita del patrimonio culturale di questi tipo all’estero, e pertanto i beni rimarranno in Corea del Sud. La casa d’aste selezionata per la vendita, fissata per mercoledì 27 maggio, è K-Auction.

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Visita il nostro sito K_Art, dedicato esclusivamente all’arte coreana!

Il Tempio Jogyesa di Seoul.

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Cominciamo sulle nostre pagine un viaggio alla scoperta dei templi buddhisti coreani noti e meno noti. Luoghi che hanno dato, e che danno ancora tanto alla cultura coreana, amati dai coreani e dai viaggiatori stranieri.

Oggi ci occupiamo di un tempio davvero speciale per i buddhisti coreani: il Tempio Jogyesa di Seoul. E’ qui che ha sede l’ordine Jogye, il principale ordine monastico buddhista coreano.

Il complesso fu edificato sul finire del XIV secolo durante il periodo Goryeo, ma fu ricostruito, dopo un devastante incendio, nel 1910 assumendo il nuovo nome Gackhwangsa. Nel 1936 al tempio fu assegnato il ruolo di tempio principale del buddhismo coreano e ribattezzato con il nome di Tegosa. Nel 1954, al termine del conflitto del 1950-53, e in una Corea non più sotto dominio del Giappone (dal 1945), si cercò di eliminare l’influenza giapponese sul buddhismo coreano e di far rivivere gli insegnamenti tradizionali. In questa nuova fase il tempio assunse il nuovo, e attuale, nome di Jogyesa.

Il fulcro del Jogyesa è rappresentato dalla grande sala in legno Daeungjeon. Completata nel 1938, il suo design seguì lo stile della dinastia Joseon. L’esterno è decorato con scene della vita del Buddha e decorazioni floreali intagliate nel legno, mentre all’interno dominano la scena tre gigantesche statue del Buddha: a sinistra Amitabha, Buddha del Paradiso Occidentale; al centro il Buddha storico, che visse in India e raggiunse l’illuminazione; sulla destra il Bhaisaiya o Buddha della Medicina, con in mano una ciotola di medicine tradizionali. Sulla destra, entrando nel Daeungjeon, il piccolo Buddha del XV secolo nella teca di vetro che, fino al 2006 era la statua principale della sala, prima di essere sostituito dai tre Buddha.

Dietro il santuario principale si trova la moderna sala del Buddha Amitabha, dove si svolgono i servizi funebri. Sul lato sinistro del complesso si trova lo stupa ottagonale a 10 piani in cui è custodita una reliquia del Buddha portata in Corea nel 1913 da un monaco dello Sri Lanka.

Nel complesso si trova anche il Museo Buddista Centrale dove è possibile ammirare capolavori dell’arte buddhista coreana e altri manufatti religiosi.

L’occasione migliore per visitare il tempio è durante lo spettacolare Lotus Lantern Festival, una festa che ogni anno celebra la nascita del Buddha, in primavera (le date cambiano ogni anno in base al calendario lunare).

Il tempio è situato nel pieno centro di Seoul ed è facilmente raggiungibile.

Come arrivare
Indirizzo: 55, Ujeongguk-ro, Jongno-gu, Seoul
Stazione Metro 1 Jonggak, uscita 2.

Nascita del Buddha.

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Oggi, 30 aprile, i coreani festeggiano i 2.564 anni dalla nascita del Buddha. Nell’immagine il Tempio Jogyesa, il principale tempio buddhista di Seoul e della Corea del Sud. Seppur quasi del tutto fuori dall’epidemia di Covid19, tutte le celebrazioni quest’anno si svolgeranno nel rispetto di alcune regole basilari: mascherina, distanza di sicurezza e gel disinfettanti.

Ph. Jeon Han

Corso di Studi Coreani a Siena.

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Segnaliamo che l’Università per Stranieri di Siena, in collaborazione con il Centro CLASS e con il supporto della Korea Foundation, organizza la seconda edizione dell’International Summer School “Corso di Formazione sugli Studi Coreani”, che avrà luogo a Siena dal 13 al 18 luglio 2020.

A causa dell’emergenza Covid-19, quest’anno i corsi si svolgeranno in modalità telematica, su piattaforma Moodle E-learning. 

La Summer School ha l’obiettivo di promuovere la conoscenza della Corea attraverso la sua lingua, cultura e storia. Si rivolge a studenti universitari, assegnisti e ricercatori al fine di approfondire i loro percorsi formativi e fornire strumenti teorici e pratici in vista dell’ingresso nel mondo del lavoro. Ha inoltre lo scopo di trasmettere conoscenze teoriche e operative inerenti agli studi coreani, e di fornire competenze a tutti i soggetti operanti a vario titolo negli ambiti culturali, sociali, economici con la Repubblica di Corea.

Le attività formative suddivise in 4 moduli saranno realizzate da Coreanisti esperti nelle tematiche di area sociale, linguistica, storica e culturale. I relatori sono la prof.ssa Imsuk Jung, il prof. Kim Gwangseok, Jagiellonian University di Cracovia, Polonia, il prof. Antonio J. Doménech, Malaga University, Spagna e la prof.ssa Giuseppina De Nicola,Università di Roma La Sapienza.

La scadenza per le adesioni è stata prorogata fino al 30 maggio 2020. Di seguito potete scaricare il programma (con all’interno il link al modulo di iscrizione on line), la locandina e il calendario delle lezioni.

Programma

Locandina

Calendario 

Capolavori dell’arte coreana. Masterpieces of Korean art.

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“Il mercato di montagna, nebbia schiarente” – 산시청람도 (山市晴嵐圖)
Artista sconosciuto, 1500 circa
Inchiostro su seta, 115.3 x 60 cm

Nella Corea di epoca Joseon, gli studiosi, gli intellettuali, hanno sempre rivestito un ruolo di rilievo nella società. E’ per questo motivo che sono stati spesso ritratti nell’arte coreana. Qui, ne abbiamo un esempio di altissimo livello.

Questo dipinto di grandi dimensioni raffigura diversi momenti e diverse scene della vita quotidiana di uno studioso eremita e delle sue attività. Nell’angolo in basso a sinistra, lo studioso è ritratto mentre accoglie il suo ospite nel cortile. Nella sezione centrale in basso, entrambi sono mostrati mentre incontrano un altro viandante sul ponte e si scambiano dei saluti. Dopo aver attraversato il ponte, lo studioso visita un amico che vive in un complesso di più edifici. I due amici decidono di fare una breve passeggiata. Entrambi appaiono su una scogliera a terrazze, godendo di una vista sulle montagne e della fragranza di un vecchio pino trasportata dal vento. L’uomo continua il suo tragitto con i suoi due servitori, e tutti sono ritratti mentre attraversano un tortuoso ponte di legno. Proprio oltre la grande montagna rocciosa, si apre una vista panoramica su una vivace piazza del mercato, suggerendo che potrebbe essere il luogo in cui l’entourage è diretto. Forse l’erudito deve acquistare oggetti come libri, rotoli di carta e pennelli, tutti elementi essenziali per la vita accademica. Verso l’angolo in alto a sinistra, un altro gruppo di viaggiatori sta attraccando sulla riva del fiume che conduce alle porte della città; possono essere diretti allo stupa buddista a più piani incastonato sulla cima delle montagne.

L’opera è conservata al Cleveland Museum of Art.

CLICCA QUI PER VISUALIZZARE L’OPERA IN ALTA RISOLUZIONE.

“Mountain Market, Clearing Mist” – 산시청람도 (山市晴嵐圖)
Unknown artist, 1500s
Ink on silk,115.3 x 60 cm

In Joseon-era Korea, scholars and intellectuals have always played an important role in society. It is for this reason that they have often been portrayed in Korean art. Here, we have a great example.

This painting depicts several vignettes of the scholar-hermit’s various activities and daily life. In the the lower left corner, the scholar-hermit is portrayed welcoming his guest in the courtyard. In the middle section on the lower bottom, the scholar and his guest are shown encountering another traveler on the bridge and exchanging their greetings. After crossing the bridge, the scholar visits a friend who lives in a compound of multiple buildings. The two friends decide to take a short walk. Both appear in a terraced cliff, enjoying a mountain vista and the fragrance of an old pine tree carried by the gentle wind. The scholar continues his journey with his two servants. They are portrayed crossing a winding wooden bridge. Right beyond the colossal rocky mountain, a panoramic view to a bustling market place unfolds, suggesting that it may be the place where the scholar-hermit’s entourage would visit. Perhaps the scholar need to buy items such as books, rolls of papers, and brushes, all essential to scholarly life. Toward the upper left corner, another group of travelers is landing on the river bank that leads to the city gate; they may be headed to the multistoried Buddhist stupa nestled on the top of the mountains.

The painting is conserved at the Cleveland Museum of Art.

CLICK HERE TO SEE THE WORK IN HIGH RESOLUTION.

Articolo originale pubblicato su K Art.

Sulle tracce di un ricordo: il Memoriale del 19 aprile.

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Di Emiliano Pennisi – Quella mattina avevo appuntamento con un prete coreano. Da qualche tempo ci conoscevamo e una volta alla settimana lo incontravo per bere un caffè e per fare quattro chiacchiere. Lui aveva trascorso alcuni anni a Roma per studio e non voleva dimenticare l’italiano.
Come le altre volte sarei dovuto arrivare a casa sua alle dieci, nella zona di Suyu-dong, una tranquilla periferia nella parte nord orientale di Seul con una bella vista su alcune delle montagne che circondano la città.
Appena il tempo di bussare alla sua porta e il mio amico mi disse di aver bisogno di un po’ d’aria fresca e mi propose di fare una passeggiata in un parco poco lontano. Avremmo fatto la nostra chiacchierata camminando.
Accettai volentieri, la giornata era molto bella nonostante il freddo.
Lungo la strada padre Kim mi spiegò che quello di cui parlava non era un parco come gli altri, anche se gli abitanti della zona ci andavano per fare sport o per godere di una bella giornata di sole.
Entrammo, ma a prima vista mi parve proprio di essere in una delle tante e belle aree verdi di Seul.
La neve caduta abbondante nei giorni precedenti copriva ancora i bei viali alberati e persone di mezza età erano concentrate nella loro ginnastica mattutina.
Proseguendo il cammino però, il paesaggio divenne sempre più ampio fin quando giungemmo in un grande spazio aperto dominato da una costruzione molto alta che aveva tutta l’aria di essere un monumento ai caduti.
Tante lapidi allineate in file ordinatissime e avvolte in un silenzio irreale facevano da cornice ad altrettante tombe con fotografie in un bianco e nero sbiadito dal tempo che rivelavano volti di giovani ragazzi.
“Chi è sepolto qui?”, chiesi al prete dopo qualche esitazione.
“Gli studenti e i professori morti durante i moti del 19 Aprile. Ne hai sentito parlare?”, mi rispose a voce bassa, come per non disturbare il loro riposo.
Avevo sentito parlare di quella storia, forse avevo anche letto qualcosa al riguardo, ma non me n’ero mai occupato molto fino a oggi.
Così una semplice passeggiata in una mattina d’inverno mi ha aperto le porte del ricordo di una delle pagine più drammatiche della Corea del Sud dopo la Guerra del 1950-1953.
Mentre camminavamo in silenzio tra le tombe ricoperte di neve, mi sembrava quasi di sentire le voci di quei ragazzi e dei loro professori che il 19 Aprile 1960 manifestarono a Seul contro il vecchio presidente Yi Seungman. L’anziano uomo politico era accusato di aver vinto le elezioni del 15 Aprile con dei brogli e così un ampio movimento di protesta composto appunto da giovani e da professori universitari si diresse verso il palazzo presidenziale. L’esercito ebbe ordine di sparare e in quel giorno oltre cento persone morirono nelle strade di Seul.
L’eco di quella giornata risuonò di nuovo nella mia mente quando entrammo in un edificio in stile antico che ospitava centinaia di grandi fotografie, l’ultimo ricordo rimasto delle vittime di cui si era ritrovato il nome e di quelle rimaste anonime. Dinanzi ad un altare con molti bastoncini di incenso accendemmo anche i nostri e restammo lì in raccoglimento prima di riprendere la via di casa.
Prima di uscire però, ci fermammo a dare un’occhiata al Museo del 19 aprile, piccolo, ma molto ben organizzato come accade spesso con i musei coreani. Attraverso molti video, alcuni documenti dell’epoca, e ricostruzioni di vita quotidiana davvero realistiche, il visitatore può calarsi negli avvenimenti e avere così un’idea precisa di ciò che accadde durante quei giorni di primavera di tanti anni fa.
Un luogo da visitare, a mio parere, il Memoriale del 19 aprile, se si ha un po’ di tempo in più quando si è in vacanza a Seul. Ma anche un luogo da scoprire o da riscoprire per uno straniero che vivendo qui voglia conoscere una delle pagine forse meno note della storia coreana recente.

* Emiliano Pennisi, di Roma, vive a Seoul da 14 anni, dove insegna lingua e cultura italiana alla Sogang University.

Il video nell’arte contemporanea coreana.

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Quando e come gli artisti coreani si sono approcciati al video come medium di espressione artistica? Qual è il contesto del suo sviluppo in relazione all’arte coreana? Yi Won-Kon, teorico dei media e membro della prima generazione di videoartisti coreani, esamina 30 anni di storia della videoarte coreana dagli anni ’70 agli anni ’90 sulla base dei suoi risultati di ricerca e delle sue esperienze come parte della scena artistica di quegli anni. Dal suo punto di vista, i pionieri della videoarte coreana negli anni ’70 si sono concentrati sul video come strumento di contemplazione e creazione nel contesto dell’arte sperimentale d’avanguardia. Con l’influenza di Nam June Paik e lo sviluppo del mezzo video, gli anni ’80 portarono alla nascita di opere che esploravano la specificità media del video o combinandola con sculture e installazioni. Durante gli anni ’90, la videoarte ha subito un’espansione nella forma e nei contenuti sotto l’influenza del postmoderno occidentale. Non perdetevi questo splendido e completo articolo pubblicato sulla rivista Art in Culture (in coreano) e qui, su The Artro in inglese.

I coreani amano l’arte. Parlano i dati.

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Da 26 anni “Il Giornale dell’Arte” e “The Art Newspaper” producono un report analitico sui numeri delle principali mostre d’arte del mondo.

Dal report del 2019 emerge chiaramente come tra le mostre d’arte (a pagamento) più visitate a livello globale figurino alcune esposizioni coreane.

Nel dettaglio: la mostra più visitata al mondo è stata “Tutankhamon: tesori del Faraone d’oro” a Parigi, con 1.423.170 visitatori.

Subito dopo troviamo:

– al 2^ posto: “Choi Jeong Hwa: Blooming Matrix”, al National Museum of Modern and Contemporary Art di Seoul, con 804.871 visitatori;

– al 3^ posto: “Yun Hyong-keun”, al National Museum of Modern and Contemporary Art di Seoul, con 799.098 visitatori;

– al 4^ posto: “What Ought to be Done? Work and Life”, al National Museum of Modern and Contemporary Art di Seoul, con 736.171 visitatori.

A seguire nella classifica, tra le prime cinquanta posizioni, troviamo altre mostre coreane alle posizioni 23, 26, 27, 44.

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Nelle immagini la mostra dell’artista coreano Yun Hyong-keun, al National Museum of Modern and Contemporary Art di Seoul.

Corea del Sud: braccialetti elettronici per trasgressori quarantena.

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Il governo sudcoreano ha dichiarato oggi che utilizzerà braccialetti elettronici per chi violerà le regole di autoisolamento imposte per il contenimento del nuovo coronavirus.

Il primo ministro Chung Sye-kyun ha comunicato che questa nuova misura si rende necessaria a causa dell’aumento delle violazioni alle regole di quarantena imposte dalle autorità sanitarie del paese. “Dopo un’attenta valutazione, il governo ha deciso di mettere braccialetti elettronici sulle persone che violano le regole di autoisolamento, come uscire senza preavviso e non rispondere alle chiamate telefoniche“, ha detto Chung durante una riunione presso il Central Disaster and Safety Countermeasures Headquarter a Seoul. “Abbiamo ascoltato esperti di quarantena e raccolto opinioni da varie comunità” ha continuato.

Le autorità sanitarie prevedono di iniziare a utilizzare i braccialetti entro le prossime due settimane, ma verrà comunque richiesto il permesso ai trasgressori prima di legare effettivamente il dispositivo al polso, poiché non esiste al momento un vincolo legale per costringere le persone a indossarlo. Le autorità sanitarie hanno inoltre dichiarato di aver già terminato i test sui braccialetti e di poterne produrre circa 4.000 al giorno.

In un recente sondaggio condotto su 1.000 adulti a livello nazionale, commissionato dal Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo, l’80,2% delle persone si è dichiarata favorevole all’utilizzo dei braccialetti elettronici. Tuttavia, alcuni hanno sottolineato che una tale misura può essere soggetta a potenziali violazioni dei diritti umani.

Le meraviglie del Buncheong, la ceramica tradizionale coreana.

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Il Buncheong (분청粉靑) è una tipologia di ceramica coreana tradizionale in grès che ha avuto un grande sviluppo in Corea tra il XV e il XVI secolo. Questa tipologia di ceramica scompare dopo le invasioni giapponesi alla fine del XVI secolo, a seguito delle quali gran parte della produzione viene distrutta o saccheggiata e portata in Giappone.

Il volume presenta oltre settantacinque capolavori appartenenti principalmente alle collezioni del Leeum Samsung Museum of Art, la cui collezione di ceramiche buncheong è probabilmente senza pari per qualità e ampiezza, il Metropolitan Museum e altre collezioni giapponesi.

E’ possibile scaricare gratuitamente il volume cliccando qui.

E’ una pubblicazione gratuita del Metropolitan Museum of Art.

Scarica gratis “Art of the Korean Renaissance”!

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Il volume presenta la produzione artistica coreana durante il XV e il XVI secolo. Dipinti, ceramiche, oggetti in metallo, lacche e libri stampati presenti in questa pubblicazione fanno parte delle collezioni del Metropolitan Museum of Art di New York e di altri importanti musei, istituzioni e collezioni private in Corea, Stati Uniti, Giappone ed Europa.

E’ possibile scaricare il volume cliccando qui.

E’ una pubblicazione gratuita del Metropolitan Museum of Art.

IL GESTO DELL’ORIENTE. Cinque voci dell’Avanguardia coreana

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Si inaugura il 3 marzo la mostra“Il Gesto dell’Oriente. Cinque voci dell’Avanguardia coreana”, presso la Dep Art Gallery di Milano, a cura di Gianluca Ranzi. L’esposizione, che sarà visitabile fino al 9 maggio, mette in luce la ricerca di cinque importanti artisti che hanno ridefinito e plasmato l’orizzonte dell’arte contemporanea in Corea: Chun Kwang Young, Park Seobo, Lee Bae, Lee Ufan, Kim Tschang-Yeul.

Dal nucleo di circa quindici opere, di medio e grande formato, selezionate dal curatore Gianluca Ranzi, emerge la complessa dinamica tra rinnovamento e tradizione che ha lambito quel paese in un quarantennio di profondi turbamenti e agitazioni politiche e sociali.

Kim Tschang-Yeul (nato nel 1929) è, con Lee Ufan e Park Seo-Boo, una delle figure chiave del rinnovamento che l’arte coreana intraprende tra gli anni ’50 e ’60. A contatto con esperienze quali l’Informale europeo e l’Espressionismo Astratto, Kim Tschang-Yeul matura quella personalissima cifra stilistica fatta di costellazioni pittoriche di gocce d’acqua rese con iperrealistica precisione su sfondi neutri o ricoperti di ideogrammi. Tra astrazione e figurazione la pittura diviene qui un mantra meditativo che attenua l’ego a favore di uno spazio spirituale e persino terapeutico.

Sta invece al gruppo Dansaekhwa, nato all’inizio degli anni ’70 e oggi oggetto di retrospettive nei maggiori musei internazionali, sviluppare la tendenza a un minimalismo monocromo che esalta la fisicità della pittura. Ne fa parte Park Seobo (1931) che recupera l’uso tradizionale della carta Hanji per opere dall’astrazione lineare e rigorosa da cui è espunto l’ego dell’artista a favore di un vuoto meditativo e oggettivo scandito dalle verticali a rilievo e dal gioco delle loro ombre.

Fa parte del gruppo Dansaekhwa anche Lee Ufan (1936), l’artista oggi più noto internazionalmente anche per la sua partecipazione come artista-teorico del gruppo giapponese Mono-Ha. Egli mette a punto una pittura riduzionista fatta di linee e pennellate fluide, memori della tradizione calligrafica, che nella sua opera danno luogo a risonanze e corrispondenze, dialoghi tra pieno e vuoto che interrogano non solo lo spazio dell’opera ma anche l’ambiente circostante.

Chung Kwang Young (1944) fa collidere pittura e scultura in superfici animate da miriadi di pacchettini di carta Mulberry tinta col tè o altri pigmenti naturali, un ricordo d’infanzia legato all’uso coreano di impacchettare con la carta di giornale erbe medicinali e spezie. Come recita il titolo di questi quadri, essi sono “aggregazioni” di armonia e conflitto, di natura e cultura, di ordine e caos.

Lee Bae (1956) lavora invece con silenti composizioni che declinano elegantemente tutte le possibilità cromatiche del nero, ottenuto attraverso sottilissimi strati di carboncino o di lamelle di legno combusto. La combustione e l’effetto del fuoco alludono qui alla metamorfosi di tutte le cose e alla considerazione, comune a tutti gli artisti in mostra, dello spazio pittorico come un evento soggetto all’azione del tempo e quindi aperto anche alla quarta dimensione.

Completa la mostra un catalogo bilingue, italiano ed inglese, con un testo critico di Gianluca Ranzi.

Dep Art Gallery – Via Comelico n. 40, Milano
Da martedì a sabato 10.30 – 19.0

Ex presidente Lee Myung-bak condannato a 17 anni.

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La Corte d’Appello di Seoul ha condannato a 17 anni l’ex presidente Lee Myung-bak (in carica dal 2008 al 2013) per corruzione e appropriazione indebita. La pena è superiore ai 15 anni di reclusione che il Tribunale di primo grado aveva pronunciato nel mese di ottobre 2018.

Il 78enne Lee è stato accusato di corruzione e appropriazione indebita in relazione alla società DAS (formalmente di proprietà del fratello). Il Tribunale ha dimostrato che Lee era il proprietario de facto di DAS e che ha usato il suo potere presidenziale a beneficio dell’azienda e di se stesso, tra cui l’accettazione di tangenti da Samsung Electronics Co.

“L’imputato ha ignorato il dovere e la responsabilità imposti al presidente e ha accettato tangenti”, ha affermato l’Alta corte di Seoul. La magistratura coreana ha rilevato che Lee ha sottratto indebitamente 25,2 miliardi di Won alla DAS e ha accettato tangenti per un totale di 9,4 miliardi di Won, di cui 8,9 miliardi dalla sola Samsung.