La Corea del Sud fornirà un prestito di salvataggio di 4,12 miliardi di dollari per sostenere la catena di approvvigionamento delle industrie chiave.

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A partire dal prossimo mese la Corea del Sud immetterà liquidità per circa 4,12 miliardi di dollari in prestiti di salvataggio per sostenere la catena di approvvigionamento delle industrie chiave colpite dal COVID-19. Lo ha annunciato nei giorni scorsi il vice Primo Ministro Hong Nam-ki.

Il governo aveva precedentemente lanciato un imponente pacchetto di sostegno finanziario per contenere il colpo della pandemia. Ma l’aiuto è stato criticato dalle imprese per essere ampiamente fuori portata per le aziende con bassi rating del credito.

Con l’ultimo provvedimento lo Stato aumenta le garanzie in favore delle banche che sosterranno le aziende con più bassi livelli di rating.

Articolo originale pubblicato su italykorea.com

Cresce la dipendenza economica della Corea del Nord dalla Cina.

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Secondo un nuovo report della Korea International Trade Association (KITA) la dipendenza commerciale della Corea del Nord dalla Cina ha raggiunto livelli record.

Il rapporto afferma che, anche a causa delle sanzioni economiche internazionali e della sospensione del commercio intercoreano, la dipendenza commerciale della Corea del Nord dalla Cina è salita al 95,2% l’anno scorso. È stata la cifra più alta mai registrata, rispetto al 91,7% nel 2018, e va a confermare un trend ormai ventennale.

Il rapporto afferma inoltre che, a causa del Covid19 il commercio tra Corea del Nord e Cina a febbraio 2020 è diminuito del 34% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Le origini del welfare in Corea del Sud.

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Di Ijin Hong – Le origini del welfare in Corea del sud sono state caratterizzate da un forte produttivismo all’insegna del nation-building durante i governi dittatoriali di Chung Hee Park (1961-1979) e Doo-hwan Chun (1979-1988). Durante  questi anni le misure di welfare adottate erano orientate a legittimare lo stato, da cui la priorità data ai dipendenti statali (inclusi i militari e gli insegnanti) e i lavoratori della grande industria, la cui produttività andava garantita. In pieno spirito produttivista, il Ministero del Welfare aveva all’epoca una posizione di fatto subordinata al Ministero delle Finanze (Kim e Choi 2011). In generale, lo sviluppo coreano (ma è anche il caso del Taiwan) è avvenuto all’ombra di quello giapponese, o, per dirla con Cummings (1984, p. 4) «Taiwan e Corea sono state storicamente i serbatoi delle industrie giapponesi in declino» (Hwang 2012). Fu così che, quando l’eccessivo costo del lavoro in Giappone comportò un cambio strategico dalla produzione ad alta intensità di manodopera all’industria pesante dedicata alla costruzione di macchinari, i coreani furono pronti ad occupare durante gli anni ’60-’70 i settori labour-intensive (Hwang 2012). Gli anni ’80 furono caratterizzati dall’estensione della copertura sanitaria a lavoratori autonomi e rurali, e dall’introduzione del Sistema Pensionistico Nazionale pensato per i lavoratori dipendenti del settore privato (1988), una policy a lungo pianificata e sempre rimandata nel corso degli anni ’70.

La crisi economica asiatica del 1997 rappresentò un grande punto di svolta per lo sviluppo del welfare in Corea. Originariamente causata dall’accumularsi del debito nelle grandi imprese coreane (chaebol), impegnate più ad ampliare le proprie quote di mercato che a creare profitti, la crisi comportò l’intervento del Fondo Monetario Internazionale sotto forma di un pacchetto di salvataggio d’emergenza, a condizione di effettuare riforme che liberalizzassero l’economia coreana. L’amministrazione di Dae-jung Kim, primo governo di centro-sinistra nella storia della Repubblica coreana, adottò dunque una politica di due pesi e due misure, da una parte, scegliendo una serie di riforme neoliberali tendenti a flessibilizzare il mercato del lavoro coreano con una proliferazione di contratti atipici, dall’altra, rafforzando la già esistente assicurazione contro la disoccupazione, rinominandola «assicurazione per l’occupazione». Il nuovo sistema non solo estendeva la platea di beneficiari, attenuando al contempo la rigidità dei criteri d’inclusione, ma ampliava anche il raggio di intervento con una serie di iniziative legate alla formazione di competenze e creazione di posti di lavoro, in una vera e propria prospettiva di workfare. Gli anni dei governi progressisti (1998-2007) furono anche caratterizzati da una politica di tagli: una serie di riforme ridimensionarono i tassi di sostituzione delle pensioni pubbliche dal 70% al 40% (Park e Osawa 2013).

Per compensare la caduta del potere d’acquisto dei pensionati, una pensione universale di base fu introdotta nel 2007, e successivamente modificata con l’introduzione di una prova dei mezzi nel 2014 durante i governi del partito di centro-destra Grande Partito Nazionale (GNP).
Altre riforme di rilievo durante gli anni di governo del GNP furono l’assicurazione per la cura a lungo termine per gli anziani (2008) e l’estensione dell’offerta di servizi per l’infanzia tramite l’introduzione di un sistema di voucher (2014) (Hong, Kwon e Kim, 2019).

Le maggiori novità dell’attuale governo di centro-sinistra di Moon possono invece essere sintetizzate nell’aumento dello stipendio mensile minimo (a oggi fissato a 8.590won, circa 7 euro) e nella lotta al Covid19 con massicci finanziamenti statali per la ricerca e la prevenzione nella sanità (per maggiori dettagli sulle politiche del lavoro in Corea, si rimanda a Kwon e Hong, 2019).

Ijin Hong è Professore Associato presso la Facoltà di Studi sul Governo (School of Government), Sun Yat-sen University. I suoi maggiori interessi di ricerca vertono sulle politiche sociali in chiave comparata, in particolare i welfare states nell’est asiatico e in Europa del sud. Email: hongyzh5@mail.sysu.edu.cn

Tratto da: Hong, I. (2017). I sistemi di welfare in Asia tra produttivismo e diritti sociali. Stato e Mercato, 2: 311-338.

Fonti aggiuntive:

Hong, I., Kwon, E., Kim, B. (2019). Measuring Social Policy Change in Comparative Research: Survey Data Evidence from South Korea. Journal of Comparative Policy Analysis: Research and Practice. 21(2): 131-150 (SSCI).

Kwon, S., Hong, I. (2019). Is South Korea as leftist as it gets? Labour market reforms under the Moon presidency. Political Quarterly, 90(2): 81-88.

Corea del Sud: rapporto debito pubblico/PIL al 36,5%.

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Il debito pubblico della Corea del Sud registra nel 2019 un leggero incremento rispetto all’anno precedente. E’ quanto reso noto mercoledì 7 aprile dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sudcoreano. Il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo (PIL) è, tuttavia, ancora molto basso, pari al 36,5%. Nel grafico l’andamento degli ultimi cinque anni.

Per maggiori dettagli è possibile scaricare cliccando qui il comunicato stampa del Ministero, con i numeri principali.

+2,4% per economia coreana, secondo il KERI.

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L’economia della Corea del Sud crescerà del 2,4% quest’anno a causa del rallentamento delle esportazioni e degli investimenti. E’ quanto emerge da un report del Korea Economic Research Institute (KERI), uno dei maggiori think tank coreani. Le cifre sono quindi inferiori alle aspettative del governo che prevedono un +2,7%. La proiezione del KERI è anche inferiore alla stima di espansione del 2,6% su base annuale del Fondo Monetario Internazionale.

PIL Corea del Sud +1,1% nel primo trimestre 2017.

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Il Prodotto Interno Lordo (PIL) della Corea del Sud nei primi tre mesi dell’anno è cresciuto dell’1,1% rispetto al trimestre precedente, superando le previsioni dello 0,9% rilasciate in aprile. Il tasso di crescita annuale potrebbe dunque attestarsi sul 3% circa per il 2017, ha comunicato oggi la Banca di Corea.

I dati del primo trimestre sono risultati migliori del previsto grazie ai numeri più importanti non solo delle esportazioni ma anche degli investimenti nel settore delle costruzioni a causa del boom del mercato immobiliare.

Le esportazioni sono cresciute del 2,1% nel primo trimestre, superando le previsioni dell’1,9%, grazie alla forte domanda d’oltremare di semiconduttori e macchinari.

L’investimento nelle costruzioni è salito del 6,8% nel primo trimestre dopo essersi contratto dell’1,2% nel quarto trimestre del 2016. Anche in questo caso, i dati superano le attese di 1,5 punti percentuali.

L’investimento in software e in altri settori basati sulla conoscenza ha guadagnato lo 0,3%. La produzione di chip è salita del 4,4% rispetto al trimestre precedente. L‘agricoltura e la produzione di pesca sono cresciuti del 5,9%. Salgono i consumi privati che guadagnano lo 0,4% e sale anche la spesa pubblica dello 0,5% nel primo trimestre.

La quota del risparmio lordo sul PIL è salita al 36,9% dal 35,8% nel quarto trimestre dell’anno precedente. Il tasso d’investimento lordo si attesta al 30,5%, in crescita rispetto al 29,9% nel quarto trimestre 2016.

Economia coreana +2,6% nel 2017

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Secondo i dati diffusi oggi dal think tank Korea Development Institute (KDI) migliorano le prospettive di crescita per l’economia sudcoreana che, nel 2017, dovrebbe attestarsi a +2,6%, superando di 0,2 punti le precedenti previsioni di dicembre 2016. I dati sono in linea con quelli del governo sudcoreano, della Banca di Corea e del Fondo Monetario Internazionale. Secondo il report della KDI, a determinare un miglioramento sarebbero l’aumento delle esportazioni e degli investimenti.

Per approfondimenti consiglio la lettura dell’articolo di oggi sul quotidiano economico sudcoreano Mael Business a questo link.

 

Economia coreana: soffre export auto verso Cina.

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In calo la vendita delle automobili dei due principali costruttori sudcoreani, Hyundai e Kia, nel mercato cinese, diretta conseguenza di quella che sembra ormai delinearsi come una vera e propria guerra commerciale dichiarata dalla Cina contro la Corea del Sud, a seguito della decisione di quest’ultima di implementare nel paese il sistema antimissilistico americano THAAD.

Il numero di unità esportate in Cina si ferma nel mese di marzo a 72.032, con un pesante calo del 52,2% rispetto all’anno precedente. E’ quanto confermato ieri dai dati diffusi da Kia e Hyundai. Al momento sembrano avantaggiarsi aziende come Volkswagen, anche grazie ai notevoli sconti in atto da parte dei distributori locali cinesi dell’azienda tedesca.