Goryeo: The Glory of Korea.

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La dinastia Goryeo (918-1392), da cui deriva il nome “Corea”, ebbe inizio nella penisola coreana esattamente 1100 anni fa.

Fondato da Taejo Wang Geon (태조 왕건, 太祖 王建), il Regno di Goryeo ebbe un atteggiamento aperto nei confronti del mondo esterno, dimostrato dalla nomina di stranieri per posti governativi di alto rango e dall’accoglienza dei rifugiati dal caduto Regno di Balhae (698-926). L’antico regno coreano ebbe intensi scambi culturali con la Cina, il Giappone e il medio oriente dando vita ad una cultura e a un arte molto sofisticata ed elegante.

Per celebrare il 1100° anniversario della fondazione di Goryeo, il Museo Nazionale della Corea ha organizzato la mostra dal titolo “Goryeo: the Glory of Korea”, aperta fino al 3 marzo 2019 presso la sede principale del Museo a Seoul. Sarà possibile ammirare circa 450 pezzi provenienti non solo dalla Corea ma anche da Stati Uniti, Regno Unito, Italia e Giappone.

La mostra si suddivide in quattro sezioni. La prima mette in risalto l’artigianato della capitale di Goryeo, Gaegyeong. Oggetti come il “Glass Ewer” importati dalla penisola arabica e trovati in una tomba di Goryeo, e oggetti in lacca con madreperla rappresentano l’arte colorata della corte reale dell’epoca.

La seconda parte vanta una preziosa collezione di oggetti legati alla cultura buddista, la religione ufficiale di Goryeo. Include copie manoscritte di scritture buddiste; un disegno trecentesco del Buddha Amitabha e il Tripitaka Koreana, il canone buddhista superstite più antico del mondo, scritto in Hanja (caratteri cinesi).

La terza parte mostra oggetti legati allla cultura del tè come le ciotole di celadon, i cucchiai d’argento e le macine delle case del tè, parte integrante della vita di Goryeo. La quarta parte, infine, si concentra sui sofisticati disegni trovati nelle opere scritte di Goryeo.

La “Bottiglia a forma di zucca in argento dorato” (al centro nella locandina qui sopra) è un  punto culminante della mostra grazie all’esclusiva tecnica di intaglio utilizzata per creare delicati motivi sui manufatti in argento dorato, all’epoca molto popolari.

Per maggiori informazioni sulla mostra cliccare qui. 

Spettacolo di danza coreana.

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Il 30 gennaio 2019 si svolgerà presso l’Istituto Culturale Coreano di Roma uno spettacolo di danza molto particolare con gli artisti del DANDANs Arts Group. Uno spettacolo della tradizione coreana con lo sguardo rivolto al presente e alla modernità. L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.

Per maggiori informazioni http://italia.korean-culture.org/it/760/board/525//read/94070.

500 anni di mappe della dinastia Joseon in mostra a Seoul.

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Presso il Museo Nazionale della Corea è stata inaugurata nel mese di agosto una importante mostra dedicata alle mappe geografiche coreane di epoca Joseon.
La Corea ha, infatti, una lunga tradizione cartografica  che risale ad oltre 1500 anni, e questa mostra è l’esito di una ricerca curatoriale molto approfondita su un periodo di circa 500 anni, che va a coprire l’intera epoca della dinastia Joseon (1392-1897). Si tratta di mappe molto interessanti non solo da un punto di vista storico e cartografico ma anche artistico, che fanno di questa mostra la più importante del genere mai realizzata in Corea.

Dove: National Museum of Korea

Quando: dal 14 agosto al 28 ottobre 2018.

Confermato arrivo di delegazione nordcoreana per chiusura Olimpiadi.

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Nell’immagine Kim Yong-chol

Confermato arrivo di delegazione nordcoreana per cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di PyeongChang.

Secondo l’Agenzia di stampa Yonhap sarebbe confermato l’arrivo di una delegazione di alto profilo dalla Corea del Nord per la partecipazione alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di PyeongChang. Kim Yong-chol, vice presidente del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori della Corea, attraverserà il confine via terra domenica mattina per un soggiorno di tre giorni, a capo di una delegazione di otto membri.

Proprio in questi giorni in Corea del Sud, a seguito degli inizali rumors, è scoppiata una polemica sulla controversa figura di Kim Yong-chol, accusato di aver architettato l’affondamento di una nave da guerra sudcoreana nel marzo 2010, uccidendo ben 46 soldati. I gruppi conservatori del Sud hanno fortemente protestato contro la decisione di Seoul di accettare la delegazione, sostenendo che l’inclusione di Kim, una figura peraltro sottoposta a sanzioni internazionali, sembra destinata a seminare discordia tra i cittadini sudcoreani, a spaccare le relazioni tra Seoul e Washington, e a indebolire l’attuale regime di sanzioni internazionali.

La delegazione del Nord, oltre ad essere presente alla cerimonia olimpica la sera dell’arrivo, dovrebbe incontrare il presidente Moon Jae-in ed altri funzionari, tra cui il ministro dell’Unificazione Cho Myoung-gyon, e Suh Hoon, il capo dell’intelligence. Il viaggio di Kim coincide, peraltro, con la visita in Corea del Sud della figlia del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Ivanka, a ventaglio di speculazioni su un possibile incontro tra Stati Uniti e Corea del Nord a margine delle Olimpiadi. Ivanka è arrivata a Seoul venerdì per un soggiorno di quattro giorni. Si dice che la delegazione del Nord includa diversi funzionari incaricati delle questioni nucleari, sollevando le prospettive di possibili discussioni sulla attuale situazione di stallo.

Nasce K-Art, una nuova pagina dedicata all’arte e a alla cultura coreana.

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Cari amici e lettori,

è con grande piacere che comunichiamo la nascita di una nuova pagina dedicata esclusivamente all’arte coreana.

Il nuovo progetto ha l’obiettivo di aprire un osservatorio sull’arte e sugli artisti coreani del passato e del presente. Non amiamo fare nette distinzioni tra arte contemporanea e arte moderna o tradizionale, come pure non amiamo fare distinzioni tra artisti già affermati e giovani artisti agli esordi.

Uno dei nostri obiettivi, infatti, è quello di capire dove stia andando la giovane arte coreana. La Corea è un paese molto innovativo non solo nei settori più noti della tecnologia ma anche in altri ambiti come la moda, il design e, appunto, l’arte di cui vorremmo in futuro parlarvi.

Il nuovo sito è accessibile all’indirizzo koreanart.it, e vi ricordo che è già attiva la nostra pagina FB all’indirizzo facebook.com/koreanart.it.

Grazie a tutti per averci seguito finora e, nella speranza di ritrovarvi da oggi non solo su calmomattino.it (che ovviamente continuerà nella sua attività), ma anche su K-Art, inviamo un caro saluto a tutti.

Giancarlo Pappagallo

 

La Corea del Nord oltre gli stereotipi.

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Segnaliamo che sabato 27 gennaio alle ore 17,30, presso la libreria “Incrocio Quarenghi” di Bergamo, si terrà un incontro dedicato alla Corea del Nord. Interverrà l’amico Piergiorgio Pescali, giornalista e scrittore, che ha più volte visitato la Corea del Nord e scritto del paese su diversi quotidiani nazionali. Piergiorgio è un grande esperto e conoscitore della realtà nordcoreana ed asiatica in genere che, grazie alla sua reale esperienza sul campo, potrà parlarci di Corea del Nord “oltre gli stereotipi”.

Arte coreana: il Celadon del periodo Goryeo.

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Un pregiato esempio del famoso celadon coreano con la rappresentazione di una gru, motivo molto ricorrente nell’arte coreana ed orientale, simbolo di nobile spirito e longevità. Il pezzo è decorato con nuvole (a forma di carattere cinese “之”) che si snodano nel cielo, mentre le gru volano liberamente tra di esse. Questi eleganti disegni mostrano un aspetto dello stile di vita e del gusto dell’aristocrazia coreana durante il Regno Goryeo (918-1932).

Il pezzo è attualmente conservato presso Il National Museum di Seoul.
(Il celadon è un tipo di ceramica che utilizza una vetrinatura traslucida, cioè uno smalto vetroso, di colore tendenzialmente verde o blu-grigio).

La guerra dimenticata.

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di Emiliano Pennisi – Il 27 luglio 1953 nel villaggio coreano di Panmunjeom, a ridosso del 38° parallelo, il generale nordcoreano Nam Il e quello americano, William Harrison Jr. firmarono l’armistizio che sospese la Guerra di Corea, uno dei conflitti più drammatici del XX secolo.

“La guerra dimenticata”, iniziata nell’estate del 1950, durò circa tre anni e quando si giunse alla tregua i morti erano più di tre milioni, molte famiglie furono separate fino ancora a oggi, mentre Seul e Pyeongyang vennero quasi distrutte. Il villaggio di Panmunjeom non esiste più, cancellato dalla guerra. Al suo posto, un chilometro più a sud, si trova la Joint Security Area, l’unico luogo lungo tutta la Zona Smilitarizzata (DMZ), in cui i soldati del Sud e del Nord si fronteggiano a pochi passi di distanza, in un silenzio fermo nel tempo, sorvegliando giorno e notte la Military Demarcation Line, il confine vero e proprio. Un confine de facto.

Le due Coree rimangono tecnicamente in guerra, in 64 anni non è stato firmato alcun trattato di pace. La vita dei coreani dipende ancora dall’armistizio del 27 luglio 1953, e fintanto che non ci sarà una vera pace nella penisola, la Guerra di Corea non potrà dirsi ufficialmente conclusa.

Emiliano Pennisi, di Roma, vive a Seoul da 11 anni, dove insegna lingua e cultura italiana alla Sogang University.

Due settimane di arte coreana a Milano!

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Dal 7 al 21 luglio 2017, a Milano, due intense settimane dedicate all’arte coreana, con l’edizione 2017 della “Korean Wunderkammer”. Diversi luoghi dell’arte e della cultura accoglieranno un grande festival di arte contemporanea coreana, con pittura, scultura, fotografia ed installazioni. Nell’arco di quindici giorni sarà possibile visitare tre diverse mostre di altrettante associazioni artistiche coreane che esporranno i loro lavori presso la Fondazione Luciana Matalon, la Galleria Maec e il centro culturale San Fedele, il tutto organizzato da Orange Bridge Milano, l’Associazione Lombardia Corea, l’Associazione Korean Folk Painting ed Artevent.

Si comincia il 7 luglio presso la Fondazione Luciana Matalon. Saranno presenti più di cento protagonisti dell’arte Minhwa, la pittura popolare tradizionale coreana, presentati dall’Associazione Folk Painting.

Dal 13 luglio, presso la galleria Maec è di scena l’arte giovane coreana con pittura, scultura e installazioni di artisti provenienti da diverse aree del paese, selezionati dall’Associazione Artevent.

Dal 17 luglio invece, presso San Fedele Arte, un focus fotografico sulle tradizioni culturali e spirituali dell’isola coreana di Jeju, a cura di Orange Bridge.

VISITA LA GALLERY PER UN’ANTEPRIMA DELLE OPERE CLICCANDO QUI!

Prospects for Japan-South Korea Cooperation Under Moon Jae-in.

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By Scott A. Snyder and Brad Glosserman (copyright Council on Foreign Relations).

South Korea’s new president, Moon Jae-in, has a long list of priorities. Topping the list is restoring faith and credibility in his country’s political system and getting the struggling economy on its feet. In foreign policy, chief concerns include ensuring that the alliance with the United States remains strong, getting China to ease up on its campaign of economic intimidation and ending the freeze in North-South relations and imparting momentum into diplomacy to reduce tensions and remove the North Korean nuclear threat.

Another critical issue Moon must manage is relations with Japan. That task will be complicated by his campaign platform pledges to unwind the December 2015 comfort woman agreement negotiated by his discredited predecessor, Park Geun-hye. In his first conversation with Japanese Prime Minister Shinzo Abe, Moon noted that his fellow South Koreans could not emotionally accept all the items in the agreement. At the same time, and to his credit, he also appears to have made space for Japan-South Korea relations, noting that they should not be contingent on the resolution of the comfort woman issue. This “two-track” formula could help him avoid the box that Park created for herself over the issue when she took office in 2013. President Moon is likely to find that a strong relationship with Tokyo will pay important dividends and help him deal with other grave geopolitical challenges.

Relations between South Korea and Japan have long been fraught: a tangled history, imperial conquest, territorial disputes, and the residues of Japanese occupation have poisoned the bilateral relationship for more than seventy years after the end of World War II. After several years of ambivalence, President Park tried to set a floor on the relationship by striking a deal on comfort women and approving a long-delayed agreement on information sharing between the militaries of Japan and South Korea. At U.S. prodding, Seoul, Tokyo, and Washington have moved forward on greater trilateral cooperation to address the North Korean threat.

Yet cooperation remains controversial and contingent. Worse, Park’s impeachment has tainted the measures she adopted to improve relations. While Moon has said that the December 2015 comfort women agreement will not be the starting point for relations with Japan, he said during the campaign that “both the agreement and the negotiation process were wrong,” and that the agreement “must be renegotiated [in accordance with] the will of the majority of the public.” This approach risks stalemate with Japanese counterparts who negotiated with the Park administration in good faith.

Moon’s top national security challenge is North Korea. To do that effectively, he needs the support of both China and the United States. Beijing offers Seoul important leverage in dealing with Pyongyang. But China’s relations with the South have been troubled in recent months. The primary problem is Seoul’s decision to ignore Beijing’s objections and proceed with deployment of the Terminal High-Altitude Aerial Defense (THAAD) missile defense system that is intended to counter the North Korean missile threat. China is convinced that the system threatens its own nuclear deterrent and has responded to Seoul’s indifference to Chinese concerns with fury, boycotting Korean cultural exports, shutting down Chinese tourism to Korea, and closing 90 percent of the Lotte stores in China (punished because it swapped the land the South Korean government is using for the THAAD deployment). China’s 8.1 million visitors accounted for about half of South Korea’s tourists last year, and 70 percent of duty-free operators’ annual revenue of 8.6 trillion won ($7.59 billion) according to the Korea Tourism Organization (KTO); that number is estimated to plunge 50 percent in 2017. Korea Development Bank forecasts $20 billion in potential losses in trade with China, should the diplomatic spat continue, more than half of which are in the tourism and duty-free sectors.

For its part, the United States provides security guarantees to South Korea against the North Korean threat, and gives Seoul credibility in the eyes of Beijing. Astute South Korean policy-makers concede that China would not take them seriously if they did not have the United States behind them. In addition, Pyongyang ultimately wants a deal with Washington, and Moon needs a good relationship with the United States to prevent the North from negotiating behind his back.

In this context, a deal with Tokyo gives Moon breathing room. A strong relationship with Japan also gives South Korea more credibility with China; without a partner, South Korea is susceptible to the type of pressure that China has brought to bear in the wake of the THAAD controversy. While the United States should continue to provide that protection, there is greater uncertainty and less assurance in South Korea about U.S. positions in the Donald Trump administration. Regardless of whether the United States is encouraging good Japan-South Korea relations or appears more untrustworthy from the vantage point of Tokyo and Seoul, a stable Japan-South Korea relationship provides both governments with a measure of assurance in an increasingly volatile security environment. Moreover, a strong Japan-South Korea relationship would prevent Beijing and Tokyo from coming to agreement on interests in East Asia in ways that prejudice South Korean interests. In other words, a durable Japan-South Korea relationship is an insurance policy for Seoul.

Building that relationship will take time. It will be incremental. It could begin with Moon’s personal affirmation of a future-oriented relationship, followed by outreach to Abe to construct a larger and more enduring bilateral relationship. Abe should respond with an offer of assistance (in the appropriate form) to mitigate the damage being done to South Korean economic interests by China. A resumption of the expired currency swap agreement would also be a nice gesture.

While the Japanese government is likely to resist formal renegotiation of the 2015 comfort woman agreement, it is undeniable that Japan-South Korea relations will be constrained without broader Korean public acceptance of Japan’s efforts to address the past. Both leaders will have to do more to change the situation. The challenge for Moon is to show that South Korea’s public grievances toward Japan can be satisfied, while Abe will need to make greater efforts to win over South Korean public support.

Over time, Japan-South Korea cooperation should evolve into a genuine framework of reconciliation. In many ways, Moon is the most appropriate leader for such a deal. The real tensions in the Japan-South Korea relationship are generated by the right in Japan and the left in South Korea, both of which are struggling with the political status quo in their own countries. Moon, a progressive, and Abe, a conservative, are the leaders best able to deliver the constituencies that would make reconciliation between the two countries meaningful. Both short- and long-term considerations should impel them to get started now.

https://www.cfr.org/blog-post/prospects-japan-south-korea-cooperation-under-moon-jae

 

Economia coreana +2,6% nel 2017

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Secondo i dati diffusi oggi dal think tank Korea Development Institute (KDI) migliorano le prospettive di crescita per l’economia sudcoreana che, nel 2017, dovrebbe attestarsi a +2,6%, superando di 0,2 punti le precedenti previsioni di dicembre 2016. I dati sono in linea con quelli del governo sudcoreano, della Banca di Corea e del Fondo Monetario Internazionale. Secondo il report della KDI, a determinare un miglioramento sarebbero l’aumento delle esportazioni e degli investimenti.

Per approfondimenti consiglio la lettura dell’articolo di oggi sul quotidiano economico sudcoreano Mael Business a questo link.

 

La notte del cinema coreano a Roma.

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L’Istituto Culturale Coreano presenta la prima serata di ‘Notte del Cinema Coreano’ in occasione della ‘Giornata della Cultura’ che si tiene ogni ultimo mercoledì del mese. Il tema di questo primo appuntamento con il Cinema Coreano è il rapporto tra ‘le due Coree’. Le pellicole sono state selezionate con l’intento di offrire un quadro del rapporto tra le due Coree al pubblico italiano in un periodo di tensione tra Corea del Nord e Stati Uniti.

Il film ‘The Front Line’ e’ una forte espressione del regista Jang Hoon sull’insensatezza della guerra e, per essere piu’ precisi, della Guerra di Corea (1950-1953). Una guerra fratricida senza vincitore che ha spezzato in due una nazione separando con una linea famiglie, parenti e persone che parlano la stessa lingua. Questa pellicola, caratterizzata da molte scene di azione, non illustra solo le atrocità della guerra, ma anche aspetti di solidarietà tra i soldati delle due parti in contesa.

JSA: Joint Security Area, del regista Park Chan-Wook, è il film che meglio rappresenta la tragica realtà che caratterizza la penisola coreana, cioè la divisione delle due Coree. In questa pellicola l’autore cerca di rappresentare la situazione che si vive al confine tra i due paesi nella DMZ (Zona demilitarizzata).
JSA: Joint Security Area è il film che ha portato alla notorietà il pluripremiato regista coreano Park Chan-Wook, autore anche di pellicole rivoluzionarie come “Old Boy” e “Lady Vendetta” e del vampire movie “Thirst”, vincitore del Premio della giuria a Cannes nel 2009.