Gwangju 5 18: riflessioni sul tema di “rivolta e identità” (di Nicolò Salsi).

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«Ma i generali sono dei ribelli, hanno preso il potere in maniera illegittima.

L’avrai visto: la gente è stata pestata e accoltellata in pieno giorno, e hanno perfino sparato.

I soldati semplici eseguivano gli ordini dei superiori. Come puoi dire che loro sono la nazione?».

Han Kang, Atti umani

(Di Nicolò Salsi) – Quest’anno cade il quarantunesimo anniversario della Rivolta di Gwangju. Tra il 18 e il 27 maggio del 1980, questa città sudcoreana visse giorni di autogoverno e continui scontri armati tra civili ed esercito regolare. Quella che due giorni prima era iniziata come una pacifica fiaccolata notturna per chiedere un governo più giusto e democratico, fu accolta il giorno 18 dalle baionette e dai fucili, trasformando una sfida studentesca alla legge marziale di Chun Doo-hwan, in una lotta per la sopravvivenza che coinvolse l’intera cittadinanza. Una solidarietà nuova, benché fragile, che accomunò giovani e adulti di ogni estrazione sociale nel rifiuto categorico di rimanere semplici osservatori, tanto del massacro che si stava compiendo, quanto dell’instaurarsi dell’ennesima dittatura.

Questo “essere spettatore e non protagonista del proprio destino”, contro cui la popolazione di Gwangju insorse, la studiosa Namhee Lee lo identifica col “senso di fallimento” che alcuni letterati coreani avevano interiorizzato fin da inizio secolo. Un sentimento di inadeguatezza e frustrazione nato nel periodo coloniale sotto il Giappone imperiale, cresciuto a seguito della scissione della penisola e del conflitto tra Nord e Sud, ed esacerbatosi infine sotto le dittature di Syngman Rhee e Park Chung-hee. La spregiudicata modernizzazione del Paese negli anni ’70 comportò sia benefici e crescita economica, che ulteriore alienazione, sfruttamento e ingiustizia sociale.

In uno Stato in cui l’identità del singolo oscillava tra i giochi di potere della Guerra Fredda (il dualismo capitalista-comunista) e gli interessi di un regime autoritario insofferente e corrotto, gli intellettuali dissidenti riconobbero l’importanza di costituire un nuovo soggetto storico, in grado di riscrivere e correggere il corso della storia nazionale. Ovvero, un’identità onnicomprensiva che si articolasse non solo come controcultura, ma anche come contro-società, individuando coloro che avevano veramente a cuore il bene della nazione e che ne erano i legittimi rappresentanti: non i dittatori, i generali o le grandi imprese tessili, e nemmeno gli Stati Uniti; ma il minjung, la ‘gente comune’.

A Gwangju questo nuovo protagonismo degli umili viene descritto da Choi Jungwoon col concetto di “Comunità Assoluta”. Di fronte a una medesima esperienza di orrore e paura, i cittadini riscoprirono un senso di appartenenza comunitaria che sembrava essersi perduto da tempo. Nel momento in cui la violenza dello Stato-regime produceva morti e feriti, mutilazioni e soprusi, e cercava perciò di negarle persino la dignità umana, la comunità mise da parte ogni individualismo per sperimentare un’unità spontanea, solidale e senza precedenti, articolata in un “NOI contro loro”. Una società armonica in grado di difendersi e prendersi cura di sé, che fosse quindi veramente “umana”, veramente giusta, veramente protagonista. Un’esperienza che però non era destinata a durare.

Dopo quattro giorni di scontri e la cacciata dell’esercito, la città si autogovernò per altri cinque. Quando il pericolo immediato venne meno e fu il momento di far nascere una coscienza politica, ricomparvero anche le divisioni. Operai e studenti disputavano sul da farsi, mentre il resto della popolazione a poco a poco abbandonò l’occupazione delle strutture pubbliche e tornò alle proprie case. Il 27 maggio l’esercito rientrò in città e pose fine a qualsiasi ipotesi di autonomia.

La rivolta di Gwangju costituì un atto affermativo e trasformativo, di rinascita individuale e collettiva: l’esempio di una società impostata su valori diversi, opposti a quelli sostenuti dal regime o dalla loro epoca. Fu un’esperienza indelebile per tutti coloro che la vissero, ma anche per quelli che invece non ebbero modo di parteciparvi.

Il concetto di ‘rivolta’ identifica sì qualcosa di circoscritto nel tempo e nello spazio, ma non si esaurisce lì. Scrive Furio Jesi: “La maggior parte di coloro che partecipano a una rivolta scelgono di impegnare la propria individualità in un’azione di cui non sanno né possono prevedere le conseguenze” (dal saggio Lettura del Bateau ivre di Rimbaud). In quanto “sospensione del tempo storico”, la rivolta è un’interruzione della normale quotidianità, durante la quale gli individui “scelgono”, volontariamente, spontaneamente, di dare battaglia per un ideale. Pur di “sospendere la storia” e uscirne, anche solo per poco, le persone debbono invariabilmente entrarvi e dialogarci. Dimostrare cioè di possedere quella soggettività e capacità d’azione che il movimento Minjung rivendicava con forza. La Rivolta di Gwangju costituì un ingresso nella storia per chi fino ad allora era stato invisibile.

“Gwangju 5 18” rappresenterà la svolta per una dolorosa presa di coscienza nell’intero movimento democratico sudcoreano. Un evento topico della recente storia nazionale che fino ad allora era stata percepita da molti letterati solo come “fallimentare”. Il ricordo dell’evento, da un lato minacciato dalla censura e per converso ampiamente idealizzato dagli attivisti, accompagnerà le manifestazioni e le lotte operaie per tutti gli anni ’80, sino alla fine della dittatura e all’introduzione nel Paese di un più equo sistema parlamentare.


Incappai per la prima volta nel nome “Gwangju” qualche anno addietro, per puro caso, e cercai subito materiale accademico sull’argomento. Quel nome era custodito su uno scaffale di libreria, nella sezione “Novità”, qui in Italia. La copertina del suo scrigno leggeva: Han Kang, Atti umani. Questo breve articolo è il risultato di quel fatidico incontro.

“Tempo Sospeso”: mostra collettiva dell’Associazione ARCOI

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“Tempo sospeso” è l’ultima mostra collettiva della ARCOI, associazione di artisti coreani che vivono e lavorano in Italia. In quest’anno così complesso, in cui il tempo sembra essersi fermato a causa dell’emergenza sanitaria, la mostra annuale dell’ARCOI si svolgerà esclusivamente on line, con la collaborazione dell’Istituto Culturale Coreano di Roma.

Sarà una mostra che viaggerà su due canali paralleli: sulla pagina YouTube dell’Istituto Culturale Coreano con un’esperienza a 360 gradi, e sul sito web dell’Istituto, con la possibilità di osservare le opere da vicino ed esplorare anche il catalogo digitale, scaricabile da tutti. Sperando così di intrattenere un pubblico sempre più vasto di amanti della cultura coreana, la mostra online non vuole sostituire quella in presenza, ma intende ricordare che è nei momenti di difficoltà che il gruppo si deve stringere ancora di più intorno agli stessi obiettivi, e ogni individuo può e deve contribuire a mantenere salda la società in cui vive, perché come ha detto Aristotele, “Il tutto è maggiore della somma delle sue parti”.

La mostra sarà caricata on line e visibile a partire dal 30 aprile p.v. ai seguenti link:

Sito ufficiale dell’Istituto Culturale Coreano di Roma

Canale YouTube dell’Istituto

Presentazione di ARCOI – Associazione degli Artisti Coreani in Italia

L’Associazione degli Artisti Coreani in Italia, ARCOI, nasce nel 2016 e comincia sin da subito a collaborare con l’Istituto Culturale Coreano, la cui sede a Roma ospita ogni primavera una mostra collettiva dei suoi artisti. Ne fanno parte scultori, pittrici, designer, fotografi, illustratrici e una textile artist. Molti di loro sono arrivati in Italia per completare gli studi alle Accademie di Belle Arti, e alla fine hanno deciso di restare. La ricerca artistica e umana di ciascuno di questi artisti trova ispirazione nelle loro esperienze personali, nelle difficoltà trovate lungo l’arduo percorso di una carriera artistica internazionale e nella rappresentanza dell’arte contemporanea ibrida, tra tradizione e futuro. Le loro storie sono diverse, come i loro percorsi artistici, ma quello che li accomuna non è soltanto l’amore per l’arte, ma la voglia di inclusione nel panorama artistico italiano.

Nuovo accordo tra Università per Stranieri di Siena e Busan University of Foreign Studies.

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Segnaliamo che l’Università per Stranieri di Siena ha ampliato la sua offerta di corsi internazionali tramite il Doppio Titolo/Double Degree con la Busan University of Foreign Studies (Corea del Sud), per il percorso del Master of Korean Studies/ Master of Korean Education.

Il bando di selezione sarà pubblicato entro il mese di marzo 2021. Il percorso, che riguarderà un massimo di 5 studenti per anno accademico iscritti alla Laurea Magistrale in Scienze linguistiche per la Comunicazione Interculturale, sarà attivo dall’anno accademico 2021/2022.

Referente: Prof.ssa Imsuk Jung (imsuk@unistrasi.it)

Clicca qui per maggiori info sui doppi titoli di Unistrasi.

Obangsaek (오방색), i cinque colori della cultura coreana.

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Obangsaek (오방색) è un concetto chiave della cultura e del pensiero coreano. Tradotto letteralmente, significa “colore a cinque orientamenti” e rappresenta lo spettro dei cinque colori tradizionali coreani, ovvero bianco, nero, blu, giallo e rosso.
I colori dell’Obangsaek rappresentano, come detto, cinque orientamenti: blu = est, rosso = sud, giallo = centro, bianco = ovest, nero = nord.
I cinque colori, tuttavia, sono anche associati a cinque elementi della cultura tradizionale coreana: blu = legno, rosso = fuoco, giallo = terra, bianco = metallo, nero = acqua.
Questi concetti si possono ritrovare nelle arti tradizionali, nell’abbigliamento tipico coreano e anche nel cibo.
Nel cibo ogni colore rappresenta una parte del corpo che attraverso gli alimenti trae beneficio in maniera bilanciata ed armonica. Il rosso è il cuore, il giallo è lo stomaco, il bianco i polmoni, il blu è il fegato e il nero i reni. I cinque colori del cibo coreano sono fondamentalmente un augurio di fortuna e buona salute.

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Conferenza: “The New Biden Era and the Korean Peninsula”.

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Quale sarà il nuovo approccio dell’amministrazione Biden nei confronti della penisola coreana?

Lo scorso 21 gennaio il Center for Strategic and International Studies ha organizzato la conferenza on line “The New Biden Era and the Korean Peninsula”. La conferenza ha provato a tratteggiare i futuri sviluppi delle relazioni fra Usa, Corea del Nord, Corea del Sud e gli altri attori regionali, con la partecipazione di diversi esperti coreani e americani.

Potete rivedere la registrazione dell’evento qui sopra. Buona visione!

“Venice in Seoul”, dal 3 al 10 febbraio 2021.

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L’Istituto Italiano di Cultura di Seoul ha organizzato la 9^ edizione della rassegna cinematografica “Venezia a Seoul”, con la collaborazione della Cinematheque di Seoul e della Biennale di Venezia.

Di seguito le info:

🔹Periodo: dal 3 al 10 Febbraio 2021
🔹Luogo: Seoul Art Cinema (13, Donhwamun-ro, Jongno-gu, Seoul)
🔹Ingresso: 8000 won (biglietti acquistabili presso la biglietteria di Cinematheque Seoul Art Cinema)
🔹Sottotitoli: inglese e coreano
🔹Info: www.cinematheque.seoul.kr

Film in programmazione:
1. Le Sorelle Macaluso
2. Padrenostro
3. Assandira
4. Lacci
5. Lasciami Andare
6. La verita’ su La Dolce Vita
7. I Predatori

K-Food: 감, il cachi coreano.

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Il cachi (감) è un alimento molto utilizzato nella cucina coreana. Viene consumato non solo come frutta, ma anche come ingrediente base per un tipico liquore coreano di cachi, nonché per produrre l’aceto di cachi, molto utile in cucina. Con le sue foglie, inoltre, si può fare un buonissimo e salutare té.
In Corea, il cachi essiccato (곶감) viene utilizzato anche come dessert. Attraverso la procedura di essiccazione il cachi si conserva a lungo mantenendo tutte le sue preziose proprietà nutritive. La polvere bianca che si forma sulla sua superficie dopo l’essiccazione è composta da zuccheri come fruttosio, glucosio e mannitolo. Il cachi è ricco di vitamina C (1,5 volte in più del limone e 10 volte in più della mela) e, quindi, mangiare mezzo cachi dolce è sufficiente per un apporto standard di vitamina C negli adulti. È anche efficace nella prevenzione delle malattie come il diabete, l’obesità e l’ipertensione perché è ricco di polifenoli antiossidanti. È inoltre ricco di vitamina A, utile per la salute degli occhi.
Negli ultimi anni anche l’industria cosmetica coreana lo ha rivalutato molto, soprattutto come ingrediente nei cosmetici per la cura della pelle.

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Corso di lingua coreana.

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🇰🇷 Lingua coreana 🇰🇷
L’Università per Stranieri di Siena ha organizzato per il 15 febbraio una lezione introduttiva sulla lingua coreana. La lezione è rivolta ai giovani e ai futuri studenti appassionati della lingua e della cultura coreana. Si propone un approccio di apprendimento giocoso, divertente ed efficace, che possa stimolare maggiormente l’interesse, attraverso l’ausilio di strumenti informatici come k-pop, k-drama, web-drama e applicazioni interattive (Es. Pop popping Korean).
Insegnante Jung Imsuk
Info e iscrizioni scrivendo a orientamento@unistrasi.it

La nuova amministrazione Biden: cosa cambierà con la Corea del Nord?

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La nuova amministrazione statunitense di Joe Biden ha in programma di rivedere l’intero approccio e la politica del paese nei confronti della Corea del Nord. E’ quanto affermato recentemente dal nuovo Segretario di Stato Antony Blinken.

Penso che dovremmo rivedere e intendiamo rivedere l’intero approccio e la politica verso la Corea del Nord perché questo è un problema complesso che ha riguardato una dopo l’altra tutte le amministrazioni, ed è una situazione che non è migliorata“, ha detto Blinken nella sua audizione di conferma davanti alla Commissione per le relazioni estere del Senato.

Blinken ha aggiunto che il governo inizierà esaminando tutte le opzioni a disposizione per aumentare “la pressione sulla Corea del Nord affinché si presenti al tavolo dei negoziati”, e ancora “questo inizia con una stretta consultazione con i nostri alleati e partner, in particolare con la Corea del Sud, con il Giappone e altri”.

I negoziati sulla denuclearizzazione con la Corea del Nord si sono bloccati dopo che il secondo vertice USA-Corea del Nord si è concluso senza accordo ad Hanoi nel febbraio 2019. Il primo vertice USA-Corea del Nord si era precedentemente tenuto a Singapore nel giugno 2018 tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un.

Pur rilevando la possibile necessità di aumentare la pressione sulla Corea del Nord, Blinken ha tuttavia convenuto che le sanzioni internazionali al Nord non devono danneggiare indirettamente il popolo nordcoreano. “Penso che in Corea del Nord e in altri luoghi che si trovano in situazioni simili, dovremmo avere un’idea chiara sui cittadini del paese in questione e fare il possibile per alleviare le loro sofferenze“, ha detto Blinken.

Il neo Segretario di Stato ha infine aggiunto che gli Stati Uniti cercheranno di trovare modi per fornire assistenza umanitaria al paese: “vogliamo assicurarci che tutto ciò che facciamo, abbia un occhio sul lato umanitario, non solo sul lato della sicurezza“.

 

* Nell’immagine il Presidente Joe Biden con il Segretario di Stato Antony Blinken (Ph. Reuters)

 

Chung Sang-Hwa, una figura centrale del Dansaekhwa.

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Chung Sang-Hwa (Yeongdeok, Corea del Sud, 1932) è una figura centrale del Dansaekhwa, un movimento artistico sviluppatosi nella Corea del dopoguerra caratterizzato da un approccio diverso rispetto all’astrazione modernista. Sebbene il termine si traduca letteralmente in “pittura monocromatica”, il Dansaekhwa è caratterizzato da processi piuttosto laboriosi, gesti ripetitivi e un’estetica riduzionista. Radicato nello stile informale coreano dalla fine degli anni ’50 alla metà degli anni ’60, il Dansaekhwa è emerso tra le istituzioni e le gallerie coreane solo negli anni ’70 grazie al lavoro di artisti come Park Seo-Bo, Lee Ufan, e Yun Hyong-Keun.
Nel corso della sua carriera di quasi sessant’anni, Chung Sang-Hwa ha sviluppato un singolare processo meditativo/artistico attraverso il quale applica e rimuove ripetutamente la pittura dalle sue tele, ottenendo superfici monocromatiche tattili multistrato.

Cambiamenti nel governo della Corea del Sud: nominato nuovo Ministro degli Esteri.

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Cambiamenti nel governo della Corea del Sud. Il Presidente Moon Jae-in ha scelto Chung Eui-yong, ex direttore della sicurezza nazionale al Cheong Wa Dae (la Presidenza della Repubblica), come suo nuovo Ministro degli Esteri.

Chung, ex diplomatico di carriera, ha lavorato come massimo consigliere per la sicurezza di Moon per tre anni dal lancio della sua amministrazione nel maggio 2017.
Ha avuto un ruolo chiave nel coordinamento dei rapporti tra la Corea del Sud e gli Stati Uniti. È stato anche profondamente coinvolto in questioni come la denuclearizzazione della penisola coreana e i negoziati tra Corea del Nord e Stati Uniti.

La scelta di Moon di nominare Chung come nuovo capo della diplomazia di Seoul è vista come riflesso di una spinta per rivitalizzare il processo di pace in Corea, soprattutto in occasione del lancio dell’amministrazione Biden.
Nel suo discorso di Capodanno, Moon ha promesso uno sforzo per la trasformazione delle relazioni Washington-Pyongyang e dei legami intercoreani entro la fine del suo mandato nel maggio 2022.

Il nuovo Ministro degli Esteri Chung era stato eletto parlamentare nel 2004 dopo aver lavorato presso le ambasciate del paese negli Stati Uniti e in Israele e presso la missione diplomatica a Ginevra.

Nella stessta giornata è stato anche nominato Hwang Hee, un parlamentare del Partito Democratico (DP) al governo, come Ministro della Cultura, e Kwon Chil-seung, un altro parlamentare del DP, come Ministro delle PMI e delle startup.

La base nordcoreana di Kal-gol. Report del CSIS.

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Situata a circa 52 chilometri a nord della DMZ e 125 chilometri a nord di Seoul, la base operativa Kal-gol (갈골) è una delle strutture balistiche (non dichiarate) più sviluppate della Corea del Nord.

Un nuovo report del CSIS Korea Chair utilizza immagini satellitari per esaminare le operazioni nella base e la loro possibile minaccia nella penisola e nel Pacifico.

Per saperne di più: cs.is/3obVVbS

Conferenza online sulla Corea.

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🔴 Conferenza online 🔴
Martedì 26 gennaio alle 11.30 ora italiana, si svolgerà la conferenza dal titolo “Years of Living Dangerously: The Diary of 1636 and the Manchu Invasions of Korea”, a cura della Royal Asiatic Society Korea con il Prof. George Kallander della Syracuse University.
Argomento: i rapporti fra la Corea della dinastia Chosŏn, i Ming e i Manchu e in particolare le invasioni Manchu nella penisola coreana del 1627 e del 1636.
La partecipazione è gratuita.👇
https://bit.ly/3qwpupz

Condanna definitiva per ex Presidente sudcoreana Park Geun-hye.

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La Corte Suprema sudcoreana ha confermato oggi la condanna a 20 anni per l’ex presidente Park Geun-hye in un caso di corruzione di alto profilo.

La condanna definitiva arriva dopo un appello presentato dai pubblici ministeri contro una sentenza del luglio scorso che riduceva la pena detentiva. La più alta corte del paese ha mantenuto la sentenza iniziale, inclusa una multa di 18 miliardi di won (15 milioni di dollari).

Park dovrà scontare in totale 22 anni di prigione, includendo anche una pena detentiva di due anni inflitta nel 2018 per ingerenza illegale in un processo di nomina dell’allora partito Saenuri.

Il verdetto finale di oggi ha posto fine a uno dei più grandi scandali politici della storia del paese, tre anni e nove mesi dopo essere stata incriminata per la prima volta per il caso di corruzione.

La Park è stata estromessa dal Cheong Wa Dae nel marzo 2017 a causa del suo coinvolgimento in un massiccio scandalo di abuso di potere e corruzione. È stata accusata di aver cospirato con la suo confidente di lunga data Choi Soon-sil per costringere grandi conglomerati, come Samsung e Lotte, a donare 77,4 miliardi di won a due fondazioni sotto il controllo di Choi.

La Park è stato anche incriminata separatamente l’anno successivo con l’accusa di aver accettato fondi neri per un valore di 3,5 miliardi di won da tre ex capi del National Intelligence Service (NIS) da maggio 2013 a settembre 2016.

Il Dalgona Coffee, una gustosa bevanda coreana.

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Conoscete già il Dalgona Coffee (달고나 커피)?

E’ una bevanda a base di caffè, latte e zucchero molto di moda in Corea, ma ora molto apprezzata anche all’estero. Dalgona prende il nome dall’espressione colloquiale coreana “dalgoona” che significa “sapore dolce”.  

Il Dalgona Coffee è tra i trend alimentari del 2020 ed è tra le bevande più ricercate sui social. Questa gustosa e cremosa bevanda si prepara mescolando zucchero, caffè solubile e acqua in parti uguali (circa 3 cucchiai), per poi mixarli con uno sbattitore elettrico, fino a raggiungere la consistenza di una mousse. A questo punto, la spuma viene adagiata sul latte freddo, versato nella prima metà di un bicchiere ben capiente.

Ph. Studio Kenn

L’importanza del ghiaccio sul fiume Han.

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Prima del ventesimo secolo, il fiume Han si ghiacciava molto spesso durante l’inverno. Ciò aveva l’effetto pratico di isolare Seoul dal resto della Corea. Le barche che rifornivano la città della maggior parte delle sue provviste non erano in grado di navigare tra Chemulpo (l’odierna Incheon) e Mapo e Yongsan, i due principali porti fluviali che servivano Seoul.
L’unica altra via di comunicazione tra Chemulpo e Seoul era una strada accidentata infestata da banditi, ulteriormente ostacolata dal fatto che non c’erano ponti sul fiume Han fino all’inizio del ventesimo secolo. Con i traghetti inutilizzabili, carri e persone erano costretti ad attraversare il fiume sul ghiaccio.

Per molti, tuttavia, il congelamento del fiume Han è stato un vantaggio, e in alcuni casi un aspetto molto importante della cultura coreana. I cacciatori inseguivano la selvaggina vicino ai pochi punti privi di ghiaccio dove si radunavano un gran numero di uccelli. La pesca sul ghiaccio era inoltre molto diffusa nei mesi invernali.
A giudicare dalle vecchie fotografie scattate all’inizio e alla metà del XX secolo, anche il pattinaggio sul ghiaccio era molto popolare sul fiume.

Il ghiaccio del fiume Han era, inoltre, una parte importante della cultura coreana, specialmente nei palazzi. Durante la dinastia Joseon, quando il fiume era sufficientemente ghiacciato, i taglia-ghiaccio armati di seghe uscivano e tagliavano blocchi di ghiaccio, lunghi fino a 1,8 metri, e li trasportavano su carri alle due ghiacciaie reali di Seoul, che fornivano di ghiaccio le cucine del palazzo reale e della nobiltà, ma anche le sale funerarie reali. Il ghiaccio infatti, era usato nella preparazione e conservazione del cibo, ma anche per conservare le spoglie dei defunti re e regine durante i lunghi periodi di lutto precedenti la sepoltura definitiva.

Fuori dal palazzo, invece, il ghiaccio era un lusso che poche persone potevano permettersi. I nobili avevano diritto a una certa quantità di ghiaccio in base al loro grado. C’era persino un mercato nero per il ghiaccio. Nell’inverno del 1468/1469, re Yejong represse i funzionari corrotti che contrabbandavano il ghiaccio fuori dai depositi e lo vendevano alla gente comune.

La modernizzazione ha cancellato la cultura del ghiaccio della Corea. Negli ultimi cinquant’anni il fiume Han si è ghiacciato sempre meno a causa del riscaldamento globale e la domanda di ghiaccio è ovviamente soddisfatta dai moderni congelatori e frigoriferi.

Ph. Han Young-soo

Corea del Sud-Giappone: “comfort women”, corte sudcoreana ordina risarcimento.

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(Agenzia Nova) 8 gennaio – La Corte distrettuale centrale di Seul, ha emesso una nuova sentenza di condanna nei confronti del Giappone in merito alla disputa storica sulle “comfort women”, le donne costrette alla schiavitù sessuale durante l’occupazione militare della Penisola coreana da parte delle forze imperiali giapponesi, nei primi decenni del Novecento. La nuova sentenza contempla il pagamento di un risarcimento di 100 milioni di won (circa 91mila dollari) a ciascuna donna sudcoreana ancora vivente costretta alla schiavitù sessuale durante la Seconda guerra mondiale. La sentenza è parte di una causa intentata da un gruppo di 12 ex “comfort women”, alcune delle quali sono frattanto decedute; il pronunciamento della corte aggrava ulteriormente la crisi diplomatica in atto tra la Corea del Sud e il Giappone, secondo cui le “comfort women” fornirono le loro prestazioni a pagamento e non sotto coercizione. Tokyo sostiene anche che le dispute relative al trascorso coloniale e bellico tra i due paesi siano state risolte dal trattato bilaterale del 1965, che prevedeva un risarcimento per i danni causati dal Giappone alla Corea del Sud a chiusura di ogni contenzioso tra i due paesi.

Fonte: Agenzia Nova

Danhobak-juk (단호박-죽)

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Il Danhobak-juk (단호박-죽) è un tradizionale porridge coreano a base di zucca dolce e farina di riso. Grazie alla sua lenta cottura al vapore mantiene tutte le sue qualità nutrizionali (vitamine A, C, E, potassio..) che migliorano il flusso sanguigno e il sistema immunitario. E’ un pasto ricco ma leggero. Il suo gusto dolce lo rende perfetto anche come dessert o antipasto.
Guarda il video per scoprire di più https://youtu.be/GoE6G2TYi6s

Ph. Studio Kenn

Corea del Nord: parte il congresso del Partito del Lavoro.

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Corea del Nord: è partito ieri, 6 gennaio, l’ottavo Congresso del Partito del lavoro nordcoreano. In un suo intervento, il leader Kim Jong-un si è impegnato a rafforzare ulteriormente il paese sul piano militare mettendo anche in evidenza la situazione di completo stallo nei negoziati sul nucleare con gli Stati Uniti. È quanto reso pubblico dai media di Stato della Corea del Nord.
Kim Jong-un ha evitato toni provocatori o riferimenti ad armi nucleari o al deterrente balistico del Paese: una cautela che secondo gli analisti mira ad evitare un aumento delle tensioni, anche in considerazione del clima di incertezza legato alla difficile transizione presidenziale in atto negli Stati Uniti.
Secondo l’agenzia di stampa ufficiale “Korean Central News Agency” Kim ha “ribadito la propria decisione a tutelare la sicurezza del paese e del popolo, e a garantire un ambiente pacifico per la costruzione socialista, tramite l’elevazione delle capacità di difesa dello Stato ad un livello molto più alto”.

Inaugurato il nuovo treno KTX-Eum.

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È stato inaugurato il 4 gennaio alla presenza del Presidente Moon Jae-in il KTX-Eum, un nuovo treno ad alta velocità e a basso consumo enegetico made in Korea

La Korea Railroad Corp. ha dichiarato che il nuovo treno ha effettuato il suo primo viaggio di linea il 5 gennaio, con partenza dalla stazione Cheongnyangni di Seoul e destinazione Andong.

Il nuovo treno impiega circa due ore per arrivare ad Andong da Seoul, molto meno del precedente tempo di 3 ore e 54 minuti. Ciò migliora notevolmente il collegamento tra l’area metropolitana di Seoul e la regione centrale del paese.

Con una velocità massima di 260 km/h, il nuovo treno impiega un’ora e 8 minuti da Seoul per arrivare a Jecheon, provincia di Chungcheongbuk-do, un’ora e 45 minuti per Yeongju, provincia di Gyeongsangbuk-do, e 2 ore e 3 minuti ad Andong.

Black Money di CHUNG Ji-young si aggiudica il KFPA Award

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BLACK MONEY (2019) di CHUNG Ji-young si è aggiudicato il primo premio della settima edizione dei “Korean Film Producers Association Awards”. Il film ha trionfato anche nella categoria “Miglior attore”, con CHO Jin-woong.

La pellicola narra le vicende del pubblico ministero Yang Min-hyuk, soprannominato “bulldozer” a causa dei suoi modi bruschi e diretti. Accusato di molestie sessuali da una donna, coinvolta in un caso giudiziario di sua competenza e che verrà successivamente trovata morta, cercherà di ripulire la sua reputazione avviando un’indagine che porterà a galla misteri e crimini dell’alta finanza.

Gamcheon, tra arte e cultura a Busan.

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Tetti colorati che sembrano toccare il cielo, vicoli tortuosi simili a labirinti. E’ Gamcheon, un villaggio oggi inglobato nella grande area metropolitana di Busan.

Sviluppatosi negli anni ’20 e ’30, quando l’amministrazione della città di Busan decise di trasferirvi le fasce più povere della popolazione, Gamcheon crebbe ulteriormente dopo la fine della guerra di Corea, quando vi giunsero migliaia di coreani sfollati.

Negli ultimi vent’anni il villaggio è stato oggetto di diverse operazioni di riqualificazione e nel 2009 il Ministero della Cultura ha avviato un’ulteriore progetto per trasformare il villaggio in un’area dedicata all’arte a alla cultura. Studenti d’arte, artisti professionisti e residenti hanno recuperato e decorato molti degli immobili, alcuni dei quali abbandonati da anni. Con miglioramenti alle infrastrutture, la creazione di spazi per negozi e musei e l’aggiunta di diverse dozzine di installazioni artistiche, il villaggio è rinato come il luogo più colorato e artistico di Busan, diventando una delle principali attrazioni turistiche della città.